Special » Roy Lawaetz e la serie "Global Warming"

Global Warming, di Roy Lawaetz

Roy Lawaetz e la serie "Global Warming"

La filosofia delle opere ambientaliste che l’artista caraibico ha esposto alla VI Biennale Internazionale dell’Arte contemporanea di Firenze

di Stefania Ciani, il 17/12/2007

Tra gli 840 artisti, provenienti da 76 diverse nazioni, chiamati a Firenze per esporre oltre 2.500 opere in occasione della VI edizione della Biennale Internazionale d’Arte contemporanea svoltasi recentemente alla Fortezza da Basso, per la prima volta hanno avuto una rappresentanza le Isole Vergini Americane con Roy Lawaetz. L’artista, originario dell’isola di St. Croix la più grande dell’arcipelago, ha presentato la sua serie d’opere “Global Warming”, un tributo postmoderno alle antiche popolazioni precolombiane originarie dei Caraibi che si incrocia con le successive influenze legate alla cultura europea e africana.

Il “sistema triangolare” di Lawaetz, approccio alternativo all'arte

Roy Lawaetz, che vanta numerose partecipazioni a importanti manifestazioni di stampo internazionale, è conosciuto in modo particolare per “The Modular Triangular System”, un approccio alternativo alla pittura su tela rettangolare, tipica dell’estetica occidentale. Il suo “sistema triangolare” implica non solo una nuova forma di supporto su cui dipingere ma anche una diversa finestra da cui guardare e interpretare il mondo.

A discapito della forma rettangolare, che si è imposta nelle arti raffigurative in Occidente, Lawaetz riscopre l’importanza del triangolo, proprio di grandi culture antiche come gli Egizi e, in particolare, gli Indiani Taino originari dei Caraibi. Il punto di partenza dell’artista è infatti la pietra triangolare Zemi, rappresentativa del culto di questo popolo nelle divinità naturali. La maggior parte di queste pietre sono andate distrutte con i Taino, che preferirono il suicidio di massa alla conversione al Cristianesimo dei conquistatori; ne esistono tuttavia alcuni esemplari sparsi in alcuni dei principali musei del mondo.

La cultura tribale precolombiana per denunciare il problema del riscaldamento globale

Le opere, esposte alla Biennale e presso il Bernini Palace Baglioni Hotel di Firenze, acquisiscono le credenze tribali precolombiane per esaltare una questione dei nostri giorni. Nell’opera interattiva “Atabey, Fertility Goddess”, la Dea della Fertilità (Atabey) in modo drammatico rappresenta il problema della crisi climatica globale e il fenomeno del riscaldamento, attraverso l’acqua che cola da un pezzo di ghiaccio nel ventre della terra/dea.

Crab Woman Tropical, acrilico su tela

I Taino infatti credevano che alcuni Zemi potessero procurare l’acqua e che le buone cose nella vita fossero direttamente collegate ad Atabey, la Dea della Fertilità

In “Olympic Torch Icon” la stessa tematica è affrontata tramite il simbolo dello sport, la torcia olimpica. L’artista illustra la sfida in quella che concepisce come la più importante gara di grandezza umana: bilanciare la situazione climatica mondiale. L’opera vuole anche porre una sottile questione: perché la stessa energia che l’uomo pone nel raggiungere record sportivi non è usata per restaurare accettabili parametri naturalistici?

Anche “Flowers of The Diaspora”, l’ultima di questa trilogia, mette in risalto le implicazioni dell’evoluzione naturalistica e dei cicli naturali, quali ad esempio i violenti uragani che diventano frequenti nell’epoca moderna. La velocità del vento distrugge l’eredità culturale così come la regressione artica della calotta polare si scioglie in ombre pittoriche riportate nell’opera di Lawaetz.

Un’arte che riporta l’attenzione sui temi tragici e importanti dello sfruttamento, dello sviluppo, della conversione, della conquista imperialista, del dominio e della manipolazione del pianeta, catturando i segni e i colori dei Caraibi all’interno della forma originaria di questa terra.

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader