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RAM, Cartolina pubblicitaria, cm 9 x 14. In collaborazione con il fratello Ram, autore di questa serie di cartoline pubblicitarie, Thayaht aspirava a divulgare la tuta (ed i concetti ad essa sottesa) su larga scala, realizzando un innovativo e forte battage pubblicitario

THAYAHT, l'affascinante percorso espositivo

La mostra di Prato si snoda attraverso due grandi aree di 850 mq complessivi, con più di 300 oggetti esposti al pubblico

a cura di Redazione, il 16/12/2007

Entrando nelle sale del Museo del Tessuto di Prato che ospitano la mostra “Thayaht. Un artista alle origini del Made in Italy”, il visitatore si immergerà nell’esperienza di uno dei più grandi protagonisti della moda italiana e internazionale, in un viaggio artistico unico ed irripetibile.

Sala delle collezioni storiche, piano terreno

I circa 150 oggetti presenti in questa sala presentano il profilo artistico di Ernesto Michahelles - in arte Thayaht - dagli anni della sua formazione giovanile fino ai rapporti più maturi di collaborazione con le case di moda parigine.
Punto di partenza dell’esposizione sono gli studi e i materiali connessi alla progettazione e alle tecniche di decorazione tessile – stampa a matrici lignee, tintura a riserva di colore, ricamo, applicazione di tessuto, stampa serigrafica – con cui Thayaht si è cimentato a partire dal 1916 circa e che costituiscono la base per lo sviluppo futuro dei suoi progetti di design.

Thayaht e l’atelier Vionnet

Ampio spazio è dedicato al rapporto dell’artista con l’atelier parigino di Madeleine Vionnet, una delle case di moda parigine più innovative del periodo, con cui Thayaht collabora dalla fine del 1919 fino al 1925 e che gli consentirà di esplorare molteplici linguaggi espressivi: dalle evocazioni esotiche al cubismo, dalle rivisitazioni dello stile classico alle nuove frontiere indicate dalle avanguardie.

Studi preparatori, bozzetti, disegni, fotografie dei modelli e figurini di moda

L’esposizione mostra come l’artista abbia progettato il logo della Maison, utilizzato per etichette di abiti, biglietti d’invito, carta da lettere, manifesti, disegnato motivi decorativi per stoffe e capi d’abbigliamento e progettato abiti femminili che connotano in modo inconfondibile lo stile della couturière. Nucleo centrale della sezione sono quindi gli studi preparatori, i bozzetti, i disegni, le fotografie dei modelli, i figurini di moda disegnati dall’artista e pubblicati dal 1922 al 1925 sulla prestigiosa rivista di moda parigina «Gazette du Bon Ton».

Questi documenti, alcuni dei quali inediti ed esposti in mostra per la prima volta, dimostrano l’assoluta sinergia createsi tra Vionnet e Thayaht, come testimoniano anche le riproduzioni dai fondi fotografici dell’Archivio Vionnet conservati presso Les Arts Décoratitfs, Musée de la Mode e du Textile di Parigi.
La prima parte dell’esposizione di conclude con la presentazione del profilo personale di “Thayhat - uomo” attraverso l’esposizione di alcuni oggetti del suo guardaroba, espressione altrettanto forte della sua personalità e della sua dimensione umana. Basti pensare che l’artista aveva la mania di cifrare con le proprie iniziali tutti i suoi capi d’abbigliamento rendendoli qualcosa di unico anche nella loro quotidianità.

Due i multimediali offerti al pubblico in questa sezione: il primo presenta il profilo artistico-biografico dell’artista, mentre il secondo, dotato di un audio che il visitatore può selezione sia in lingua italiana che inglese, è dedicato al rapporto tra l’artista e l’atelier Vionnet.

Sala delle mostre temporanee, piano superiore

La seconda parte della mostra è interamente dedicata ad illustrare l’impegno dell’artista per la nascita di una “Moda Italiana”, maturato alla fine degli anni Venti.
L’esposizione si apre con l’ultimo dei tre multimediali presenti in mostra: un video che documenta le tappe fondamentali che hanno portato alla nascita della moda italiana (1906 con gli abiti di Rosa Genoni all’Esposizione Internazionale di Milano – 1952 con la sfilata in Sala Bianca a Palazzo Pitti) e che evidenzia il ruolo strategico che ha avuto Thayaht in questo percorso.

I progetti degli anni Venti e Quaranta

In mostra i progetti innovativi elaborati tra gli anni Venti e gli anni Quaranta che lo connotano come uno dei primi artefici del Made in Italy grazie alla portata rivoluzionaria del suo lavoro nel panorama della moda italiana coeva. Le campagne pubblicitarie nazionali sul cappello di paglia, le dichiarazioni espresse nel suo “Manifesto della Moda Solare”, i progetti di design che sostengono il primato dell’Italia in quanto a capacità creative e produttive, le proposte più personali ed innovative per l’abbigliamento maschile e femminile pubblicate nel 1929 sulla rivista «L’Industria della Moda».
Alcuni esempi della sua produzione creativa sono i “Sandali di Firenze” e “ Sandali di Forte dei Marmi”, calzature comode e allo stesso tempo ricercate; i “guanti cennatori”, che possono agevolare l’automobilista nelle indicazioni di manovra mentre è alla guida; “Ancali”, “Toraco”, “Femorali”, progetti per l’abbigliamento maschile da spiaggia e per lo sport; il “maglione ideale”, un gilè in maglia per il tempo libero progettato come una figura geometrica al cui interno si creano degli spazi campiti da colori accesi e contrastanti.

La Tuta di Thayaht, un indumento dalla doppia anima

La mostra si chiude con la TUTA «l’abito più innovatore e ricco di futuro che la storia della moda italiana abbia mai prodotto», per cui l’artista è universalmente riconosciuto. La tuta di Thayaht è un indumento dalla doppia anima: economico, perché progettato in un momento di difficoltà legato al contesto dell’Italia del primo dopoguerra, ed aristocratico, perché ‘distingue’ chi lo indossa. L’artista è il vero interprete della ricerca di un abito totale, unico, elegante e funzionale al tempo stesso, che vuole rappresentare la Modernità, rispetto alla formalità ed alla frivolezza dell’abbigliamento dell’epoca.

TUTA: TUTA equivale a TUTTA

E’ sempre Thayaht a coniare il neologismo TUTA: TUTA equivale a TUTTA, termine che suggerisce la natura ‘totale’ dell’abito, la cui consonante mancante “si ritrova nella forma stessa della tuta che ha appunto la forma di una T”. Il progetto viene pubblicato dal quotidiano «La Nazione» nel 1920, in cui si allega anche un cartamodello per il fai da te. L’impatto sul mercato è immediato e l’indumento si afferma come l’abito più audace della Firenze dei primi anni Venti. Per Thayaht la tuta è “l’abito più innovatore e ricco di futuro che la storia della moda italiana abbia mai prodotto”, ed il suo pensiero trova conferma nella fortuna che la storia della moda gli ha riconosciuto.
Dopo l’esordio della tuta maschile, il progetto dell’artista si sviluppa e viene modulato in diverse varianti: nascono la tuta femminile, simbolo di una bellezza semplice e schietta, e la ‘bituta’, capo ancor più pratico perché diviso in due parti.

La fortuna critica della Tuta

In mostra materiali che documentano il processo progettuale di questo capo d’abbigliamento unitario in tutte le sue estensioni, affiancato da altri modelli di TUTA che illustrano la sua fortuna critica e che lo vedono impiegato nei più diversi settori e applicazioni:

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