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Abu Ghraib. Abuso di potere

29 opere di Susan Crile ispirate all’orrore del carcere iracheno

a cura di Redazione, il 15/11/2007

Ventinove opere su carta di Susan Crile, artista statunitense, ispirate dall’orrore delle foto scattate nel carcere iracheno di Abu Ghraib nel 2004. Immagini impeccabili, a un tempo durissime e lievi, che sapientemente ribaltano le intenzioni di chi aveva scattato quelle foto: non trofei di vittoria ma inqualificabili prove di brutalità, non degrado nelle vittime, ma dolente umanità.
La mostra, che apre al pubblico sabato 17 novembre, è realizzata grazie alla collaborazione con il Comune di Roma e con le Associazioni ACAT Italia (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura) e FIACAT (Federazione internazionale azione dei cristiani per l’abolizione della tortura).

Susan Crile si era già imbattuta, nel suo percorso artistico, con le conseguenze della guerra: i suoi apocalittici Fires of War , realizzati dopo un viaggio di dieci giorni nelle zone del conflitto iracheno del 1991, restituivano panorami infuocati e sterili, allucinati, senza senso.
Ora, di nuovo, la guerra. Questa volta l’insopportabile disgusto svelato al mondo intero dalle immagini dell’inferno di Abu Ghraib.

Un lavoro capace di evocare una partecipazione emotiva profonda

Susan Crile, "Private England, with prisoner on al leash / Il soldato England, con prigioniero al guinzaglio", 2005

È perfetto, dal punto di vista formale, il lavoro di Susan, con quell’uso sapiente del gesso, dei diafani bianchi per le vittime, di colori saturi e opachi per i carnefici, con quell’essenzialità e maestria del segno, con quei monocromi dai contrasti drammaticamente eloquenti. E potentemente capaci di evocare una partecipazione emotiva profonda, nel ritrovare in quei dipinti - evidenti, e palesemente richiamate – le foto di Abu Ghraib.

Le foto, come ricorda lei stessa in catalogo, sono documenti, sono prove. E, quel che è peggio, sono state scattate per dimostrare la sopraffazione e la violenza come valori positivi, l’umiliazione della vittima come segno di vittoria. Questo è per noi intollerabile. Non solo per l’abominio dei gesti ma anche per la suprema, devastante idiozia che li determina.

L’arte di Susan Crile è straordinaria perché, dell’intenzione di quei gesti e di quelle foto, a cui – pure – fa riferimento fedele, ribalta completamente il senso: restituisce umanità, identità e spessore ai corpi nudi e tormentati delle vittime. Sottolinea la greve stoltezza del carnefice pieno di orpelli – guanti, scarponi, tute mimetiche, opulenze diverse – e privo di volto.

La Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura

Susan Crile, "Hooded & Electrically Wired / Incappucciato e collegato elettronicamente", 2005

Malgrado siano passati vent’anni dalla sua ratifica metà della popolazione mondiale vive in paesi in cui la tortura è ancora praticata.
“Ai fini della presente Convenzione il termine tortura designa qualsiasi atto con il quale sono inflitti a una persona dolore o sofferenze acute, fisiche o psichiche, segnatamente al fine di ottenere da questa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che ella o una terza persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimidirla od esercitare pressioni su di lei o di intimidire od esercitare pressioni su una terza persona, o per qualunque altro motivo basato su una qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o tali sofferenze siano inflitti da un funzionario pubblico o da qualsiasi altra persona che agisca a titolo ufficiale, o sotto sua istigazione, oppure con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze derivanti unicamente da sanzioni legittime, ad esse inerenti o da esse provocate.”
[“Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura” - Art. 1 - 26 giugno 1987]

Susan Crile, accademica di successo e artista di spessore internazionale

Susan Crile nasce a Cleveland, Ohio, nel 1942. Dopo la laurea al Bennington College nel 1965, si trasferisce a New York, dove vive e lavora. Professore ordinario presso l’Hunter College di New York, ha insegnato a Princeton e alla New York University. Ha all’attivo oltre cinquanta mostre personali e alcuni suoi lavori si trovano presso le collezioni, tra gli altri, del Solomon R. Guggenheim Museum, del Metropolitan Museum of Art, del Denver Art Museum, del Brooklyn Museum, dell Hirshhorn Museum, della Phillips Collection, and del Cleveland Museum of Art.

    Scheda Tecnica

  • Susan Crile. “Abu Ghraib. Abuso di potere”
    dal 17 novembre 2007 al 6 gennaio 2008
    Inaugurazione: venerdì 16 novembre
  • Curatori:
    Maria Elisa Tittoni, Federica Pirani
  • Museo di Palazzo Mocenigo - Androne al piano terra
    Venezia, Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, Santa Croce 1992
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 10-16; chiuso lun, 25 dicembre e 1° gennaio
  • Biglietti:
    Ingresso gratuito
  • Info e prenotazioni:
    Tel. (+39) 041 5209070
    mkt.musei@comune.venezia.it
    Musei Civici Veneziani

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