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Andrea Martinucci. Glory Black Hole, exhibition view, Dimora Artica (ph Andrea Cenetiempo), serie .jpg

ANDREA MARTINUCCI. Glory Black Hole

Fino al 15 dicembre 2018 la mostra personale del giovane artista presso lo Spazio 'Dimora Artica' di Milano

di Luca Maffeo, il 26/11/2018

Dove c’è crisi c’è possibilità, diremo, reputandola necessaria; oppure la respingeremo poiché vedremo in essa la forma più alta di ottenebramento, di nullificazione della conoscenza. Ma cos’è la conoscenza? Come si può conoscere un mondo in crisi? E, soprattutto, quali sono le rimanenze di un mondo in crisi?

I lavori inediti che Andrea Martinucci (Roma, 1991) presenta nello Spazio “Dimora Artica” di Milano intercettano le labili speranze e le plurime illusioni che, volenti o nolenti, incontriamo nel mondo digitale. Nelle cabine periferiche di quella fallace sapienza che ci intrattiene su Facebook. Le opere dipinte della serie .jpeg includono scene trovate su Instagram: le immagini e la nostra reazione, il nostro ricordo momentaneo che prova a veicolarle, ad associarle al contesto più vasto di una vita, di una storia. Le scene, tuttavia, vengono man mano ricoperte da ampie campiture di acrilico che eliminano, in modo parziale o quasi totale, il dato di partenza. Come perturbato dal tempo, dal troppo uso e dall’eccessiva diffusione che ne generalizza l’originalità. L’immagine o le immagini che nel loro ricostituirsi svelano l’elemento oscuro, ora mistificato da colori squillanti e seducenti.

Una crisi epistemologica

Tra incanto e respingimento, repulsione e morbosità, oscillano le basi di una crisi epistemologica data dall’impatto con opere che giocano con l’apparenza di ciò che ultimamente non conosciamo. Il pixel, la fotografia trovata online. Il piacere che si prova, ma il gioco dell’inganno. L’impossibilità di un riconoscimento, e la possibilità della svista. La condizione indistinta tra ciò che è vero e ciò che è falso. Da un lato lo spazio espositivo interpretato come un Glory Hole (stanza erotica in cui si può godere o subire una fellatio attraverso un buco in un divisorio) e, per contro, il Black Hole visivo. In realtà l’occasione migliore dove perdita e ricostruzione, assemblaggio, memoria e dimenticanza si associano come gli estremi di una medesima esperienza che, per quanto pericolosa (la perdita potrebbe essere totale), diventa necessaria. La crisi non è dunque così negativa quando la possibilità epistemologica (conoscitiva) rimane ancorata a quei residui che, di fatto, Andrea Martinucci riporta in auge.

Fragili residui

Immaginiamo, quindi, da «queste tracce» «discontinue». Creiamo connessioni e gettiamo ponti sopra «un’armatura, ma fragilissima». Camminiamo sui «pochi sostegni» dove «rimane aperta l’incertezza» (G. Duby). Cerchiamo, pertanto, operando le nostre “costruzioni” verso l’oltre da raggiungere, passando il velo di seta con il quale l’artista divide lo spazio di Dimora Artica. Lo sfondo di Windows XP che, con una qualche ironia, costringe ad uno sforzo in più. Alla cacciata del piacere e del compiacimento. L’inizio e la sua traiettoria: lo scanning di un rinvenimento che in modi sempre differenti si ripresenta e ci guida. Per chiedere «che cosa stesse a significare l'originale, che bisogno ci fosse di trasmettere quel ricordo, chi o cosa fosse sullo sfondo della foto e in primo piano, la loro relazione l'uno con l'altro e così via» (Claudia Contu).

Scheda tecnica

  • Andrea Martinucci. Glory Black Hole
    fino al 15 dicembre 2018
  • Dimora Artica
    Milano, via Matteo Maria Boiardo 11
  • A cura di:
    Dimora Artica
  • Testo di:
    Claudia Contu
  • In collaborazione con Renata Fabbri Arte Contemporanea
  • Info:
    www.dimoraartica.com
    dimoraartica@gmail.com

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