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Andrea Barbagallo. Whale Fall

Fino al 20 ottobre 2018 la Galleria Davide Gallo di Milano ospita la mostra personale del giovane artista romano

di Luca Maffeo, il 04/10/2018

La nozione di tempo è accolta nell’arte di Andrea Barbagallo (Roma, 1994), come il mare accoglieva i resti di Urano evirato per mano di Crono. Frattaglie spermatiche sulla spuma bianca dell’acqua che davano alla luce le fattezze della bella Afrodite ancora in formazione. Anadiomene la chiamavano, generata dal seme di un dio morente e lo stillare insanguinato del suo membro reciso. Unioni biologiche, elementi fluidi uniti in assemblaggi interminabili che fissano l’istante evolutivo. A questo rimandano gli ultimi lavori del giovane artista romano esposti presso la Galleria Davide Gallo di Milano. La materia che muta, si mescola incessantemente e insorge dalle sembianze di una nuova costituzione fatta di innesti e varianti. “Whale Fall”, recita il concept della mostra, a ricordo di quegli ecosistemi che proliferano sui fondali marini quando una balena muore.

Tra natura e artificio

Se il pittore Apelle, tuttavia, alle prese con la rappresentazione di Afrodite nascente, raggiungeva l’estremo di un’opera che doveva essere zographouméne, dipinto-vivente, Andrea Barbagallo, oggi, indaga quei “movimenti” che saldano la biodiversità in forme stabili e statiche. Lo “still stand” metamorfico che incarna la scultura denominata Vanadio II (2018) coagula nel suo insieme materiali di derivazioni distinte, i quali oscillano tra l’artificio e la natura. Tra le parti organiche che, se pur presenti, trovano la genie di una fusione imprevista e coesistono con altre componenti di matrice tecnologica, create digitalmente con l’ausilio di una stampante 3D. Al di là di ogni attenzione per la figura, forse accennata o forse ancora inesistente, le opere di Barbagallo assecondano la necessità di un tempo senza ricorsività. Nessuna ripresa, nessun rimando al preesistente, ma il dato artistico concepito come in trasformazione perenne, poiché “alterato” da trapianti minimi di elementi estranei che nulla attendono se non l’invadenza di ciò che è nuovo.

Ecosistemi che consumano e ricreano

Nei quadri, disposti su due delle quattro pareti della Galleria, il compendio (Osedex, 2018). L’esibizione dell’immagine “ready made” che l’artista ridipinge completamente e graffia facendo uso di metodi che accelerano l’invecchiamento e la dilatazione del cretto. Li ricopre di terra trasfigurandone l’immagine incastonata tra cornici ad hoc, sulle quali compare l’artificio: il residuo di una germinazione organica che vive della sua stessa imperfezione, come una costante che continuamente si rinnova sotto l’influenza di agenti esterni eterogenei. L’immagine nella qualità di una vivida incognita che non stipula patti con il futuro né tantomeno imprigiona la ricerca sul lato opposto di un significato latente, delinea il lavoro di Andrea Barbagallo, indicando nell’opera “qualcosa” che “sta accadendo”. La trasformazione radicale non dimentica i retaggi, eppure asserisce nel presente il dato potenziale di quegli ecosistemi che consumando ricreano. Individuano, quindi, possibilità formali inedite sulla via di una sintesi corallina evidente.

Scheda tecnica

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