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Nature Knows No Pause, Installation views Massimo De Carlo, MIlan-Belgioioso, 2018, (Lee Ufan-Hiroshi Sugimoto), Photo by Roberto Marossi, Courtesy Massimo De Carlo Milan/London/Hong Kong

Nature Knows No Pause

Alla galleria Massimo De Carlo di Milano una mostra collettiva negli spazi di Palazzo Belgioioso dedicata al tema della Natura

di Luca Maffeo, il 25/06/2018

Cosa dica la natura all’uomo certo non si sa. Non lo si può prevedere, né tantomeno dedurre in via definitiva. Sicuri sono il fascino e il timore, la seduzione e la cacciata: la messa a distanza di un “potere terreno” che, malgrado ogni tentata sopraffazione, si manifesta, secolo dopo secolo, come un leitmotiv. Una ricorrenza ineluttabile che l’arte, con tutti i distinguo del caso, segue e ripercorre nell’azione pratica del suo evolversi. Perché, come la natura, anche l’arte si evolve; supera, dimentica, ricorda, espande il suo campo d’azione entro confini che sembrano non appartenergli. Con una mostra collettiva nella sede di Palazzo Belgioioso, la galleria Massimo De Carlo di Milano mette a fuoco il tema del rapporto tra gli esseri umani e il mondo naturale – il suo dinamismo e il suo incanto – e seleziona un corpus di opere datate tra il 1800 e il 2018. Dagli albori dell’epoca Romantica alle ultime innovazioni, con accostamenti sul lungo periodo che, a ben guardare, non sono poi così assurdi.

Lo “sforzo” della rappresentazione

Quando, infatti, qualsiasi tentativo di dominio, di ultima parola nei confronti della natura e del suo mostrarsi incontra le possibilità formali dell’arte, compare il limite. Lo “spazio” che, con buone probabilità, ancora intercorre tra l’uomo e il suo desiderio di rappresentazione: il “richiamo “ e lo “sforzo” perpetrato, sempre insoddisfatto, “di rendere presente qualcosa”.
Ma che cos’è, dunque, il “Romantico” se non la percezione di un tragico distacco? Un disegno a inchiostro (Rock Arch in Uttewalder Gund, 1800) di Caspar David Friedrich (1774-1840) è lo spunto. L’incipit per una riflessione che trova un primo termine di paragone nella fotografia “Pinon-Juniper Forest” (2012) di Hiroshi Sugimoto (1948). Un lavoro tratto dalla serie ispirata ai diorami del Museo di Storia Naturale di New York, dove, agli incombenti e melancolici paesaggi del più noto pittore di metà ‘800, fa da contraltare l’immagine distopica. La fitta presenza di una veduta che se, da un lato, pare aver “inghiottito” ogni forma di vita, dall’altro, di quella vita, ne lascia il presentimento: la parvenza di un passato di cui, tuttavia, s’intuisce la memoria

«Mantenere vivo il significato»

Mediante l’accostamento di materiali eterogenei come l’acciaio inossidabile e la pietra naturale, la scultura “Relatum” (2018) di Lee Ufan (1936) accetta la dipendenza da un gusto spiccatamente orientale, la cui impronta minimalista afferra tradizioni, ordini e armonie arcaiche. L’atto artistico diviene facoltà poetica; il lascito istantaneo che nella “Germinazione” (2005) di Giuseppe Penone (1947) si espone in tutta la sua uniformità. In un insieme di stratificazioni e sedimenti che si ripercuotono nella forma concreta dell’opera e ne scalfiscono ogni certezza. I tempi lenti di evoluzione della natura incontrano il tempo della creazione artistica; il disegno che non delinea, o se delinea, al massimo, annuncia. Stabilisce nella fissità di un’immagine l’assenza di una sintesi definitiva, come in un raro paesaggio su carta realizzato da Gerhard Richter (1932) nei primi anni ’90 (Untitled, 1992), ma per «mantenere vivo il significato, nasconderlo, modificarlo, moltiplicarlo, indebolirlo, esprimendo nel contempo finzioni e spinte in forme visivamente aggraziate» (H. Cotter). Nonostante le variabili espressive che via via segnano le differenze delle epoche, permane il ritmo, la tensione, lo status di un lavoro poetico che non vuole mai un punto fermo. Alla fine, non è sbagliato pensare che anche l’arte, come «la natura», scriveva Goethe, «non conosce pause nel suo progresso e sviluppo, e maledice ogni genere di inattività».

Scheda Tecnica

  • Nature Knows No Pause
    Gerhard Richter, Giuseppe Penone, Lee Ufan, Alexandre Calame, Francois Diday, Johan Christian Dahl, Caspar David Friedrich, Hiroshi Sugimoto
    fino al 13 luglio 2018
  • Galleria Massimo De Carlo
    Milano, Piazza Belgioioso 2
  • Orario di apertura:
    mar-sab, ore 11-19
  • Info:
    www.massimodecarlo.com
    Tel. (+39) 02 36636990
    press@massimodecarlo.com

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