Mostre » FRED SANDBACK

Fred Sandback, Untitled, 1971/1980, black acrylic yarn, 152.4x457.2x557.2 cm. Courtesy: Cardi Gallery © 2018 Fred Sandback Archive. Photo credit: Carlo Vannini

FRED SANDBACK

Fino al 6 luglio 2018, la Cardi Gallery di Milano presenta una mostra personale del maestro statunitense

di Luca Maffeo, il 31/05/2018

Pelle, filo elastico, metallo, filato acrilico, tirati uno a uno. Era sempre una questione di millimetri: di quel lieve spessore che forniva il gusto tutto minimale di un’installazione metodica. Eppure, Fred Sandback (1943-2003) non infieriva sullo spazio, né si proponeva di modificarlo al fine di rivelare una qualche sorta di potenza oscura e invisibile. Niente metafore e niente simbolismi: «Il mio lavoro non è ambientale», affermava con chiarezza, «non è illusionistico nel normale senso della parola», poiché non vi è alcun rimando, alcun trascendimento e alcuna alterità da individuare se non quella del luogo stesso. Visitando la Cardi Gallery di Milano, emerge la peculiarità di un lavoro con il quale l’artista americano ha saputo conciliare gli estremi di una statura fisica, ancora scultorea, dell’opera d’arte e la “manifestazione assente” di un’idea che conduce lo spettatore alla scoperta di nuovi riempimenti e forme volumetriche del tutto inattese. Concepite mediante un continuo frazionamento dello spazio tridimensionale.

Cercare l’essenziale

La novità che l’arte si propone di tramandare diviene dunque foggia geometrica, sedimento strutturale che quasi non si vede e che, in ogni caso, obbliga lo spettatore a muoversi di lato e di traverso, tra l’uno e l’altro filo. Quei fili insomma, quelle poche, fini cuciture complementari che tessono il nulla. L’intervallo vacuo che l’artista americano era capace di individuare nell’ampiezza di una parete; nella dimensione fisica di una distanza, da muro a muro, con la meticolosa perizia di un architetto. L’ambiente respira, si espone per quello che è senza postille di nessun tipo, assecondato dall’inventiva di un artificio-naturale che non lo destruttura, ma lo richiama delicatamente. L’arte designa, cede la sostanza di un tracciato lineare nella particolarità di un corridoio, tra gli estremi dell’angolo di una sala, vagliando l’insondabile. È «Come quando si mangia un carciofo», diceva Sandback, «si inizia a pelare via l’esterno fino a che non rimane nulla, si cerca l’essenza di qualcosa».

Fred Sandback, Installation View at Cardi Gallery, 2018, Milan.Courtesy: Cardi Gallery © 2018 Fred Sandback Archive. Photo credit: Carlo Vannini

Il bisogno di una seggiola

Compartizioni modulari, interruzioni chirurgiche che regolano piani e dimensioni sono ancora matrici indistinguibili. Le vie predominanti non mediante, con le quali Fred Sandback si assumeva l’onere di “rivedere” ciò che esiste. Sezioni, intervalli, contrappesi, avvicinano lo spazio, favorendo la probabile “mise en abîme” di aree circoscritte che ora, più che astrarre gli interni, li nominano localizzandoli.
Gli interni, certo, che l’artista definiva «elusivi», che a volte «non si possono nemmeno vedere», nei quali entrava esclusivamente accompagnato da una borsa in pelle. Con gli strumenti a portata di mano, si muoveva «leggero ed era chiaro che fosse orgoglioso della semplicità e indipendenza con cui lavorava». Consapevole della raffinatezza di un pensiero dettato da un’attenta riflessione, per un’opera che poteva essere portata a compimento senza particolari esigenze, ma che richiedeva, invece, l’oggetto all’apparenza più innocuo. Quando gli domandarono, infatti, «di cosa avesse bisogno per comprendere lo spazio, la sua architettura e la sua planimetria, lui rispose con un sorriso: “Una seggiola, grazie”».

Scheda Tecnica

  • Fred Sandback
    fino al 6 luglio 2018
  • Cardi Gallery
    Milano, corso di Porta Nuova 38
  • In collaborazione con:
    Estate of Fred Sandback
  • Catalogo illustrato; testo di Germano Celant
  • Orario di apertura:
    lun-ven 10-19
    sab su appuntamento
  • Info:
    www.cardigallery.com
    t. (+39) 02 45478189
    mail@cardigallery.com

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