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Damien Hirst, Mickey. Photographed by Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS 2017.

DAMIEN HIRST. Treasures from the wreck of the unbelievable

Fino al 3 dicembre 2017 l’esposizione veneziana dell’artista inglese presso la doppia sede della Pinault Collection

di Luca Maffeo, il 30/10/2017

È certo fastidioso Damien Hirst (Bristol, 1965); megalomane; clown tragico di un tempo in cui è possibile fare tutto e perfino senza dire nulla. Fatto sta che i media non lo aiutano! Ne parlano come il fenomeno del momento, tuttavia “mediando” ben poco di quel che andrebbe mediato. Soggetto, povero lui, di una carestia critica (o tutt’al più d’informazione) che spinge con foga eccessiva verso la platea dei rumors popolari; verso la nomea storica, alla quale, forse, è ancora presto fare accenno.
Eppure da dire ci sarebbe molto, in primis contando la minuzia con la quale l’artista si ripresenta sulla scena italiana e internazionale per la sua ultima esposizione da luna park. Il pubblico – malevolo o compiacente – ci va, entra, fa la fila, incuriosito dal gigantismo maestoso di una mostra che occupa 5000 metri quadrati, allestita a Venezia tra Palazzo Grassi e Punta della Dogana. Le due sedi della Pinault Collection entro le quali Hirst si inscrive quale “Big” della nuova era post novecentista, come già prima di lui Urs Fischer (2012), Rudolf Stingel (2013), Martial Raysse (2015) e Sigmar Polke (2016). Con un manto di novità che, gradito o non gradito, riesce di per sé a far riflettere su temi sempre incerti e paradigmatici inerenti alla narrazione e all’invenzione.

Il naufragio dell’Apistos

Mostra di lunga gestazione che Hirst ha escogitato affidandosi al racconto leggendario di una collezione di manufatti, gioielli, sculture colossali e aurei oggetti di devozione, raccolta tra la metà del I secolo d.C. e l’inizio del II secolo d.C. da un liberto di Antiochia noto sotto il nome di Cif Amotan II. In viaggio per Asit Mayor, luogo nei cui pressi il liberto aveva fatto costruire un tempio in onore al dio Sole, la collezione andò perduta a causa del naufragio dell’Apistos (unbelievable/incredibile), vascello sul quale era stata caricata. Damien Hirst, traghettando il reperto di secolo in secolo, lo espone senza alcun auspicio di veridicità e attendibilità storica. È dunque incerta la provenienza dei resti, le cui fattezze paiono quale mescida di robotica, fumettistica e ornamento antico, ora ritrovati sotto l’egida di un “fake” d’alto mare. Ma che importanza avrebbe sapere se sia il vero tesoro di Amotan? Per quale fanatico motivo avremmo dovuto cercarlo? E soprattutto, pensando di potere entrare anche solo per un momento nella testa di Hirst, in quale modo (forma-immagine) lo conosciamo oggi? Corallo calcificato (Unknown Pharaoh, 2017); rudimento aggraziato e un poco kitch che si spende nell’immediato presente di una “mise en place” «fisica, materiale e tangibile». La cui «percezione», come afferma Martin Bethenod, direttore di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, «avviene attraverso la narrazione, la finzione, il potere di credere radicato in ogni essere umano».

Damien Hirst, Demon with Bowl (Exhibition Enlargement). Photographed by Prudence Cuming Associates © Damien Hirst and Science Ltd. All rights reserved, DACS/SIAE 2017.

L’invenzione di una leggenda inverosimile

Demoni di proporzioni mastodontiche, maschere, teschi di esseri mitologici, busti e… perché no, c’è pure Michey Mouse! Anch’esso trovato, come Hirst “documenta”, nel 2008 al largo della costa orientale dell’Africa? (Demon with bowl; Skull of a Cyclops; Michey, 2017) Comunque riepilogo oggettuale di un tesoro reale e per di più fittizio; di origini e provenienze diversissime che, dall’eclettismo delle fonti cui si ispira, trae la più consapevole rinuncia. La certezza della non ovvietà del manufatto, poiché, se pur riconoscibile, questo si espone come un ready made corrotto dall’erosione del tempo e dalle conseguenze di una lunga permanenza sottomarina. Un tesoro recuperato e mai restaurato del tutto, necessità di una storia di dubbia origine (oppure futura) collocata nel tempo fermo di una mutazione ancora in corso.
Malgrado la gloria e la fama, la Star tanto chiacchierata del panorama artistico mondiale crea la sua poetica avvalendosi di tutti i mezzi che gli sono consoni, dalla scultura al video, e dall’installazione al disegno. Hirst, per l’artista qual è, “inventa”, ovvero “rinviene” dal fondo del mare (come suggerisce il termine francese “invention”) le crostacee vestigia di una leggenda inverosimile, immaginandola.

Scheda Tecnica

  • Damien Hirst. Treasures from the wreck of the unbelievable
    fino al 3 dicembre 2017
  • Curatore:
    Elena Geuna
  • Palazzo Grassi-Punta della Dogana
    Venezia
  • Catalogo:
    Marsilio Editori-Other Criteria
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 10-19
    martedì chiuso
  • Info:
    PCM Studio
    Tel. (+39) 02 8728 6582
    press@paolamanfredi.com
    www.palazzograssi.it

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