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Paolo Brambilla, Capriccio, Exhibition View, project-space, Museo Ettore Fico, 2017, Foto: © Beppe Giardino

Paolo Brambilla. Capriccio

Il Museo Ettore Fico di Torino ospita la mostra del giovane artista milanese

di Luca Maffeo, il 26/07/2017

Parte da semplici disegni Paolo Brambilla (Lecco, 1990), scovati qua e là da diverse fonti sul web. Non ne fa uno studio, né li tratta filologicamente al fine di recuperarne modi e significati. Crea tutt’al più oggetti e installazioni site-specific che ad un primo colpo d’occhio traducono gli sfarzi di un barocchismo eccessivo. Forme a volute, incisioni grafiche su specchi e superfici lisce di animali e giochi simbolici, di cui – come scrive nel testo che accompagna la mostra Niekolaas Johannes Lekkerkerk – «l’estetica ornata ed esuberante» si richiama in «un insieme (apparentemente) congruente» (Gagagator; Frescogarden, 2017). Lavorando tra il project-space, il bar e la terrazza del Museo Ettore Fico, Paolo Brambilla “sfoga” il proprio “Capriccio”; rielabora quindi motivi artistici preesistenti ed eterogenei, quali elementi chiave di libere e inedite associazioni formali, stratificate nelle opere «seguendo la propria fantasia».

Paolo Brambilla, Gagagator, 2017, stampa digitale su plexiglass, 30x43 cm, © l'artista e Galleria Massimodeluca

La curiosità che non taglia via niente

Forme “strane”, di possibile riscontro, o che si lasciano riconoscere senza farsi mai comprendere appieno; frutto più che altro di una «curiosità che non taglia via niente». Questo mi diceva l’artista durante una conversazione, esprimendo il suo interesse per le fasi di trasformazione che un segno d’arte può assumere nel tempo. Nella dimensione «a-logica» (N.J. Lekkerkerk) di un lavoro dai tratti scherzosi e, per così dire, poco funzionali, ma certo già indicativo della voglia di mettere mano: modellare, interessarsi, pattuire di nuovo un dialogo con elementi che forse non hanno più alcuna importanza. Dai disegni trovati nasce dunque lo spunto per una ri-creazione che è al contempo ludica e concettuale; impressa nelle figure eccentriche di esseri organici quali “Skulp”, oppure “PP” (2017), una scultura fatta di creta, pittura e innesti in pvc.

Nessuna gerarchia

«Non esiste alcuna gerarchia; tutto può dire di come si guarda», continua a raccontarmi Paolo Brambilla. Fa riferimento alle temporanee scenografie di Disneyland, agli “inutili divertissement” popolari che di tanto in tanto suscitano il merito del nostro interesse. Ma non è poi vero che sono i desideri inutili quelli che ci rendono umani? Los Caprichos di Goya perdono ogni allusione storico-figurativa nell’installazione sulla terrazza del MEF (Goya’s SPA, 2017). Sono semplici tubi in alluminio che emanano profumi; scanzonate strutture ad arco semplicemente “déco” e oggetti bizzarri al di fuori di qualsiasi senso pratico. Chiara manifestazione del fascino dell’artista per quei disegni incontrati su internet, e magari senza più alcun valore. Li altera, li converte, poiché, afferma, «ne sono calamitato. Essi creano in me una complessità della realtà». Come se ideasse senza scopo, senza una finalità, dalla quale tuttavia sarà possibile che trapeli un alcunché di ordinato. «Gli uomini sono strani», costatava il personaggio Visione nel film The Avengers-Age of Ultron, «credono che l’ordine e il caos siano in qualche modo opposti e cercano di controllare ciò che non si può. Ma c’è grazia nei loro fallimenti». In quelle azioni effimere che ancora restano da capire fino in fondo.

Scheda Tecnica

  • Paolo Brambilla. Capriccio
    Fino al 17 settembre 2017
  • MEF – Museo Ettore Fico
    Torino, Via Francesco Cigna 114
  • Testo Critico:
    Niekolaas Johannes Lekkerkerk
  • Orario di apertura:
    mer-ven 14-19; sab-dom 11-19; Chiusura estiva 1-31 agosto
  • Info:
    info@museofico.it
    MEF – Museo Ettore Fico

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