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Miroslaw Balka, Common Ground, 2013/2016. Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy dell’artista; Juana de Aizpuru Gallery e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto: © Attilio Maranzano

Miroslaw Balka. Crossover/s.

Fino al 30 luglio 2017 presso l’Hangar Bicocca di Milano la prima retrospettiva italiana dell’artista polacco

di Luca Maffeo, il 05/07/2017

Corossover/s è un percorso immersivo pensato ad hoc per gli ampi spazi dell’Hangar Bicocca, comprensivo di quindici opere che rivisitano il lavoro di Miroslaw Balka (Varsavia, 1958), così come egli lo aveva impostato all’inizio degli anni Novanta. Periodo in cui l’artista polacco abbandonava le forme antropomorfe per iniziare una nuova traiettoria fatta di oggetti simbolici e situazioni espositive che alludono alla presenza umana senza mai raffigurarla. Dove dunque lo spettatore non è più solo “spettante”, ma nemmeno è costretto a modificare l’opera incedendo verso di essa. Guarda, coglie, capta, forse comprende qualcosa che non aspetta altro che essere decifrato. Mediante l’uso di materiali comuni come acqua, sale, legno, acciaio, cenere e sapone, Balka invita ad un continuo attraversamento – da una situazione all’altra – nel ricordo che «il visitatore non è soltanto occhi, ma anche corpo che cammina nello spazio». Risulta chiaro così che oggi l’arte debba investire tutto il campo dell’esperienza umana. La storia lo pretende, l’attualità lo conferma. La persona può ancora constatare qualcosa che abbia la pretesa di portare la verità; pur sapendo che essa, insegnava Benjamin, «non è un’esplicitazione che distrugga il mistero, bensì un rivelazione, che gli rende giustizia».

Miroslaw Balka, Cruzamento, 2007 (particolare). Veduta dell’installazione, Pirelli HangarBicocca, Milano, 2017. Courtesy dell’artista e Pirelli HangarBicocca, Milano Foto: © Attilio Maranzano

Ricordi personali e memoria collettiva

Sta di fatto, quindi, che l’imponente fontana che dà vita a Wege zur Behandlung von Schmerzen (2011); oppure Soap Corridor (1995), un corridoio rivestito di sapone, sono “luoghi” che contribuiscono al coinvolgimento del riguardante attraverso la sua dimensione fisico-sensoriale. Immagini che appartengono alla biografia dell’artista, e insieme offrono l’unicità di un’esperienza espositiva che trova il suo centro nel tempo di percorrenza necessario alla fruizione. In altre parole, Balka attiva le reminiscenze di una storia che certo lo riguarda in prima persona, ma nelle quali è innestato il segreto profondo di una quotidianità anche domestica che in realtà già contiene gli argomenti più essenziali di una memoria collettiva, di ricordi remoti e possibili violenze (Blue Gas Eyes, 2004). Con questa coscienza nascono lavori quali Common Ground (2013-2016), un’installazione composta di zerbini raccolti dalle abitazioni di una via di Cracovia, in cui l’oggetto d’uso è innalzato al suo valore simbolico. «Quando realizzo un’opera» dice «e la porto nello spazio, è come un bagaglio smarrito»; chiunque può decidere di «aprirlo dopo esserselo portato a casa o sulla panchina della stazione e guardarci dentro come la scatola di Marcel Duchamp».

Arte e responsabilità

L’arte perciò non è pura estetica, né riguarda in modo esclusivo la forma che di volta in volta un‘opera assume. L’estetica è invece un’esperienza che implica la responsabilità sia del pubblico, sia dell’artista. Le opere – dichiara – «non sono solo l’affermazione dell’ego di Miroslaw Balka, ma riguardano l’ego di tutti noi, come individui, e il dialogo tra il singolo e la pluralità». Fatto che non può mai essere ridotto alla semplice spiegazione di ciò che si comprende o non si comprende di un’esposizione. Come è sicuro che l’arte non deve né può sottostare alla canonica ripetizione di una formula che veicola definitivamente un significato. Non vi è piuttosto alcuna distanza tra l’opera e chi la osserva, in quanto – scriveva nel 1919 il filosofo russo Michail Michajlovič Bachtin (1985-1975) – «di ciò che ho vissuto e compreso nell’arte, io devo rispondere con la mia vita, perché tutto ciò che è stato vissuto e compreso non rimanga in essa inattivo […] l’arte e la vita non sono una cosa sola, ma devono diventare in me “uno” nell’unità della mia responsabilità».

Cruzamento

Camminando tra i bracci di una struttura metallica a forma di croce (Cruzamento, 2007), o all’interno di un buio corridoio che sembra condurre in un luogo posto fuori dal perimetro espositivo (200x760x550 The right path, 2008-2015), lo spettatore si addentra nel corpo della mostra, spostandosi da un oggetto all’altro e da un’installazione all’altra. È necessario pensare, interpretare, riflettere… credere di essere tra i versi di una poesia. «E la poesia non è come la prosa», suggerisce Blaka in una videointervista per l’Hangar Bicocca. Perchè «si tratta di leggere tra gli spazi, tra le parole e le pause nel testo».

Scheda Tecnica

  • Miroslaw Balka. Crossover/s
    fino al 30 luglio 2017.
  • Pirelli Hangar Bicocca
    Milano, Via Chiese 2
  • Curatore:
    Vicente Todolí
  • Catalogo:
    Mousse Publishing.
  • Orario di apertura:
    gio-dom 10-22
  • Info:
    Tel. (+39) 02 66111573
    info@hangarbicocca.org
    Pirelli Hangar Bicocca

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