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Keith Haring, Unfinished painting, 1989, acrilico su tela, 100x100 cm, collezione privata © Keith Haring Foundation.

Keith Haring. About Art

Fino al 18 giugno 2017 il Palazzo Reale di Milano presenta 110 opere dell’artista americano, alcune di esse esposte in Italia per la prima volta

di Luca Maffeo, il 25/05/2017

Già nelle prime pagine dei suoi “Diari”, Keith Haring (Reading, 1958 – New York, 1990) metteva in luce tutte le sue ansie per un lavoro che sembrava non avere mai fine.
Cercava, l’artista americano, e ha continuato a farlo durante tutta la sua breve ma intensa carriera. “Credo di avere paura di sbagliare”, scriveva il 29 aprile 1977, perché “mi confronto continuamente con gli altri, con altre esperienze, con altre idee”. Una piccola affermazione, se si vuole, ma che costringe tuttavia a prendere sul serio ogni graffito che si vede per strada. Quella strada che Haring, ancora molto giovane, aveva cominciato a invadere di disegni illegali e nello stesso tempo così curiosi e precisi, in tratto e segno, da divenire una delle prime maniere di Street Art degna di entrare nel regno, orami multiforme, dell’opera d’arte.

La narrazione di ciò che è perenne

Aveva 32 anni quando l’AIDS se l’è portato via, eppure lavorava senza sosta, come se il tempo non gli bastasse…doveva creare, doveva capire… “Non posso morire”, esclamava, “ho ancora troppo da fare”. Uno dei 110 dipinti esposti a Palazzo Reale è datato 1989; Unfinished painting; non finito, completo solo nel riquadro in alto a sinistra che contrasta con il resto della tela bianca. È una “sospensione” scrive Gianni Mercurio che “apre alla narrazione” di ciò che è “perenne, immortale”. Esempio lampante di come l’artista concepiva sé in rapporto con il mondo; il suo mondo che sorgeva dall’elettronica e dalla TV, dai cartoni animati e dal fumetto. Epoca gioiosa, goliardica, imbastita di una spensieratezza che con Haring, (ma con Basquiat, anche, e con il primissimo Barceló) si illumina di dramma (Saint Sebastian; Untitled, 1984). Della consapevolezza di un limite, fisiologico e concettuale, che nella ricerca particolare degli artisti indirizza verso nuove strade; verso la voglia di riaprire e ridiscutere ogni traiettoria intrapresa. E “forse – continuava Haring – per il crudele semplice fatto della morte”.

Keith Haring, Untitled, 1986 Olio e acrilico su tela 243,8 x 243,8 cm Collezione Emmanelle e Jérôme de Noirmont, Parigi Keith Haring © Keith Haring Foundation

Il confronto con la Storia dell’Arte

L’esposizione inoltre non preclude la possibilità di cogliere quei nessi, piccoli o grandi che siano, con l’arte della storia, recente e più antica. Era interessato sì, e considerava il suo lavoro come il semplice anello di una catena che annodava il prima con il dopo. Nel suo presente in cui trovano spazio i più vari riferimenti: dall’arte tribale alla cultura etnografica, fino all’Art Brut e Jackson Pollock. Sempre mediante un linguaggio figurativo sintetico, quasi calligrafico. Una sorta di scrittura simbolica personalissima con la quale prendeva forma “l’arte come testimonianza di una verità che pone al centro l’uomo e la sua condizione sociale e individuale” (G. Mercurio). Non disturba perciò poter riassaporare quelle medesime impressioni che si avrebbero osservando il “Giardino dell’Eden” di Hieronymus Bosch (Untitled, 1986), accostate adesso a immagini Pop. (Untitled, 1985) e dipinti realizzati con Paintbox – un software che gli permetteva di creare immagini al computer. Disegni lineari, continui e mortali come il filo della Parca; e certo elementi visivi di un’attività artistica immaginata quale “parte necessaria di una ricerca senza fine”.

Scheda Tecnica

  • Keith Haring. About Art
    Fino al 18 giugno 2017
  • Curatore:
    Gianni Mercurio
  • Palazzo Reale
    Milano, Piazza del Duomo 12
  • Promossa e prodotta da:
    Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, Giunti Arte mostre musei e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE
  • In collaborazione con:
    Madeinart e Keith Haring Foundation
  • Catalogo:
    GAmm Giunti in Coedizione con 24 ORE Cultura
  • Orari di Apertura:
    lun 14.30-19.30; mart, mer, ven e dom: 9.30-19.30; giov, sab: 9.30-22.30
  • Uffici Stampa:
    CLP Relazioni Pubbliche
    Anna Defrancesco, tel. (+39) 02 36 755 700
    anna.defrancesco@clponline.it
    CLP Relazioni Pubbliche

    Ufficio stampa Comune di Milano
    Elena Conenna
    elenamaria.conenna@comune.milano.it
  • Info:
    Palazzo Reale
    Sito web della mostra

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