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David LaChapelle. Nativity, 2012 © David LaChapelle

David LaChapelle. Lost + Found

Per la prima volta al mondo in esposizione New World, 11 opere di uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei.

a cura di Redazione, il 06/04/2017

Si inaugura mercoledì 12 aprile alla Casa dei Tre Oci di Venezia e potrà essere visitata fino al 10 settembre 2017, una grande monografica di uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei, David LaChapelle. L’esposizione, curata da Reiner Opoku e Denis Curti, organizzata da Fondazione di Venezia e Civita Tre Venezie, presenterà oltre 100 immagini che ripercorrono la carriera dell’artista statunitense, dai primi progetti in bianco e nero degli anni novanta fino ai lavori, solo a colori, più recenti, opere divenute in gran parte iconiche e che gli hanno garantito un riconoscimento internazionale da parte di critica e pubblico.

In anteprima mondiale la serie New World

Come grande novità, la rassegna, prima monografica di LaChapelle a Venezia, propone l’anteprima mondiale di New World, una nuova serie realizzata negli ultimi 4 anni. Sono 11 fotografie che segnano il ritorno alla figura umana e che ruotano attorno a temi come il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima. La serie inedita di New World segna il ritorno di LaChapelle alla figura umana. Il progetto, che verrà presentato in anteprima a Venezia, ha richiesto 4 anni di lavoro. I temi centrali sono il paradiso e le rappresentazioni della gioia, della natura, dell’anima, cercando la modalità per fotografarle in natura. In questo, LaChapelle dichiara di essere stato ispirato da Odilon Redon, pittore francese di fine ‘800 - inizio ‘900, visto al Musée d’Orsay, William Blake, e, ancora una volta, Michelangelo e Michael Jackson. Altra fonte d’ispirazione, la musica di Pharell Williams e in particolare, la sua canzone “Happy”. Con queste fotografie LaChapelle si pone come fine quello di riflettere su questioni metafisiche come il viaggio dell’anima dopo la morte, la gioia e le rappresentazioni del paradiso.

David LaChapelle. Once in the Garden (1), 2014 © David LaChapelle

Il percorso dell’artista negli ultimi 30 anni

Osservando il percorso compiuto da LaChapelle negli ultimi 30 anni, si scopre come la sua fotografia si nutra da una parte del rapporto privilegiato con le riviste e la pubblicità, dove le icone della moda e dello star system agiscono come materia grezza per l’ispirazione, dall’altra parte della pratica creativa di esprimere la propria visione del mondo per immagini, influenzata senza dubbio dalla generazione di giovani artisti a lui coetanei, formata da Andy Warhol. “Dalle viscere più profonde del complesso sistema della comunicazione, dell’advertising e dello star system - afferma Denis Curti, LaChapelle inizia a considerare l’”icona” il seme vero di uno stile che si fa ricerca e contenuto; nella Pop Art, trova l’ispirazione per riflettere sull’infinita riproducibilità dell’immagine; nel fashion e nel merchandising l’eccesso di realismo e mercificazione che, appunto, si converte in sogno”.

LaChapelle e Andy Warhol

Il percorso espositivo prende avvio dagli anni novanta, quando Andy Warhol gli offre il suo primo incarico professionale fotografico per la rivista Interview. È in quel periodo che LaChapelle riflette sulle possibilità comunicative e divulgative dell’editoria, incredibilmente legate alla Pop Art. Le sue fotografie denunciano le ossessioni contemporanee, il rapporto con il piacere, col benessere, con il superfluo e con una sfrenata esigenza di apparire. Il tutto ammantato da colori elettrici e superfici laccate, e caratterizzato dalla presenza ricorrente di un nudo sfacciato e aggressivo. I soggetti sono le celebrità, da Michael Jackson a Hillary Clinton, da Muhammad Ali a Jeff Koons, da Madonna a Uma Thurman, da Andy Warhol a David Bowie, le cui immagini sono utilizzate come merce prodotta in serie, consapevolmente sacrificata sull’altare del sistema fondato sull’icona.

LaChapelle e la Cappella Sistina

Il punto di svolta che segna il passaggio a una nuova fase della sua ricerca della sua evoluzione artistica è il viaggio a Roma del 2006. È in quest’occasione che, visitando la Cappella Sistina, rimane folgorato dagli affreschi di Michelangelo e dai fasti del potere religioso, che lo condussero ad abbracciare la monumentalità e la grandiosità del Rinascimento italiano. Proprio il Diluvio universale di Michelangelo gli suggerì la creazione di The Deluge (Il Diluvio), in cui i rimandi al capolavoro michelangiolesco si mescolano ai marchi della società consumistica e alla bellezza ostentata dei corpi nudi. La mostra prosegue con After the Deluge, fotografie che mostrano una realtà in cui tutti gli oggetti e i simboli del mondo attuale vengono sommersi e Awakened, in cui ritrae persone immerse in acqua in uno stato embrionale: una sorta di resurrezione dopo il diluvio.

David LaChapelle. The First Supper, 2017 © David LaChapelle

Tra sacro e sacrilego

Dopo il 2006 LaChapelle inizia a lavorare per serie fotografiche. Benché nascano autonomamente, ciascuna di esse si lega all’altra con una evidente coerenza, in un sottile equilibrio tra sacro e sacrilego, alternando soggetti differenti sul tema condiviso della Vanitas. Infatti, se in Earth Laughs in Flowers questo motivo è trattato attraverso la bellezza dei fiori appassiti, in Still Life viene rappresentato da una serie di statue di cera distrutte dai vandali che riproducono le sembianze di alcune stelle hollywoodiane. Nel corso della sua carriera, l’artista statunitense non ha certo trascurato il confronto con la fotografia di paesaggio, che diventa un suo ambito artistico a partire dal 2013. A Venezia saranno esposte alcune fotografie appartenenti al ciclo Gas Station and Land Scape, nelle quali ricostruisce modelli di impianti petroliferi e stazioni di rifornimento in scala, attraverso materiali riciclati, come cartoni delle uova, schede madri per computer, bigodini, cannucce e altro. Negli allestimenti più elaborati LaChapelle ha fotografato questi piccoli plastici nella foresta pluviale di Maui, nel deserto e lungo la costa californiana. È proprio per queste sue oniriche raffigurazioni della realtà, che la critica lo ha definito “Il Fellini della Fotografia”.

Note Biografiche

David LaChapelle (Fairfield, 1963) è famoso a livello internazionale per il suo eccezionale talento nel combinare un’originale estetica iperrealistica con profondi messaggi sociali. La sua carriera fotografica è iniziata negli anni Ottanta quando LaChapelle cominciò a esporre le sue opere d’arte nelle gallerie di New York.
Dopo aver frequentato la North Carolina School of Arts, si trasferì a New York dove si iscrisse alla Art Students League e alla School of Visual Arts. Grazie a mostre in galleria come 303 Gallery, Trabia McAffee e altre, il suo lavoro attirò l’attenzione di Andy Warhol, che gli offrì il suo primo incarico fotografico professionale. Le sue fotografie di personaggi famosi su "Interview" furono accolte positivamente e ben presto LaChapelle si ritrovò a fotografare per svariate testate di prestigio e a creare alcune delle campagne pubblicitarie più memorabili della sua generazione. Dopo essersi affermato nel campo della fotografia contemporanea, LaChapelle ha ampliato il suo lavoro a comprendere la regia di video musicali, eventi teatrali dal vivo e documentari. Ha all’attivo la regia di video musicali per artisti come Christina Aguilera, Moby, Jennifer Lopez, Amy Winehouse, Britney Spears e No Doubt. Il suo lavoro per il palcoscenico comprende The Red Piano di Elton John, lo spettacolare show del Caesars Palace che ha ideato e diretto nel 2004. Il crescente interesse per il cinema lo ha portato a realizzare il cortometraggio documentaristico Krumped, premiato al Sundance, da cui ha sviluppato il film RIZE, acquistato per la distribuzione in tutto il mondo da Lion’s Gate Films. La pellicola è uscita nelle sale degli USA e di 17 paesi diversi nell’estate del 2005 con enorme entusiasmo della critica, ed è stata scelta per aprire il Tribeca Film Festival 2005 a New York. Negli ultimi anni LaChapelle è tornato alle origini, esponendo le sue opere in alcune delle gallerie e dei musei più prestigiosi al mondo. Hanno accolto il suo lavoro gallerie come la Paul Kasmin Gallery di New York, la Jablonka Galerie di Berlino, la Robilant + Voena Gallery di Londra e la Maruani & Noirhomme in Belgio e istituzioni come il Museo de Arte Contemporáneo in Perù, il Palazzo delle Esposizioni di Roma e Palazzo Reale a Milano, il Barbican di Londra e la Helmut Newton Foundation a Berlino.

Scheda Tecnica

  • David LaChapelle . Lost + Found
    Dal 12 aprile al 10 settembre 2017
    Inaugurazione: martedì 11 aprile, ore 11
  • Curatori:
    Reiner Opoku
    Denis Curti
  • Casa dei Tre Oci
    Venezia, Fondamenta delle Zitelle, 43 - Giudecca
  • Orario di apertura:
    Lun-mer-giov-ven-sab-dom ore 10–19; mar chiuso
  • Biglietti:
    Intero €12; ridotto € 10 (studenti under 26 anni, over 65, titolari di apposite convenzioni); ridotto speciale € 8 (gruppi superiori alle 15 persone); ridotto famiglia € 24 (2 adulti + 2 under 14); ridotto scuole € 5; Gratuito (bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tessera, guide turistiche)
  • Ufficio stampa:
    CLP Relazioni Pubbliche
    Anna Defrancesco
    Tel. (+39) 02 36755700; Mob. (+39) 349 6107625
    anna.defrancesco@clponline.it
    CLP Relazioni Pubbliche

    Ufficio stampa Civita Tre Venezie
    Giovanna Ambrosano
    Tel. (+39) 041 2725912; Mob. (+39) 338 4546387
    ambrosano@civitatrevenezie.it
  • Info:
    Tel. (+39) 041 24 12 332
    info@treoci.org
    Casa dei Tre Oci

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