Mostre » Darsena Residency#2

Agostino Bergamaschi. L'intervallo tra due galassie, 2016, vetro, 180x140 cm, Courtesy l'Artista e Galleria Massimodeluca

Darsena Residency#2

Fino al 5 novembre 2016 alla Galleria Massimodeluca di Mestre la mostra conclusiva della seconda edizione della residenza d’artista Darsena Residency

di Luca Maffeo, il 11/10/2016

Lungo i margini della storia e tolta la progressione di una lettura postuma, quanto rimane dell’arte è il suo darsi in un tempo che supera la semplice nozione di presente. Darsena Residency è innanzitutto un luogo, uno spazio fisico e una «circostanza di collisione tra la dimensione della vita privata, critica e sociale». Un “dove” hic et nunc, la cui sottile motivazione – stando alle parole dei coordinatori del progetto di residenza, Paolo Brambilla e Stefano Cozzi – è da ritrovare «sul modello dei modi e dei tempi della progettualità artistica». Ora non più serrata tra le maglie di una categorizzazione stilistica fatta di avanguardie e ricadute, di pre- e di post-, perché aperta «all’acquisizione di input esterni al proprio campo» e «all’aspettativa di un output di un prodotto artistico». Motivo e scopo primo a partire dal quale Agostino Bergamaschi, Isabel Legate, Regina Magdalena Sebald e Marco Strappato (i quattro artisti selezionati) hanno vissuto a stretto contatto entro l’open space della Galleria Massimodeluca di Mestre; durante un periodo di quasi due mesi (3 giugno – 15 luglio 2016) e seguendo un percorso di lavoro strutturato in tre sessioni tematiche denominate Appropriazione, Resistenza e 2046. Didascalie sintetiche di una pratica immersa nel «flusso costruttivo» di molteplici e reciproche «contaminazioni».

Il quadro/finestra

Nelle singole opere in mostra, poi, vige ancora il motto indefinito che era proprio del quadro-finestra descritto da Martin Heidegger nel 1955. Quando, con esso, il filosofo tedesco indicava un’immagine «intesa come apertura d’accesso dell’imminente apparire». Ricorrenza univoca e plurale che scaturisce dall’azione performativa di Regina Magdalena Sebald (Pfaffenhofen an der Ilm, 1984); un evento con cui l’artista tedesca – nuda e intrappolata in mezzo a un groviglio di filo spinato – si pone al centro della disputa sui migranti e dell’attuale relazione tra essere umano e società (Correlation, 2016). Un’immagine-avvento, dunque, dove rifondarsi per cogliere le latenze più sottese di un’opera che ha la presunzione di essere contemporanea. Fatta, quindi, di «ciò che è e che vive nel medesimo tempo» (Brambilla;Cozzi), di pregressi e di attese. Al pari dei fossili in jesmonite di Marco Strappato (Porto san Giorgio, 1982); artista capace di trasformare in sculture oggetti tecnologici in disuso che, privati della loro funzione originaria, riportano alla memoria tanto le tavolette degli antichi scriba, quanto le parvenze di un file digitale (Untitled (Olipad Graphos W811), 2016). Poiché in essi si dischiude la rappresentazione di un futuro distopico, calcificato nell’immanenza di una forma presente.

Regina Magdalena Sebald. Correlation, 2016, performance, filo spinato, fil di ferro, dimensioni variabili, Courtesy l'Artista e Galleria Massimodeluca

La parola all’immagine

Affidandosi alla professionalità tecnica degli artigiani del vetro e utilizzando materiali di sperimentazione (pellicola dicroica), Agostino Bergamaschi (Milano, 1990), da parte sua, modella la materia e mette in scena una visione inedita del cielo (L’intervallo tra due galassie, 2016). Genera sculture che coinvolgono lo spettatore in un incrocio di sguardi e gesti minimi con cui è possibile ripensare il mondo. Ora tradito (in senso etimologico) nella materia plasmata dell’arte. Così che sia prerogativa di ogni letteratura critica ritrovarsi da capo, con la coscienza warburghiana di dover innanzitutto conferire «la parola all’immagine» (zum Bild das Wort). E non rimanere, perciò, interdetti di fronte alle installazioni in vetro e tessuto di seta di Isabel Legate (Austin, 1992). Lussuriose e insieme decadenti, eppure sempre interrogazione autentica sulla mercificazione attuale delle nozioni di desiderio, giovinezza e bellezza (No. 70 (Desire moves thru you in motion of madness, Vanilla Scented/Luminous/Light Diffusing), 2016). Condizione intempestiva di un’esperienza estetica che mai nega all’osservatore un «coinvolgimento psichico, percettivo, spaziale e concettuale» – scriveva non molto tempo fa il direttore artistico della Massimodeluca, Marina Bastianello – perché accolto tra gli ampi vertici di una forma artistica aperta nel tempo e nello spazio, come «una parte in causa, una presenza agente che motiva l’esistenza dell’opera».

Scheda Tecnica

  • Darsena Residency#2, mostra di fine residenza.
    fino al 5 novembre 2016
  • Galleria Massimodeluca
    Mestre-Venezia, via Torino 105/q
  • Da un’idea di:
    Marina Bastianello, direttore artistico Galleria Massimodeluca
  • Progetto di:
    Paolo Barmbilla e Stefano Cozzi
  • A cura di:
    Valentina Lacinio e Claudio Piscopo
  • Catalogo:
    ed. Galleria Massimodeluca
  • Orario di apertura:
    lun-ven, ore 10-17
    sabato su appuntamento
  • Ufficio Stampa:
    Casadorofungher
    Francesca Fungher
    m. 349 3411211
    francesca@casadorofungher.com
  • Elena Casadoro
    m. 334 8602488
    elena@casadorofungher.com
  • Info:
    Galleria Massimodeluca
    www.massimodeluca.it
    m. 338 7370628
    m. 366 6875619

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader