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Betye Saar. The phrenologer’s Window II, 1966 Assemblaggio, tecnica mista; Courtesy l’artista e Roberts & Tilton, Los Angeles Foto Robert Wedemeyer

BETYE SAAR

Con 'Uneasy Dancer' in mostra per la prima volta in Italia più di 80 opere dell'artista americana

a cura di Redazione, il 12/09/2016

Sarà inaugurata giovedì 15 settembre 2016 alla Fondazione Prada di Milano una mostra antologica dedicata a Betye Saar (Los Angeles, 1926). L’evento espositivo, curato da Elvira Dyangani Oseed, è la prima esposizione in Italia dell’artista americana che riunisce più di 80 opere tra installazioni, assemblage, collage e lavori scultorei creati tra il 1966 e il 2016.

Il processo artistico di Betye Saar

“Uneasy Dancer” (danzatrice incerta) è l’espressione con cui Betye Saar definisce se stessa e il proprio lavoro che, per usare le sue parole, “segue il movimento di una spirale creativa ricorrendo ai concetti di passaggio, intersezione, morte e rinascita, nonché agli elementi sottostanti di razza e genere”. Il suo processo artistico implica “un flusso di coscienza” che esplora il misticismo rituale presente nel recupero di storie personali e di iconografie da oggetti e immagini quotidiani. Al centro della sua opera si possono individuare alcuni elementi chiave: l’interesse per il metafisico, la rappresentazione della memoria femminile e l’identità afroamericana che, grazie al suo lavoro, assumono forme e significati inediti. Come sostiene Saar, la sua arte “ha più a che fare con l’evoluzione che non con la rivoluzione, con la trasformazione delle coscienze e del modo di vedere i neri, non più attraverso immagini caricaturali o negative, ma come esseri umani”.

Betye Saar. Red Signs of Transformation, 2015, assemblaggio, tecnica mista Courtesy Roberts and Tilton Foto Brian Forrest

Un meraviglioso percorso tra arte e vita, tra piano fisico e metafisico

Attraverso il suo uso esperto di materiali di recupero, memorabili personali e immagini dispregiative che richiamano storie negate o deformate, Saar sviluppa una potente critica sociale che sfida gli stereotipi razziali e sessisti radicati nella cultura americana. Negli anni Settanta, i suoi assemblaggi iniziano ad assumere dimensioni sempre maggiori, e diventano delle vere e proprie installazioni, accomunate da un approccio che unisce visioni e fedi di ogni tipo – da quelle più personali e misteriose a quelle universali – accostandole a riflessioni politiche.
Come osserva Elvira Dyangani Ose, “Saar confonde i confini tra arte e vita, tra piano fisico e metafisico. Il carattere spirituale della sua produzione non risiede solo nelle opere in cui trova espressione diretta il suo interesse per una pluralità di tradizioni culturali. Risiede soprattutto nell’operazione artistica che trasforma materiali comuni in nuove iconografie evocative, in suggestive narrazioni del reale capaci di coinvolgere intimamente l’osservatore”. “Uneasy Dancer” espande nel suo complesso temi fondamentali della pratica di Betye Saar, tra i quali la memoria, il misticismo e la costruzione di entità socio-politiche. Questo emerge nell’opera seminale The Alpha and The Omega (The Beginning and The End) (2013-16), un ambiente circolare che allude al viaggio iniziatico e all’esperienza della vita umana. Questa installazione è stata concepita in occasione della mostra e include una serie di nuovi elementi che rappresentano l’idea del tutto, nella sua circolarità.

Il percorso espositivo tra assemblage, collage e lavori scultorei

In mostra saranno presenti i suoi assemblaggi di immagini e oggetti inseriti in scatole o valigie, come Record for Hattie (1975) e Calling Card (1976), che assumono una dimensione performativa, anche se in miniatura. Altri assemblaggi, creati più recentemente e contenuti all’interno di gabbiette, come Domestic Life (2007) e Rhythm and Blues (2010), rappresentano una condizione fisica e metaforica di segregazione, ma anche di resistenza e sopravvivenza. Questi lavori includono tracce del folclore afroamericano, combinando la dimensione politica a una visione spirituale che attinge a molteplici credenze e tradizioni di origine africana, asiatica, americana ed europea. Inoltre sarà presentata una serie di opere che utilizzano strumenti di lavoro o elementi della vita domestica, come assi per il bucato, bilance e finestre, assemblati a fotografie o manufatti d’epoca, come le opere Mystic Window for Leo (1966), The Phrenologer’s Window (1966) e A Call to Arms (1997). Questi ultimi lavori che abbracciano vari decenni svelano, da un lato, una condizione intima e autobiografica e dall’altro alludono a una dimensione immaginativa e fantastica. L’impiego di fotografie, trattate come oggetti trovati, in lavori come Migration: Africa to America I (2006), diventa una modalità di celebrazione della bellezza e degli artifici della femminilità.

Note biografiche di Betye Saar

Betye Saar ha ottenuto nel 1949 la laurea in arte alla University of California a Los Angeles e le specializzazioni post-laurea alla California State University a Long Beach, alla University of Southern California e alla California State University a Northridge. Le è stato conferito il diploma di dottorato ad honorem da alcune università americane come il California College of Arts and Crafts, il California Institute of the Arts, il Massachusetts College of Art, l’Otis College of Art and Design e il San Francisco Art Institute. Saar ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra I quali, il Museum of Contemporary Art Los Angeles Distinguished Women in the Arts Award, il Lifetime Achievement Award Visual Art dal California African American Museum, il John Simon Guggenheim Memorial Foundation e due National Endowment for the Arts. Le opere di Saar sono incluse nelle collezioni permanenti di più di 60 musei, tra i quali il Museum of Modern Art di New York, il Metropolitan Museum of Art di New York, l’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden della Smithsonian Institution a Washington, D.C, il Whitney Museum of American Art di New York e il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e il Los Angeles County Museum of Art. Al suo lavoro sono state dedicate numerose mostre personali in diverse istituzioni come lo Studio Museum a Harlem, New York, il San Francisco Museum of Modern Art, il Whitney Museum of American Art di New York, il De Domijnen a Sittard, Olanda e lo Scottsdale Museum of Contemporary Art in Arizona. L’opera di Betye Saar è stata presentata in otto mostre della rassegna “Pacific Standard Time”, tra le quali “Now Dig This! Art and Black Los Angeles 1960-1980” al Hammer Museum di Los Angeles.

    Scheda Tecnica

  • Betye Saar. Uneasy Dancer
    dal 15 settembre 2016 all'8 gennaio 2017
    Inaugurazione: giovedì 15 settembre 2016
  • Curatrice:
    Elvira Dyangani Ose
  • Fondazione Prada
    Milano, Largo Isarco 2
  • Orario di apertura:
    lun-mer-giov, ore 10-20 ; ven-sab-dom, ore 10-21; mar chiuso
  • Biglietti:
    Intero €10; ridotto €8 (studenti fino ai 26 anni, possessori tessere FAI, accompagnatori visitatori con disabilità, gruppi dalle 15-25 persone); gratuito (visitatori sotto i 18 e sopra i 65 anni, visitatori con disabilità, giornalisti accreditati o in possesso di tessera stampa in corso di validità)
  • Ufficio Stampa:
    Tel. (+39) 0256662634
    press@fondazioneprada.org
  • Info:
    Tel. +39 0256662611
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    Fondazione Prada
  • Servizio visitatori:
    Tel. (+39) 02 56662612
    visit.milano@fondazioneprada.org

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