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Giorgio de Chirico. Le Muse inquietanti, 1918. Olio su tela, cm 97 x 66. Collezione privata. © by SIAE 2015

De Chirico a Ferrara

A Palazzo dei Diamanti in mostra il geniale protagonista della pittura metafisica

a cura di Redazione, il 16/01/2016

La pittura di De Chirico è una nuova visione, nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento e intende il silenzio del mondo. René Magritte

A cento anni dalla loro creazione tornano a Ferrara i rari capolavori metafisici che Giorgio de Chirico dipinse nella città estense tra il 1915 e il 1918. La mostra, ospitata nelle suggestive sale di Palazzo dei Diamanti fino al prossimo 28 febbraio 2016, è organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie di Stoccarda in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica. Curata da Paolo Baldacci e Gerd Roos, l’evento celebra questa importante stagione dell’arte italiana e documenta la profonda influenza che queste opere ebbero su Carlo Carrà e Giorgio Morandi, e poco dopo sulle avanguardie europee del dadaismo, del surrealismo e della Nuova oggettività.

Il soggiorno nella città emiliana

Quando l’Italia entra nella prima guerra mondiale, de Chirico e suo fratello Alberto Savinio lasciano Parigi per arruolarsi e alla fine di giugno del 1915 vengono assegnati al 27° reggimento di fanteria di Ferrara. Il soggiorno nella città emiliana determina cambiamenti profondi, tanto nella pittura di Giorgio e nei temi ispiratori dei suoi quadri quanto nelle creazioni di Alberto, che a Ferrara abbandona decisamente la musica per dedicarsi solo alla scrittura.

Ferrara protagonista

Travolto da un’ondata di romantica commozione di fronte alla bellezza della città e al ritmo sospeso della sua vita, de Chirico la rende protagonista di alcuni dei suoi dipinti più famosi, nei quali il Castello Estense o le grandi piazze deserte e senza tempo svolgono un ruolo di magica affabulazione (‘I progetti della Fanciulla’, 1915, ‘Il grande metafisico’, 1917, ‘Le Muse inquietanti’, 1918).

Giorgio de Chirico. Interno metafisico (con grande officina), fine 1916. Olio su tela, cm 96,3 x 73,8. Stoccarda, Staatsgalerie. © by SIAE 2015

Nella pittura ferrarese stanze segrete dalle prospettive vertiginose fanno da sfondo agli oggetti più strani o più comuni che l’artista individuava nelle sue esplorazioni tra i vicoli del ghetto, e su pavimenti in fuga verso l’orizzonte, tra rosse quinte teatrali che mimano edifici del Rinascimento, sciolgono il loro canto malinconico i grandi manichini senza volto ( ‘Il Trovatore’, 1917, ‘Ettore e Andromaca’, 1917). Le tele si accendono di un cromatismo intenso, dai vani delle finestre si intravedono scorci di architetture, i quadri nel quadro propongono l’eterna sfida tra realtà e illusione, e gli agglomerati di scatole con carte geografiche mute, biscotti, strumenti da disegno e di misurazione, anticipano le accumulazioni scultoree dadaiste: oggetti isolati dal loro contesto e riassemblati per evocare nuovi significati e suscitare nello spettatore un senso di straniamento.

La metafisica ferrarese

La metafisica ferrarese è molto diversa da quella degli anni trascorsi a Parigi tra il 1911 e il 1915. Sulle rive della Senna de Chirico aveva dato espressione plastica ricca di afflato nostalgico e malinconico a una fantasmagoria interiore giocata dalle due controfigure del padre naturale e di Nietzsche, padre del suo pensiero, sullo sfondo ideale di Torino, scenario dove si ricongiungevano i corpi separati della sua identità di patria e di pensiero. A Ferrara, invece, circondato e insieme protetto da una guerra feroce e insensata, egli affonda uno sguardo freddo nell’illogicità del mondo e dei linguaggi attraverso il microcosmo degli oggetti comuni – «la grande pazzia che esisterà sempre e continuerà a gesticolare e a far dei segni dietro il paravento inesorabile della materia» – e traccia un filo che, collegandosi alle antiche magie delle civiltà mediterranee e semitiche, consente all’arte di trasformarsi in un annuncio “evangelico” per il futuro senza perdersi nella negazione, e individuando quel dominio classico del pensiero che sa rendere esplicito il caos ma anche trasfigurarlo nella creazione artistica con lo sguardo filosofico dell’uomo contemporaneo, che tuttavia avverte le forze misteriose e inconoscibili della fatalità.

Carlo Carrà. Solitudine, 1917-26. Olio su tela, cm 91,5 x 55,5. Collezione privata. © by SIAE 2015

De Chirico e Carrà

La mostra, la prima in senso assoluto dedicata all’indagine e all’approfondimento delle peculiarità artistiche e culturali di questo periodo cruciale per l’arte italiana ed europea, presenta la più completa rassegna dei capolavori dipinti da de Chirico e Carrà nel 1917 a Villa del Seminario, l’ospedale psichiatrico militare per la cura delle nevrosi di guerra, dove i due artisti furono ricoverati nella primavera-estate del 1917, e dove svilupparono un intenso sodalizio di lavoro. Per la prima volta dopo quarantacinque anni si potranno ammirare, allestiti uno accanto all’altro, gli originali dei grandi manichini di Giorgio de Chirico del 1917-18 insieme alla serie quasi completa delle opere metafisiche di Carrà: ‘Il gentiluomo briaco’, ‘Composizione TA’, ‘Penelope’, ‘Natura morta con la squadra’, ‘La camera incantata’, ‘Solitudine’, ‘Madre e figlio’, ‘Il dio ermafrodito’, ‘L’ovale delle apparizioni’, ‘Il cavaliere dello spirito occidentale’, ‘Il figlio del costruttore’.

Giorgio Morandi

Altrettanto importante è la presenza di Giorgio Morandi, il cui percorso verso la sospensione metafisica e il realismo magico è documentato da un ristretto gruppo di tele realizzate tra il 1916 e il 1919: dalla famosa “natura morta rosa” fino a quelle coi busti di manichino e con i vasi sul tavolo rotondo del 1919.

Filippo de Pisis

Attraverso poche ma essenziali opere di Filippo de Pisis, il primo e più fedele compagno ferrarese di de Chirico, possiamo seguirne il singolare percorso che sviluppa una visione personale della metafisica, dai primi collage dadaisti fino alle opere degli anni Venti, dense di citazioni dalle opere dell’amico (Natura morta accidentale, 1919-20, I pesci sacri, 1926, Natura morta con gli occhi, 1923).

Ray, Hausmann, Grosz, Magritte, Dalí e Ernst

L’influenza capillare della pittura metafisica sulle avanguardie europee del dopoguerra – avvenuta soprattutto tramite la diffusione della rivista «Valori Plastici» e le mostre itineranti organizzate dal suo editore Mario Broglio – è documentata da una serie importante di opere di Man Ray, Raoul Hausmann, George Grosz, René Magritte, Salvador Dalí e Max Ernst, che realizzarono straordinari capolavori ispirati ai temi e alle iconografie ferraresi di de Chirico e Carrà.

René Magritte. La Condition humaine, 1933. Olio su tela, cm 100 x 81. Washington, National Gallery of Art. Dono del Collectors Commitee. © by SIAE 2015

Oltre settanta opere provenienti da tutto il mondo

Il percorso espositivo, che comprende oltre settanta opere provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, ha il suo fulcro nelle tele realizzate da de Chirico nella stretta forbice temporale degli anni ferraresi. Scandita in sezioni cronologico-tematiche, la rassegna è arricchita da una selezione di dipinti, ready made, acquerelli, disegni, collage e fotografie degli artisti che si ispirarono al maestro italiano, nei quali sarà possibile leggere sorprendenti riprese e citazioni.

Il catalogo

ll catalogo della mostra, punto d’arrivo di oltre trent’anni di studio e di ricerche, è arricchito dai saggi dei maggiori specialisti di quel periodo storico e offrirà uno sguardo completo su questa straordinaria stagione dell’arte italiana ed europea.

Ad affiancare la mostra un ricco calendario di proposte culturali ed educative

La ricorrenza del centenario del soggiorno di de Chirico a Ferrara ha chiamato a raccolta istituzioni, associazioni e altri soggetti cittadini, che hanno dato vita ad un ricco calendario di proposte culturali ed educative, tra conferenze, concerti, incontri, mostre e progetti didattici. Con il biglietto d’ingresso all’esposizione di Palazzo dei Diamanti, saraÌ possibile accedere gratuitamente alla mostra ‘Il manichino e i suoi paesaggi’ presso la Palazzina Marfisa d’Este (la prima rassegna italiana ad indagare questo tema in ambiti diversi, dalla moda alla scienza all’arte) e alla mostra site specific di Mustafa Sabbagh, ispirata all’opera di Alberto Savinio, al Museo Civico di Storia Naturale di Ferrara.

Didascalie delle immagini visibili dalla homepage:
- Giorgio de Chirico. Ettore e Andromaca, 1917, olio su tela, cm 90x60, collezione privata (particolare)
- Carlo Carrà. Il cavaliere occidentale, 1917, olio su tela, cm 52x67, collezione privata(particolare)
- Salvador Dalí. Piaceri illuminati, 1929, Olio e collage su tavola, cm 23,8x34,7, New York, Museum of Modern Art, the Sidney and Harriet Janis Collection, 1967 (particolare)

[Fonte testo e immagini: sito web Palazzo dei Diamanti]

Scheda tecnica

  • De Chirico a Ferrara. Metafisica e avanguardie
    fino al 28 febbraio 2016
  • Curatori:
    Paolo Baldacci e Gerd Roos
  • Palazzo dei Diamanti
    Ferrara, Corso Ercole I d'Este 21
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 9-19
    Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio
  • Biglietti:
    clicca qui
  • Catalogo:
    Fondazione Ferrara Arte Editore, a cura di Paolo Baldacci.
    Saggi di Paolo Baldacci, Maria Grazia Messina, Ara H. Merjian, Ina Conzen, Charles Stuckey, Adello Vanni, Gianluca Poldi, Gerd Roos, Flavio Fergonzi, Federica Rovati, Ulrich Gerster, Jürgen Pech
  • Info e prenotazioni:
    tel. 0532 244949
    diamanti@comune.fe.it
    Palazzo dei Diamanti

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