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Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista

ADOLFO WILDT (1868-1931). L'ultimo simbolista

A Milano una suggestiva mostra che si sviluppa su di un percorso storico-artistico allargato alla città

a cura di Redazione, il 18/01/2016

La GAM Galleria d’Arte Moderna prosegue con la mostra “Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista” il percorso di valorizzazione dei nuclei più significativi delle sue collezioni scultoree, inaugurato nel 2015 con la mostra monografica dedicata a Medardo Rosso. Allestita nelle sale espositive al piano terra della Villa Reale fino al prossimo 14 febbraio 2016, la mostra è diretta da Paola Zatti, conservatore responsabile della GAM, con la straordinaria collaborazione dei Museìes d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi, con cui la rassegna milanese condivide il progetto scientifico e la curatela. L'esposizione è realizzata nell’ambito della partnership triennale fra la GAM e l’istituto bancario UBS.

I prestiti

Il progetto si avvale di alcuni nuclei importanti di opere provenienti dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro, dai Musei Civici di San Domenico di Forlì, dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano e di numerosi prestiti da parte di collezionisti privati italiani.

Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista

Le opere

Il percorso espositivo presenta 55 sculture di Wildt in gesso, marmo, bronzo ed è centrato sulla resa plastica e materica di alcuni soggetti portanti della sua produzione, proposti in molti casi in più versioni proprio per sottolineare la sua ricerca sugli effetti dei diversi materiali, ossessione di tutto il suo lavoro d’artista. Il progetto propone anche 10 disegni originali di Wildt e sei opere a confronto: oltre alla Vestale di Antonio Canova, tre opere di Fausto Melotti e due di Lucio Fontana, che furono suoi allievi alla Scuola del Marmo da lui fondata nel 1922, annessa all’Accademia di Brera nell’anno successivo.

Un itinerario tematico diffuso

La mostra infatti intende porsi al centro di un percorso storico-artistico allargato alla cittaÌ, valorizzando tutte le testimonianze wildtiane ancora esistenti attraverso un itinerario tematico diffuso, dettagliatamente illustrato nel catalogo della mostra e che sarà possibile approfondire grazie a visite guidate e materiale divulgativo realizzati in collaborazione con il Touring Club Italiano.

Oltre al parco di Villa Reale, che ospita La Trilogia (Il Santo, Il Giovane, Il Saggio), molte opere si possono visitare al Cimitero monumentale: l’Edicola Giuseppe Chierichetti e l’Edicola Korner 1929, ultima opera di Wildt entrata al Monumentale; il Monumento Ravera, in bronzo, riferito all’attentato contro Vittorio Emanuele III del 12 aprile del 1928, in cui perse la vita, appunto, quasi tutta la famiglia Ravera; il Monumento Wildt del 1931, sepoltura dello scultore e della moglie Dina disegnato da Giovanni Muzio, nel riparto degli Acattolici; il Monumento a Ulrico Hoepli, fondatore dell’omonima casa editrice (1924); il Monumento Bistoletti o Casa del sonno risalente al 1922, anno in cui Wildt apriva a Milano la Scuola per la lavorazione del marmo; la Sepoltura dell’avvocato socialista Cesare Sarfatti, marito della critica d’arte Margherita Sarfatti.

Adolfo Wildt (1868-1931). L’ultimo simbolista

In città, inoltre, si possono seguire le orme di Wildt in largo Gemelli, dove si trova il Tempio della Vittoria che ospita un’imponente statua in bronzo di Sant’Ambrogio: nel Chiostro dell’UniversitaÌ Statale di Milano si puoÌ ammirare il modello in gesso della stessa opera.
In via Serbelloni 10, presso il palazzo Sola-Busca, si trova l’Orecchio, scultura in bronzo realizzata da Wildt nel 1927 che ha rappresentato uno dei primi citofoni di Milano e della storia: l’opera è stata concepita come un ingrandimento dell’orecchio del Prigione del 1915, presente in mostra, a testimonianza di come l’autore considerasse ogni frammento del corpo capace di esprimere un sentimento. Un’ultima, straordinaria opera di Wildt potraÌ essere ammirata nell’atrio di Palazzo Berri Meregalli in via Cappuccini 8.

La mostra è realizzata grazie al contributo di UBS nell’ambito della partnership triennale avviata nel 2013 fra l’istituto bancario e la GAM di Milano. Tramite tale accordo la Galleria d’Arte Moderna ha potuto realizzare attività di valorizzazione, manutenzione e divulgazione di alcuni nuclei fondamentali delle proprie collezioni all’interno del percorso museale. Questo ha portato lo scorso anno al restauro e alla riapertura, con un rinnovato percorso espositivo, delle Collezioni Grassi e Vismara e della sala dedicata a Medardo Rosso, e oggi alla realizzazione della mostra dedicata ad Adolfo Wildt. Inoltre, grazie a una collaborazione che consta anche di contenuti e di idee, è stata realizzata, tra giugno e ottobre 2015, la mostra Don’t Shoot the Painter. Dipinti dalla UBS Art Collection, che si è chiusa con un ampio successo di pubblico, e l’anno precedente YEAR AFTER YEAR. Opere su carta dalla UBS Art Collection.

Scheda tenica

  • Adolfo Wildt (1868-1931). L'ultimo simbolista
    fino al 14 febbraio 2016
  • Direzione della mostra:
    Paola Zatti, conservatrice responsabile della Galleria d’Arte Moderna
  • GAM Galleria d’Arte Moderna
    Milano, via Palestro 16
  • Biglietti:
    incluso nel biglietto d’ingresso alla GAM (intero 5 euro – ridotto 3 euro)
  • Orario di apertura:
    mar-dom, ore 9-17.30; lun chiuso; gio apertura prolungata alle 22.30 in occasione di conferenze, visite guidate e iniziative
  • Catalogo:
    Skira
  • Info:
    GAM Galleria d’Arte Moderna
    c.gam@comune.milano.it
    Tel. (+39) 02 88445947 – (+39) 02 88445951

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