Mostre » AMEDEO ABELLO. Alpha

Amedeo Abello. Photomaton, serie di 15 fototessere, Parigi, 2013-14.

AMEDEO ABELLO. Alpha

La Galleria Arnaldo Pavesi di Milano ospita la prima mostra personale del giovane fotografo piemontese

di Luca Maffeo, il 30/09/2015

Amedeo Abello (Torino, 1986) non rinnega nulla della fotografia. La tiene invece sotto braccio come fosse la compagna di tutta una vita, e da cui la vita si sprigiona senza perdersi. È lavoro dedito il suo; appassionato; intraprendente; che non scade mai in ovvietà di sorta o nella consequenzialità di fredde e banali immagini usa e getta. Consapevole appieno delle ragioni autentiche di un metodo che è, ad un tempo, summa linguistica e pura scrittura, di luce (φωτός) e di-segno (γραϕία). E forse basterebbe già di per sé quella semplice lettera, Alpha, eletta da Abello a titolo quanto mai sintetico della sua prima esposizione personale, per nutrire il vago sospetto che siano tutte lì racchiuse le radici indelebili della fotografia. In quanto rispondenza grafica e punto germinale nello spazio e nel tempo di un’esperienza umana che si arrischia nel doveroso compito di riflettere sulla propria identità. Poiché Alpha è unità indiscussa del soggetto e principio di identificazione tanto di sé quanto della realtà che l’artista sceglie di raccontare. In tutto e per tutto compendio originale non distante dal più antico Aleph fenicio – di cui Alpha è il diretto discendente greco – descritto dal poeta argentino J.L. Borges come «il luogo dove si trovano, senza confondersi, tutti il luoghi della terra, visti da tutti gli angoli».

Amedeo Abello. Untitled, fotografia analogica, stampa ai sali d'argento, Bardassano, 2014

Identità, immagine e nome proprio

È perciò il legame tra immagine e nome proprio a costituire il cuore del progetto IDA-Identity’s Alphabet (Ricerca fotografica sull’alfabeto delle identità, 2015). Dove ad essere protagonisti sono i 21 grafemi dell’alfabeto italiano, dalla A alla Z, ognuno composto dall’accostamento di negativi di una pellicola (35 mm) a 36 fotogrammi in bianco e nero, e realizzati seguendo un voluto programma di errori. Concepiti dal giovane piemontese come volti essenziali, ritratti di individui aventi un nome e un cognome che presenta la stessa iniziale. Esempio, questo, di una tecnica esecutiva di probabile matrice tautologica, sebbene avvezza al gusto di un’opera il cui significato giace inscritto nel segno (grafico) che lo significa. Meraviglia d’ingegno per mezzo della quale anche la Vita stessa – piena di contraddizioni e di antitesi apparenti – viene richiamata. Come dimostra l’installazione luminosa LIFE (2013-2015), le cui lettere che codificano la parola del titolo sono distribuite in otto lightbox (uno per lettera) secondo una continua serie di rimandi e sovrapposizioni che sfociano nel termine “File”. Due estremi, la “realtà concreta” e la “realtà virtuale”, certo ora non più da intendersi in senso oppositivo, ma, anzi, in simbiosi l’uno con l’altro, e in accordo con la peculiare storia di ciascuno.

Amedeo Abello. LIFE, Fotografia analogica, Negativi, lightbox, 24x34x19(x8), 2013-2015

Appropriazione e casualità

In fondo, non ha torto Italo Zannier quando, nel testo critico che accompagna la mostra, afferma che Amedeo Abello «non scatta, ma esprime se stesso». Sempre però con lo sguardo gentile del fotografo, proiettato fuori da ogni scialbo compiacimento. In cerca, pertanto, di attimi salienti e delle verità tra le più inattese; trovate in punta di piedi con la Leica (2011-2015), oppure impresse con l’ausilio del “caso” sulle fototessere della serie Photomaton (2013-2014). Ovvero, nell’istante in cui Abello sceglie di conferire un senso nuovo alle cabine fotografiche della metropolitana di Parigi, mediante uno specchio posato davanti all’obbiettivo con il quale cattura momenti imprevedibili di vita ordinaria. Vincendo quindi l’anonimato dello strumento cittadino, a partire dall’inventiva progettuale di un’idea. Forma e memoria di un “Io” e di quei rari momenti in cui nulla serve se non la sola coscienza di «esistere per essere felici», diceva Robert Doisneau. «Un centesimo di secondo qui, un altro là, sommati insieme non saranno che due o tre secondi rubati all’eternità».

Scheda tecnica

  • Amedeo Abello. Alpha
    fino all'8 ottobre 2015
  • Galleria Arnaldo Pavesi
    Milano, via Guido d’Arezzo 17
  • Testo critico:
    Italo Zannier
  • Orario di apertura:
    lun-ven, ore 15-19
  • Info:
    Galleria Arnaldo Pavesi
    Tel. (+39) 335 6050600
    www.pavesicontemporart.com
    arnaldopavesi@gmail.com

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader