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Non Ricordo, 2014, ceramica policroma/polychrome ceramic, 110x110x147 cm

Bertozzi & Casoni. Non Ricordo

Fino all’11 aprile 2015 presso la Galleria Tega di Milano, il duo italiano presenta una serie di opere inedite attorno al tema di Pinocchio

di Luca Maffeo, il 25/03/2015

Il Pinocchio di Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961) è l’immagine di una storia tradita, spinta ben oltre i limiti fissati più di cento anni fa dall’autore del racconto per ragazzi, Carlo Collodi (Firenze, 1826-1890). Sguardo basso, fronte corrugata; corpo secco, inciso e raggrinzito. È un Pinocchio, affermano i due artisti, che «nasce burattino e finisce come un uomo vecchio, che si scontra con la propria umanità». Legge seduto delle avventure che tanto lo attraevano quando era ragazzo, quando certo la vita era vita, e aveva il coraggio di sopprimere la voce del grillo a suon di martellate. Momenti spensierati, ora avviliti dalla triste presa di coscienza della solitudine di fronte all’incorruttibilità di un destino mortale e alla finitezza delle cose. Tale da riecheggiare in lui come una malinconica certezza, perché consapevole che «tutto ciò che è finito – diceva Romano Guardini – è difettoso. E il difetto costituisce una delusione per il cuore, che anela all’assoluto».

Chicca, 2014, ceramica policroma/polychrome ceramic, 50x43x43 cm

L’arte è una bugia

A metà tra l’umano e il burattino, Pinocchio non ricorda (Non Ricordo, 2014). Aveva voluto essere un bambino vero, eppure non smette di essere l’immancabile bugiardo di sempre. Anzi, in parte di legno e con il naso ancora lungo, egli stesso è bugia. Fictum est: finto, fittile, in altre parole plasmato con la ceramica. Metodo con cui, ormai da tre decadi, Bertozzi & Casoni ci stupiscono; dapprima usando la maiolica, per giungere in anni più recenti alla sperimentazione con tecniche di derivazione industriale, quale la fotoceramica, e ottenere risultati di inedito pregio iperrealistico e mimetico. «All’interno del nostro percorso artistico» dicono «si insinua poi il momento in cui ci siamo resi conto che l’arte altro non è che una bugia. L’arte non ci offre di fatto risposte, piuttosto genera in noi continue e infinite domande». È qui forse il significato di quella ri-presentazione verosimile così dirompente nelle opere di Bertozzi & Casoni, dove il limite della realtà è fissato in uno stato immortale: nell’attimo in cui – parafrasando Giacomo Leopardi (L’infinito, Recanati, 1819) – “nel pensiero si finge” una “profondissima quiete” e “sovvien l’eterno”. Allo stesso modo i due artisti immaginano e danno forma al lasso di tempo in cui l’effimero acquisisce l’esperienza dell’infinito. Sfruttano a pieno le qualità di un materiale che non per nulla gli antropologi considerano come «il fossile guida perché, seppur fragile, resiste nei secoli, essendo indistruttibile».

Memoria sonora, 2014, ceramica policroma/polychrome ceramic, 22x46x50 cm

«Nel solco della tradizione»

I cumuli, gli avanzi e i disavanzi del consumo, non sono mai fini a se stessi. Bertozzi & Casoni non scadono mai nel gusto per l’orrido né deviano l’attenzione verso l’idolatria dello scarto. Ricercano semmai la composizione o l’accorgersi di quanto si potrebbe definire “bella” una spazzatura senza odore. In accostamenti surreali e un poco trash, dove si vede un Gorilla Albino al bar (2002), o un pappagallo posato sopra una desueta e incrostata cassetta delle medicine (Nulla è come appare, 2006), trovano i resti di una memoria a cui conferiscono consistenza e freschezza nuove (Ordine e memoria, 2014; Disgrazia con orchidee gialle, 2012). Essi Superano senza mezzi termini il monito seicentesco del “memento mori” e non esitano a denominare Vita (2011) alcune loro sculture con stratificazione di lattine e schifezze varie. Al pari di Pinocchio si identificano in una storia (Chicca; Memoria sonora, 2014). «Nel solco di una tradizione» che nulla ha a che fare con il passatismo romantico, e nulla ha da invidiare alle nostalgiche rimembranze di una scultura oggettuale e di riappropriazione. In quanto artisti lavorano «sul sembiante». Non producono ready made; guardano più che altro a Warhol e Piero Manzoni come a due figure di una vicenda che in qualche modo gli appartiene (Brillo Box, 2008; Per Manzoni, 2012). Poiché «il sembiante», dicono, «permette di riconoscersi, di sentirsi parte di un qualcosa: un vissuto umano, uno sviluppo culturale presunto, giusto o sbagliato».

Scheda tecnica

  • Bertozzi & Casoni. Non Ricordo
    fino all'11 aprile 2015
  • Curatori:
    Claudio Poleschi, Eleonora Tega, Francesca Tega
  • Galleria Tega
    Milano, via Senato 20
  • Orario di apertura:
    lun-sab, ore 10-13 e 15-19
  • Catalogo:
    testi a cura di Federico Sardella
  • Info:
    Galleria Tega, Milano
    Tel. (+39) 02 76006473 - Fax (+39) 02 799707
    info@galleriatega.it
    www.galleriatega.it

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