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Richard Hawkins. Disembodied Zombie George White, 1997. Stampa inkjet su carta. Photo: Fredrik Nilsen. Courtesy collezione privata

Il Delitto quasi perfetto

Al PAC di Milano una collettiva con opere di quaranta artisti, tra arte e estetica del crimine

a cura di Redazione, il 04/08/2014

Le sale del PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano fino al 7 settembre 2014 trasformate in una scena del crimine “quasi” perfetta, con una collettiva di oltre 40 artisti, italiani e internazionali, che rompendo gli schemi creano un legame tra l’arte e l’estetica del crimine.

Dopo Rotterdam il PAC di Milano

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta a Milano dal PAC e da CIVITA, la mostra è curata da Cristina Ricupero e arriva in una nuova versione dopo la prima tappa al Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam, arricchita di nuove opere di artisti italiani.

Gli artisti in mostra

Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Tommaso Bonaventura, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslý Çavuþoðlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Alessandro Imbriaco, Onkar Kular, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Markus Schinwald, Fabio Severo, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser.

Saâdane Afif. Anthologie de lâhumour noir (MMK Zollamt), 2010-2012. Installazione tecnica mista, bara ganese, workshop Kudjoe Affutu, Accra, serigrafia, aluminio. Photo: Aad Hoogendoorn. Vista dell’installazione al Witte de With Center for Contemporary Art, 2014. Courtesy dell’artista e Michel Rein Paris/Bruxelles

Il legame tra arte e crimine

Come ogni giallo che si rispetti, la storia dell’arte è costellata da enigmi, miti e indovinelli in attesa di essere svelati. Risolvere questi puzzles intellettuali è un piacere comune e una tentazione culturale al cui fascino pochi possono dire di essere davvero immuni.

Sebbene il legame tra arte e crimine possa essere ricondotto a tempi antichi, il primo a teorizzarlo esplicitamente fu Thomas De Quincey nel suo saggio “On Murder Considered As One Of The Fine Arts” (1827). Il Novecento vide poi crescere il ruolo dell’immagine fotografica sia nello sviluppo della criminologia sia nel sensazionalismo tipico dei tabloid, entrambi fenomeni che hanno reso popolare il genere del giallo.

Il cinema divenne presto il mezzo perfetto per catturare il fascino discutibile della violenza e trasformarlo in immagini piacevoli. Così, seguendo l’ironico invito di De Quincy ad analizzare il delitto da un punto di vista estetico, la mostra invoca gli spiriti dell’arte visiva, dell’architettura, del cinema, della criminologia e del moderno genere giallo, trasformando le sale del PAC in una scena del crimine “quasi” perfetta.

Le relazioni tra Etica ed Estetica

Dietro il crimine c’è il Male. Per questo ‘Il Delitto quasi perfetto’ prende necessariamente in esame le relazioni tra Etica ed Estetica. Mettendo in dubbio il ruolo dell’autorialità, il significato dell’autenticità, dell’inganno e della frode, la mostra sfuma i confini della dicotomia tra “buono” e “cattivo” gusto, mettendo al contempo in evidenza la duplicità del “crimine come arte” e dell’”arte come crimine”.

Jim Shaw. Zombie Painting #3, 2007. Olio su pannello. Courtesy dellâartista e Praz-Dellavade, Parigi

Oltre 40 artisti, italiani e internazionali

La mostra mette a confronto oltre 40 artisti, italiani e internazionali, che hanno collegato arte ed estetica del crimine, attraverso una selezione di opere spesso provocatorie e l’incursione in diversi linguaggi artistici. Progetti realizzati negli ultimi decenni e lavori più recenti, accanto ad un insieme di oggetti sorprendenti , sono immersi in modo inusuale nell’allestimento, studiato per guidare il visitatore attraverso un percorso tematico che procede per capitoli.

Le opere

Alcune delle opera in mostra riflettono l’ossessiva curiosità e l’attitudine all’interpretazione tipica del detective, altre la narcisistica identificazione con il colpevole, altre ancora il feticistico piacere dello spettatore. Alcuni progetti affrontano i temi dell’autenticità e della frode , considerati tipicamente “crimini dell’arte”; altri giocano con il ruolo dell’artista come soggetto sovversivo ai margini della società o mettono in discussione il ruolo della legge e i concetti di ordine e trasgressione. Alcuni artisti scelgono di rappresentare il crimine come qualcosa di macabro e sublime, un’operazione simile a quella compiuta negli anni dal cinema, mentre altri fanno riferimento a fatti realmente accaduti, crimini sociali o politici. Altri ancora provano a mettere in relazione una selezione di queste principali tendenze.

Coinvolto ogni spazio del PAC

Ogni spazio del PAC sarà contagiato: l’artista Gabriel Lester in collaborazione con Jonas Lund firma un intervento virale sul sito web del PAC; l’artista austriaca Eva Grubinger issa invece una bandiera e posiziona una targa d’ottone sulla facciata esterna del Padiglione, trasformandolo nell’ambasciata di Eitopomar, un utopico regno governato dal malvagio signore del Male Dr. Mabuse. All'ingresso, un murales dipinto dall’artista francese Jean-Luc Blanc richiama la copertina di una rivista pulp firmata con il titolo della mostra.

Gardar Eide Einarsson. Our Rival the Rascal, 2008-9. Serigrafia, inchiostro su tela. Courtesy dell’artista e Collezione Patricia Marshall, Los Angeles

Oltre ad alcuni lavori già presenti al Witte de With, la mostra al PAC si arricchisce di nuove opere di artisti italiani. È il caso di Maurizio Cattelan, che ha realizzato un bouquet di fazzoletti di stoffa per asciugare idealmente le lacrime versate per le vittime dell’attentato che il 27 luglio 1993 distrusse il PAC provocando la morte di quattro persone. Un’installazione di grande formato dell’artista Luca Vitone ricorda, come un epitaffio, i 959 membri della loggia P2 in un ironico quanto amaro riferimento ad un capitolo confuso della storia della nostra democrazia. Mario Milizia riproduce invece minuziosamente i dettagli delle immagini di cronaca giudiziaria riferite a ritrovamenti e vendite illegali di reperti archeologici, mentre il progetto Corpi di Reato, realizzato da Tommaso Bonaventura, Alessandro Imbriaco e Fabio Severo, compone un'archeologia visiva dei fenomeni mafiosi nell'Italia contemporanea.

“Why is desire always linked to crime?”

Una citazione dall’opera di Karl Holmqvist, “Why is desire always linked to crime?” (Perché il desiderio è sempre correlate al crimine?), resta impresso nella mente del visitatore durante il percorso, mentre l’italiana Monica Bonvicini investiga le relazioni tra spazio, potere e genere, presentando una macchina della tortura e del desiderio, costituita da sei imbragature di lattice nero sospese con catene ad un anello d’acciaio che ruota lentamente.

Aslý Çavuþoðlu imita il genere del crimine televisivo (esemplificato nella serie Crime Scene Investigation) nel suo Murder in Three Acts (Omicidio in tre atti ), restituendo la mostra come scena del crimine e le opere come armi, mentre Fabian Marti lascia impronte delle sue mani nello spazio espositivo. Ancora Gabriel Lester crea un loop cinematografico di scene del crimine, proiettando il tutto con un gioco di ombre sul muro circostante e sul visitatore. Il cinema ritorna anche negli inquietanti dipinti di Dan Attoe, Richard Hawkins e Dawn Mellor, e nei film di Brice Dellsperger e Aïda Ruilova. L’artista francese Lili Reynaud-Dewar elabora invece un’installazione che fa riferimento alla vita e al lavoro di Jean Genet come scrittore, attivista e ladro, mentre l’artista spagnola Dora Garcia invita il pubblico a rubare un libro. L’americano Jim Shaw ironicamente ritrae uomini d’affari come zombie, attraverso una selezione di dipinti e un film, mentre Saâdane Afif trasforma il Centre Pompidou in una bara, che sembra voler mettere in discussione il ruolo vitale dei musei.

Dan Attoe. Cedars on the Back Road, 2013. Olio su tela su MDF. Courtesy dell’artista e Peres Projects, Berlino

La grande serata del 6 settembre

Sabato 6 settembre, in occasione della chiusura della mostra, una grande serata con un progetto creato ad hoc dal Festival MITO per il PAC, un evento da brivido tra arte e musica: dalle 22.00 visita guidata alla mostra con brevi intermezzi musicali e a seguire la Scary night dei Claudio Simonetti’s Goblin, storica band che firmò indimenticabili colonne sonore per maestri del cinema horror come Dario Argento e George Romero.

Visite guidate gratuite la domenica e il giovedì

Continuano inoltre al PAC le visite guidate gratuite per tutti ogni domenica alle ore 17.30 e ogni giovedì alle 19.00 con una novità: biglietto ridotto al 50% (4 euro anziché 8) tutti il giovedì a partire dalle 19.00.

Scheda tecnica

  • Il Delitto quasi perfetto
    fino al 7 settembre 2014
  • Curatore:
    Cristina Ricupero
  • PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
    Milano, Via Palestro 14
  • Orario di apertura:
    mar, mer, ven, sab, dom, ore 9.30-19.30; gio, ore 9.30-22.30; lun chiuso
    Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
    Venerdì 15 agosto aperto ore 9.30-19.30
  • Biglietti:
    Intero € 8; ridotto € 6,50; ridotto speciale € 4
    Altre info QUI
  • Catalogo:
    The Crime Was Almost Perfect
    Ed. Witte de With Center for Contemporary Art
  • Uffici stampa:
    Civita
    Barbara Izzo-Arianna Diana | Tel. 06692050220-258| izzo@civita.it
    Ombretta Roverselli | Tel. 0243353527| roverselli@civita.it
  • Comune di Milano
    Elena Conenna | Tel. 02 88453314 | elenamaria.conenna@comune.milano.it
  • Info:
    Tel. 02 88446359
    www.pacmilano.it

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