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Emilio Scanavino. Scultura, 1968, sabbia e uova in terracotta smaltata, dimesioni variabili

Emilio Scanavino. Nascenza

In mostra i disegni inediti dell'artista genovese

a cura di Redazione, il 04/04/2014

Sarà inaugurata mercoledì 9 aprile alla Fondazione Stelline di Milano la mostra personale dellʼartista Emilio Scanavino, 'Nascenza', a cura di Elisabetta Longari. L'evento espositivo rientra nel palinsesto de La Primavera di Milano, programmazione culturale e artistica promossa dal Comune di Milano ed è inserita nellʼagenda del Fuorisalone 2014, in particolare nel progetto “5 vie art+design”.

In mostra i disegni inediti dell'artista Scanavino

Lʼesposizione vuole offrire una rilettura e un approfondimento dell'opera di Emilio Scanavino, (Genova, 1922 – Milano, 1986) - artista annoverato tra i protagonisti indiscussi della stagione informale italiana e unanimemente riconosciuto tra i maggiori rappresentanti dell'avventura segnica messa a punto durante gli anni Cinquanta - dando rilievo a quegli aspetti innovativi del suo fare artistico che mostrano un distacco dalle drammatiche urgenze dell'informale e i cui esiti appaiono spesso di sorprendente attualità. Il percorso espositivo si sviluppa intorno a un nucleo di disegni inediti, eseguiti tra il 1961 e il 1978, e 17 sculture realizzate dal 1959 al 1969 anchʼesse quasi tutte mai esposte, che instaurano tra loro un fitto sistema di relazioni, fatto di affinità e di sottili ma sostanziali cambiamenti. Con questa mostra, che riprende nel titolo Nascenza un termine ricorrente di molti dipinti di Scanavino, si vuole indagare e sottolineare la carica sperimentale del linguaggio dell'artista svelandone il particolare modo di procedere che, a partire da un nucleo primordiale di materia, da un embrione d'immagine, sviluppa numerose variazioni in una serie di passaggi e mutazioni.

Emilio Scanavino. Senza titolo, 1969, acrilico e matita su cartoncino, cm. 70x100, Fotografia di Jurgen Becker

Il percorso espositivo

Alcune forme archetipiche che tornano con insistenza - l'uovo, il nido, il pane, le mani e i nodi in continua evoluzione - testimoniano lʼessenza del processo creativo di Scanavino, strettamente connesso al ciclo della natura. La sua attenzione ai margini, ai resti, agli accadimenti quotidiani, la sua inclinazione verso il lato segreto è l'humus che dà luogo alla genesi delle sue immagini. Alcune sculture esposte, quali ad esempio Geometria malata (1967), vero e proprio objet trouvé, e la scultura del 1968 composta da tre uova in terracotta smaltata deposte su un letto irregolare di sabbia, avanzano proposte di carattere innovativo sul fronte dell'installazione, mentre sorprendono perché svelano che è soprattutto la fragilità ad attrarre lo sguardo di Scanavino. Uno sguardo che coglie il mistero, al tempo stesso meraviglioso e terribile, della legge dell'incessante trasformazione, cui partecipano tanto la natura silente degli oggetti quanto gli esseri animati di cui l'artista riesce a far percepire la natura organica. La continua messa a morte del reale che è la vita, frutto di un momentaneo equilibrio tra forze opposte, ben rappresentate dalla presenza di forme geometriche in relazione con forme organiche, sembra essere il vero soggetto dell'opera di Scanavino. La mostra sarà accompagnata da tre video (1961,1974,1980) che documentano lʼattività del Maestro, presentati nella dark room, e da un catalogo in italiano e inglese che raccoglie un ricco apparato iconografico delle opere in mostra e un testo critico della curatrice Elisabetta Longari.

Cenni biografici

Emilio Scanavino, (Genova, 1922 – Milano, 1986). Conseguito il diploma artistico, nel 1942 si iscrive alla Facoltà di Architettura dellʼUniversità di Milano, ma interrompe gli studi perché chiamato alle armi. Nel 1947 Scanavino si reca per la prima volta a Parigi dove soggiorna qualche tempo e, accanto ai critici, incontra i poeti e gli artisti, Edouard Jaguer, Wols, Camille Bryen. Lʼesperienza parigina si rivelerà fondamentale nel suo percorso stilistico, in particolare per gli echi del postcubismo che assimila e interpreta in chiave personale fin dal 1948, quando espone alla Galleria lʼIsola di Genova. Nel 1950 alla XXV Biennale di Venezia espone Soliloquio musicale e suscita lʼattenzione della critica. Sarà invitato alla Biennale di Venezia anche nel 1954, nel 1958 e nel 1960 con una sala personale. Nel 1951, in occasione di una mostra personale alla londinese Galérie Apollinaire, trascorre un periodo a Londra, dove viene profondamente colpito dallʼopera di Bacon, di Sutherland e di Matta.

Dal 1968 lavora sempre di più a Calice Ligure, avendovi stabilito una comunità artistica, specialmente dedita alle attività artigianali (ceramica). Alla sua opera sono state dedicate mostre personali presso la Kunsthalle di Darmstadt, 1973; a Palazzo Grassi di Venezia, 1973; e al Palazzo Reale di Milano, 1974. Muore a Milano il 28 novembre del 1986.

SCHEDA TECNICA

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