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Velázquez, Diego

a cura di Redazione, il 20/05/2007

Nato a Siviglia il 6 giugno 1599, Diego de Silva era figlio del gentiluomo di origine portoghese don Juan Rodríguez de Silva e della sivigliana Jerónima Velázquez, della quale adotterà il cognome, secondo l’usanza sivigliana. Nel dicembre 1610, Velázquez entrò giovanissimo nella bottega di Francisco Pacheco, diventandone l’allievo prediletto. Le sue prime opere, realizzate subito dopo l’apprendistato alla bottega di Pacheco, furono prevalentemente bodegones (scene di vita quotidiana con inserti di natura morta) e singolarissimi soggetti sacri come l’Interno di cucina con la Cena in Emaus della National Gallery of Ireland di Dublino, dove l’episodio religioso è dipinto in secondo piano, quasi un quadro nel quadro, rispetto alla cucina in cui una giovane mora sbriga le faccende domestiche. La svolta decisiva della sua carriera arrivò, tuttavia, nel 1623 quando il conte-duca de Olivares, potentissimo ministro del re Filippo IV, lo invitò a Madrid per realizzare un ritratto del Sovrano. L’attività di ritrattista di corte lo portò a studiare Tiziano e, del grande artista veneziano, riuscì a cogliere la capacità di immedesimarsi nei personaggi che aveva rappresentato, catturandone il carattere e i pensieri. Iniziò, poi, a costruire le sue scene con un nuovo senso della monumentalità e attraverso una più attenta selezione dei colori. Per migliorare il suo stile e aggiornare il proprio repertorio figurativo, tra il 1629 e il 1631 fu in Italia, dove visitò Genova, Milano, Venezia, Roma e Napoli. Rientrato a Madrid intensificò le sue attività ufficiali per conto della corte: dal 1634 al 1636 diresse la decorazione del “Salone dei Regni” nel nuovo palazzo del Retiro e, successivamente, quella del padiglione di caccia della Torre de la Parada nella foresta del Pardo. In seguito, approfittando del rinnovo di alcuni saloni dell’Alcazar, il pittore chiese al re di poter tornare in Italia allo scopo di acquistare quadri e pezzi antichi. E a vent’anni di distanza, nel 1649, visitò le medesime città. Un lungo soggiorno a Roma costituì il punto culminante del suo viaggio, qui eseguì i Ritratti dei più importanti cardinali del tempo e, probabilmente, anche la Venere allo specchio (Londra, National Gallery), eccezionale risultato dello studio compiuto dall’artista sui modelli scultorei dell’arte antica e sui nudi femminili veneziani di Tintoretto e Tiziano. Nell’ultimo decennio della sua attività, Velázquez compì una eccezionale rilettura della sua produzione, rielaborando la sua maniera sugli esempi più significativi della cultura pittorica veneziana. Tali elementi emergono anche nei numerosi ritratti dell’Infanta Margherita, primogenita del re, realizzati ripetutamente nell’arco di un decennio, seguendo quindi la progressiva trasformazione della bambina in una specie di “manichino” di corte, circondato dai vezzi e dalle lusinghe dei cortigiani. Nella primavera del 1660, Velázquez si recò nei Pirenei per allestire il padiglione delle nozze fra l’Infanta Maria Teresa e Luigi XIV di Francia; rientrato a Madrid a giugno, si ammalò poco dopo e morì il 6 agosto 1660.

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