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Varlin (Willy Leopold Guggenheim)

a cura di Redazione, il 02/05/2007

Willy Leopold Guggenheim nasce il 16 marzo 1900 a Zurigo, gemello di Erna. La sua famiglia appartiene all’alta borghesia ebraica. Nel 1912, dopo la morte del padre, essa si stabilisce a San Gallo, dove Willy frequenta il liceo e la scuola d’arte e mestieri. Dopo due semestri alla "Kunstgewerbeschule" di Berlino da Orlik, Willy prosegue nel 1922 gli studi a Parigi. Qui fa la conoscenza del commerciante d’arte Zborovski il quale gli consiglia di adottare lo pseudonimo “Varlin”, dato che il nome Guggenheim rievoca la famosa famiglia americana.
Nel 1932 Varlin torna a Zurigo, dove vive con sua madre e sua sorella. Vivono assieme fino alla morte della madre nel 1952. Rimasti soli, i gemelli continuano a stare assieme. Il loro stile di vita è modesto. Già negli anni Trenta, la famiglia perde tutto il proprio patrimonio. Il lavoro di Varlin permette a malapena di mantenere tutti. Solo negli anni Cinquanta il successo diventa tale da poter migliorare la situazione finanziaria.
Nel 1951 Varlin conosce la sua futura moglie, Franca Giovanoli, ma nessuno dei due pensa ancora al matrimonio; continua quindi a convivere con la sorella Erna. Nello stesso anno il Kunstmuseum di Lucerna espone le sue opere insieme a quelle di Max Gubler. Si tratta della prima grande esposizione delle opere di Varlin organizzata da un museo svizzero, ma, se per Max Gubler la mostra si rivela un successo anche dal profilo economico, Varlin non riesce a vendere neanche un quadro. Appena gli é possibile lascia la Svizzera: soggiorna spesso a Parigi dove incontra amici e conoscenti e trascorre alcuni mesi a Londra, Birmingham, Edimburgo, Roma, Venezia e Porto Garibaldi. Ad Almunécar, in Spagna, e a Napoli rimane un anno intero.
Spesso viene accompagnato da Erna. Nel 1963 Varlin e Franca si sposano, Varlin si separa quindi dalla sorella gemella Erna. Trasferisce il suo domicilio a Bondo, in Bregaglia, dove Franca ha ereditato un appartamento, ma mantiene lo studio a Zurigo dove può pernottare occasionalmente. A sessantasei anni Varlin diventa per la prima volta padre. Sempre di più raggiunge in questo periodo notorietà come artista, infatti afferma: "Con il tempo scopro il masochismo degli intellettuali che vengono a farsi fare il ritratto da me. La loro gioia autolesionista me ne porta sempre di nuovi: a Frisch segue ben presto Dürrenmatt [...]." In questi anni l’artista sente il bisogno di ritirarsi sempre più in Bregaglia: decide infine di chiudere lo studio di Zurigo per trasferirsi definitivamente a dipingere a Bondo.
Grazie al medico di Chiavenna Serafino Corbetta entra in contatto con il drammaturgo, scrittore e pittore italiano Giovanni Testori che ha un approccio innovativo all’opera di Varlin rispetto a come era stata recepita in Svizzera. Se fino ad allora la critica si era soffermata essenzialmente sulle tematiche della bohème, vedendo nei suoi lavori soltanto il lato clownesco, Testori va oltre cogliendone tutto il significato tragico legato alla rappresentazione della tristezza, della solitudine e della nostalgia.
Convince quindi l’artista ad esporre i suoi lavori in una grande mostra a Milano. Non sentendosi ancora pronto, Varlin posticipa più volte la data della mostra, ma anche se malato inizia a dipingere con rinnovata passione tele sempre più grandi per l’esposizione di Milano. La mostra viene inaugurato nel 1976 alla Rotonda di via Besana sotto il patrocinio della città di Milano. Un anno dopo, il 20 ottobre 1977, Varlin muore dopo lunga malattia nella sua casa di Bondo. Nel 1984 Vittorio Sgarbi dedica al maestro svizzero un ampio omaggio indagandone i rapporti con l’Italia, mentre dieci anni dopo sarà Roberto Tassi a presentarne una personale a Palazzo Reale di Milano.
 
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