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Pietro Finelli, Noir XXIX, 2012, olio su tela, cm 56X76

Border Painting

A Milano Pietro Finelli in mostra con alcune fotografie e l’ultima serie pittorica ispirata al cinema noir statunitense degli anni ’40

a cura di Redazione, il 30/12/2013

‘Border Painting’, questo il titolo della nuova personale di Pietro Finelli (1957), in programma dal 30 gennaio al 15 marzo 2014 alla Galleria Monopoli di Milano. In mostra alcune fotografie e l’ultima serie pittorica ispirata al cinema noir statunitense degli anni ’40 in cui si scorgono riferimenti alle celebri pellicole di Fritz Lang, Maxwell Shane, Edward Dmytryk, Robert Siodmak e André De Toth con tutto il loro carico di mistero e suspense, ma anche di potere debordante dell’immagine.

Il linguaggio cinematografico trasposto sulla tela

Finelli, attraverso un approccio interdisciplinare e trasversale, approfondisce il legame che vi è tra la tradizione pittorica e la pittura contemporanea e lo fa, in modo del tutto personale, trasponendo il linguaggio cinematografico sulla tela. Indaga, così, il dialogo esistente tra le arti sorelle -pittura e cinema- e s’interroga sui meccanismi di visione, creazione dell’immagine e uso della luce.

Pietro Finelli, Noir XL, 2013, olio su tela, cm 255X165

Partendo da alcuni frame di film famosi, crea un set d’immagini che innestano un rapporto dialogico e psicologico con lo spettatore, ribalta la concezione benjaminiana della perdita dell’aura dell’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica partendo dall’immagine filmica, ovvero, dall’immagine riprodotta da un mezzo di comunicazione di massa, per arrivare a farne un’opera pittorica unica, originale e autentica.

Scrive Alberto Dambruoso nel suo testo critico

Un singolare percorso quello di Finelli che riflette sulla pittura tout-court avvalendosi del linguaggio cinematografico: “In un momento storico in cui la pittura non sembra a volte stare al passo con le tecniche di ultima generazione […] la ricerca di Finelli mi sembra un ottimo esempio di come si possa ancora oggi fare una bella pittura e essere contemporaneamente del proprio tempo”.

Mystery lighting

Al di là dell’esplicito riferimento all’immaginario cinematografico, nei lavori di Pietro Finelli ritroviamo tracce barocche: la sua pittura è la pittura del buio, del nero cupo, ottenuto per velature e passaggi di colore a olio. Sono gli effetti di luce artificiale a rivelare la presenza di figure umane ritagliandone le sagome in controluce.

Il bianco e nero del noir americano diventa nelle intenzioni dell’artista un mystery lighting, cioè una vera e propria immersione in un universo buio, di angoscia che passa attraverso la forza e l’interrogazione problematica di ogni singola immagine. Nella pittura dell’artista ritroviamo l’eterna ossessione del nero che accomuna nella loro diversità interpretativa e storica tanti artisti - Caravaggio, De Ribera, Rembrandt, Goya, Odilon Redon, Manet, Burri – costretti ad arrendersi al rigore imposto dal colore dell’assenza: il non colore, nel quale solo una grande abilità tecnica riesce a trovare sfumature e vibrazioni.

Scheda tecnica

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