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Marcus Jansen. Wild Hybrids, 2013, olio, smalto e tecnica mista su tela, cm 122x152

MARCUS JANSEN

In mostra per la prima volta in italia le tele dell’artista statunitense

a cura di Redazione, il 25/11/2013

Sarà inaugurata giovedì 28 novembre e proseguirà fino al 31 gennaio 2014 la prima personale italiana di Marcus Jansen, alla Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter di Milano. In mostra, 20 opere su tela di piccolo e grande formato che presentano non solo l’ultima produzione di Jansen, con alcuni lavori realizzati appositamente per Milano, ma anche opere meno recenti per consentire una conoscenza più completa dell’artista statunitense, nuovo al pubblico italiano.

Il percorso artistico di Jansen

Scoperto da Jerome A. Donson, già responsabile delle mostre itineranti per il MOMA di New York, Jansen è ormai un artista affermato, definito da molti come un pioniere della pittura espressionista di paesaggi urbani. Tra i suoi riconoscimenti più prestigiosi si segnala il premio come miglior artista USA nel 2011, oltre alla collaborazione con Absolut Vodka. I suoi lavori si ritrovano, tra gli altri, al Museo di Arte Moderna di Mosca (MMOMA), presso il Museo Nazionale di Belle Arti di Taiwan e alla Smithsonian Institution di Washington DC.

Il racconto urbano

L’opera di Jansen si configura come un racconto urbano che si snoda tra mistero e inquietudine. Ciò che emerge a un primo sguardo – un lavoro carico di un’atmosfera metropolitana surreale dove il conscio e l’inconscio convivono – trova conferma nella tecnica utilizzata dall'artista che affronta l’atto creativo come un libero flusso proveniente direttamente dall'inconscio, senza schizzi preparatori. Questa tecnica gli consente di ricreare un originale universo dove figure molto dissimili tra loro si amalgamano in uno schema complesso, espressione del mondo profondamente interconnesso nel quale viviamo. Questi enigmatici paesaggi urbani fatti di fattorie evanescenti, case di reclusione, detriti industriali, sono abitati da creature oniriche: capre-pneumatici cornute, maiali volanti a forma di bersaglio, corvi appollaiati su fili, clown solitari. I personaggi di Jansen sono vittime dell’oblio e popolano una sorta di limbo, simbolo del loro status di paria. Accanto a queste creature, segni anodini proliferano: soli eclissati, giocattoli abbandonati, gomme, recinzioni, carrelli del supermercato, finestre sbarrate.

Dalla Guerra del Golfo al mondo dell'arte

I riferimenti letterari e storici sono un'altra chiave di lettura fondamentale per capire il mondo di Marcus Jansen che, dopo aver combattuto la Guerra del Golfo, rimane molto sensibile anche ai temi politici. A tale proposito, l’artista mette in evidenza, ora le allusioni alla Repubblica di Weimar come parallela alla nostra società contemporanea, ora l’ideale congiunzione tra l' “Arca” Titanic e quella di Noè in una nuova allegoria, ora i riferimenti al Mago di Oz, una delle icone più conosciute della cultura popolare americana. Da quest’ultimo Jansen trae anche un elemento autobiografico: l'uomo di latta, ritratto nella figura errante dell'artista che porta con sé il suo portafoglio come unico bagaglio. Formalmente il suo lavoro è un intreccio tra espressionismo, espressionismo astratto, graffiti e pop art. Con una pennellata aggressiva e spontanea, le tele di Jansen evidenziano un uso magistrale di forme contorte e colori “emotivi”, cui giustappone varie tecniche e materiali come stampe digitali, stencil e giornali. Tra i suoi progetti recenti più importanti, si ricorda il volume “The Art Album” che unisce i più grandi nomi dell’arte contemporanea a quelli del mondo della musica, tra cui Chuck Close, Marlene Dumas, Takashi Murakami e musicisti come Jay-Z e Ludacris. L’opera di Jansen è stata selezionata per la copertina del libro.

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