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Gabriele Basilico. Beirut, 1991

Omaggio a Gabriele Basilico

Il Museo della Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo ricorda il grande fotografo italiano con una selezione di 110 lavori datati tra il 1969 e il 1998, visitabili fino al 6 ottobre 2013

di Luca Maffeo, il 26/09/2013

Gabriele Basilico (Milano, 12 agosto 1944-13 febbraio 2013) possedeva una «naturale inclinazione nell’interpretare lo spazio» e dopo il liceo scelse Architettura. Introdotto alla fotografia durante il ’68, capì ben presto la portata di quel mezzo sperimentato sul campo per conoscere il cambiamento della storia e per raccogliere la testimonianza di una società in evoluzione. La scuola di Bernd e Hilla Becher, dai quali trasse l’attenzione per il “manufatto industriale”, fu la scintilla di un intenso fascino che mai lo condusse alla catalogazione oggettuale e romantica dell’edificio. Egli, semmai, si rivolse alla città mediante un’inquadratura tesa ad esaltare il «rapporto che intercorre tra i bordi – o limite visivo – e il centro» del paesaggio; il fulcro dal quale l’osservazione prende fiato e si dilata. Sia che fosse lo scorcio di una strada, piuttosto che la curvatura di un palazzo, ne acuiva la percezione e rappresentava quel pezzo d’urbe tanto imponente da apparire insondabile. È un soggetto che «non si può esaurire. Perché le città non dormono mai» (H.O. Obrist). Innanzitutto Basilico viveva la città, la sentiva respirare. I lunghi tempi di posa, la scelta del luogo ed i chilometri percorsi a piedi tra le vie di piccoli borghi o di grandi metropoli, suggeriscono un metodo di lavoro pieno della consapevolezza di voler rendere in immagine la memoria «dell’infinita ampiezza dello spazio».

Gabriele Basilico. Merlimont-Plage,1985

Il monumento, la città

Era il 1978, aveva conseguito la laurea presso la facoltà del Politecnico di Milano, quando, a partire da una stretta collaborazione con vari studi d’architettura e con l’industria del design, mise a punto la sua ricerca. La mattina del week end di Pasqua era illuminata da una luce tersa e primaverile. Il quartiere Vigentina deserto; nessun’auto sulle strade; tantomeno persone, risa e chiacchere. Solo i capannoni investiti dal gioco delle ombre che disegnava la texture e risorgeva la forma di quei luoghi un po’ abbandonati. Basilico Camminava tutti i giorni tra quelle vie, ma per la prima volta vi lesse la storia tessuta sulle mura. A cavallo del tempo, tra l’epoca dell’artigiano e il mondo industrializzato, assecondò il frutto di quella visione e si avviò a guardare la città – e le città – abitandole: immedesimandosi cioè in prima persona nello «spazio introiettato che aderisce alla percezione di chi guarda».

Da Gianni Berengo Gardin, per sua confessione, aveva imparato ad osservare con rispetto qualunque cosa si trovasse all’altro capo dell’obbiettivo. Così, senza stravolgerla, fuggendo ogni eccesso interpretativo, persino la periferia più trascurata evita di essere descritta come un inferno. Dato che il fotografo aveva optato per la resa «diretta e cosciente» del sito, declinato con garbo tra i toni del chiaroscuro.

Beirut: l’identità di una città ferita

Con tale rispetto accettò di trasferirsi a Beirut, nell’autunno del ’91, per fotografare il centro della città libanese lacerata dai bombardamenti. Il progetto – «forte, sofferente, bellissimo» – che coinvolgeva personaggi di fama mondiale quali Robert Frank e Josef Koudelka, aveva lo scopo di raccontare in maniera del tutto libera la fine della guerra e l’inizio della ricostruzione. Quanto disagio provò di fronte alla rovina! Avrebbe documentato un cumulo di macerie? In cima all’Hotel Hilton dedusse il contrario, ovvero che la distruzione «era di pelle. Come una malattia che aveva scarnificato la città, ma la cui ossatura era ancora ben presente. […] Malgrado le ferite la città non aveva perso la sua identità». La struttura, il profilo urbano, la sua immagine era tutta lì, avvalorata dal senso di vuoto a cui Basilico, ovunque fosse, anelava: per concentrarsi e «cercare il senso dello spazio».

Gabriele Basilico. MIlano, 1998

La prospettiva edificata

Si vuole accennare in conclusione, a corollario di questo breve omaggio, agli scatti eseguiti nel 1985 lungo le coste della Normandia e della Piccardia per la Mission Photographique de la DATAR. Dopo i Ritratti di fabbriche (1978-1981) scovati nelle zone conchiuse di un cuore cittadino, il nord-ovest della Francia favoriva la contemplazione di immensi scenari bord de mer, in fuga all’orizzonte. Ravvisò quindi una nuova prospettiva capiente e profonda; il vigore di una dimensione illimitata che solo parzialmente poteva essere impressa dentro i bordi naturali delle vedute urbane: « Milano – ha affermato – è una prospettiva edificata. […] Nel mio lavoro milanese l’infinito non c’è mai, perché si nasconde dietro le case».

Scheda tecnica

  • Omaggio a Gabriele Basilico
    fino al 6 ottobre 2013
  • Curatore:
    Roberta Valtorta
  • Museo Della Fotografia Contemporanea
    Cinisello Balsamo – Milano
    Villa Ghirlanda, via Frova 10
  • Orario di apertura:
    mer-gio-ven 15-19; sab-dom 11-19
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Ufficio stampa:
    Fiorenza Melani
    Tel. (+39) 02 66056633
    ufficiostampa@mufoco.org
  • Info:
    www.mufoco.org
    Tel. (+39) 02 6605661

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