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Pendini, Fulvio

a cura di Redazione, il 16/05/2007

Fulvio Pendini è nato a Padova il 24 febbraio del 1907. La predisposizione per il disegno e la pittura, che dimostra sin da bambino, viene incoraggiata dalla famiglia che giudica positivamente questa vocazione (il padre stesso si dilettava di pittura). Nel 1919 s’iscrive all’Istituto d’Arte “Pietro Selvatico” dove frequenta il triennio diplomandosi “Maestro d’arte” nel 1923. Negli anni che seguono egli continua ad esercitarsi frequentando liberamente l’Accademia di Venezia, ma applicandosi anche alla poesia e alla composizione musicale. Nel biennio 1928 -’29 presta servizio militare a Ravenna e al ritorno trova impiego come aiutante di Costa nel cantiere degli affreschi absidali di Achille Casanova nella basilica di Sant’Antonio. Quell’impresa, vera palestra di formazione per molti giovani pittori padovani, gli consentì di impadronirsi della tecnica dell’affresco e di affinare l’inclinazione verso un linguaggio terso ed essenziale che racchiude i colori entro contorni ben definiti. Le sue prime prove di pittura risalgono al 1933-’34 e la sua prima esposizione sarà la sindacale provinciale del 1935. Da allora continuerà ininterrottamente ad esporre alle mostre sindacali provinciali, interprovinciali, trivenete e nazionali. Nel ’38 viene coinvolto da Gio Ponti nella scenografia della “Mostra della Vittoria” allestita alla Fiera in occasione delle celebrazioni per il ventennale della vittoria della guerra del 1915-’18. Realizza insieme a Giovanni Dandolo una della due grandi carte geografiche che illustravano i mutamenti geo-politici avvenuti con la guerra. Il sodalizio con Ponti continua nel cantiere  dell’Università dove l’architetto gli affida l’esecuzione degli affreschi della sua “Scala del Sapere”, ingresso d’onore al Rettorato.
Tra il 1943 e il ’45 la città sperimenta una prima fase di apertura e aggiornamento verso la cultura europea che fa capo a un milieu di intellettuali e professori universitari e alla casa editrice, rivista e galleria d’arte, “Le Tre Venezie”. Pendini partecipa a quel fervore generale di nuove conoscenze, idee e iniziative. La sua pittura assorbe ed elabora le novità alimentando una disposizione sperimentale che durerà, evolvendosi, sino ai primi anni sessanta. Nel 1946 fonda insieme ad altri artisti la “Congrega del coccodrillo” dal nome di un bar in piazza Cavour dove artisti di diverse generazioni si trovavano a discutere e a esporre. Collegato alla galleria Bordin fu invece, in quello stesso torno di mesi, il gruppo “Il bastione” che lo vide egualmente in prima linea. Dal 1948 sino al 1954 partecipa a tutte le edizioni della Biennale di Venezia e dal 1951 al 1965 alle Quadriennali di Roma. Partecipa anche a numerosi Concorsi e Premi a partire dal Bergamo e dal Cremona dei primi anni quaranta, sino al Michetti, Alessandria, Esso, Saint Vincent, Suzzara, Imola ecc.. Tra l’immediato dopoguerra e i primi anni cinquanta Pendini ottiene l’attenzione della critica e della stampa con le opere esposte in Biennale, nelle mostre veneziane e a Milano, da Gian Ferrari e al Naviglio. Tuttavia il suo baricentro rimangono Padova e la sua famiglia: la moglie Cesarina, le figlie Maria Teresa e Benedetta e il figlio Umberto. In quegli stessi anni del dopoguerra inizia anche la sua carriera nel campo degli affreschi urbani e d’interni. Tali decorazioni vengono realizzate direttamente su muro o su grandi pannelli e hanno per soggetto paesaggi, vedute di città e nature morte con oggetti relativi all’identità del luogo oppure legati alla sua cifra stilistica come le famose ceste o le gabbie con gli uccelli e vasi, macinini, bottiglie gatti ecc.. Tra il ’52 e il ’56 porta a compimento le decorazioni all’Università con la veduta di Padova nel sottoportico di via S. Francesco e gli affreschi nel salone dell’anticamera del Rettore. Pendini si distingue anche per le pitture di soggetto religioso e la partecipazione a mostre d’arte sacra. Negli anni cinquanta si consolida il rapporto con la galleria Farsetti (allora ancora Falsetti) di Prato che consente all’artista di partecipare a mostre fiorentine e di entrare nelle collezioni toscane di pittura e di grafica tra cui la prestigiosa collezione di Giuliano Gori.
Nel 1951, insieme all’Associazione pittori e scultori di Padova, promuove e organizza la rinascita delle Mostre Trivenete con cadenza biennale, allargate alla scultura sin dall’edizione del 1953, ma in modo definitivo dal 1955 con l’istituzione della Biennale Internazionale del Bronzetto. Nella veste di segretario egli attivò tutte le conoscenze nel campo dell’arte che aveva accumulato nella sua carriera come dimostra il carteggio con Fortunato Bellonzi nell’archivio della Quadriennale di Roma, e quello con Giuseppe Marchiori nell’Archivio Marchiori a Lendinara di Rovigo. Le BAT divennero un punto di riferimento e di animati dibattiti durante tutto il ventennio successivo. Furono anni decisivi per le sorti dell’arte sempre più divisa tra la tradizione della pittura e della scultura, pur aggiornate negli idiomi, e l’estremismo sperimentale delle neovanguardie degli anni sessanta e settanta. Pendini fu segretario di quella manifestazione sino al 1973 immedesimandosi con il suo spirito e le sue contraddizioni fino alla fine, finché la salute gli consentì di occuparsene. Dal 1951 alla fine degli anni sessanta collaborò con l’Azienda di soggiorno di Abano Terme e con l’Ente provinciale del turismo di Padova, realizzando le copertine per i dépliant promozionali e per il periodico “Vita euganea”.

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