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Primaticcio, Francesco

a cura di Redazione, il 10/03/2007

Nato a Bologna nel 1504, Francesco Primaticcio incarna la figura dell’artista polivalente. Pittore, stuccatore, scultore, eccellente disegnatore, creatore di costumi e decori effimeri, architetto e, infine, sovrintendente dei palazzi del re, egli è l’artista che con Rosso Fiorentino, Luca Penni e Cellini e, più tardi, il modenese Nicolò dell’Abate, trapianta il manierismo italiano alla corte di Francia. Primaticcio lavora in gioventù per quattro anni a Mantova come aiuto di Giulio Romano nel cantiere di Palazzo Te ed è qui che avviene la sua formazione in contatto diretto con la pittura del maestro che da Mantegna riprende l’arte dell’illusionismo e da Raffaello lo studio filologico dell’antico. In Palazzo Te, secondo la testimonianza del Vasari, egli dipinge ad affresco su cartoni di Giulio Romano; realizza inoltre stucchi su invenzione dello stesso maestro. Il nome del Primaticcio si lega presto a quello di Fontainebleau, la residenza favorita del re di Francia Francesco I di Valois, definita con generosità da Giorgio Vasari “quasi una nuova Roma”. L’esempio che il re intende seguire a partire dal 1528 per la ristrutturazione della reggia, dapprima fabbrica utilizzata per le battute di caccia, è quello di Palazzo Te, raffinata dimora principesca. A questo scopo, Francesco I tenta di avere a corte importanti artisti italiani come Michelangelo e Giulio Romano ma, data la loro indisponibilità, la scelta ricade su Rosso Fiorentino e Primaticcio. L’influenza di questi due artisti in Francia risulta da questo momento in poi determinante, dando origine alla Scuola di Fontainebleau. Attorno al 1535 comincia a lavorare alla decorazione dell’ingresso monumentale del castello, la Porta Dorata, i cui ambienti interni presentano affreschi con storie di Ercole e Onfale. Dopo la morte di Rosso Fiorentino, nel 1540, al Primaticcio, nominato nel frattempo Pittore del re, viene affidata la direzione generale dei lavori; e nel 1544 il viene nominato abate di San Martino a Troyes, ruolo titolo che gli assicura diversi benefici. Anche dopo la morte di Francesco I nel 1547, egli continua a lavorare sotto i tre sovrani successivi (Enrico II, Francesco II e Carlo IX). Negli ultimi anni della sua vita Primaticcio viene affiancato dal modenese Niccolò dell’Abate il quale, su suo disegno, affresca la Sala da ballo. La sua è un’attività sempre più di sovrintendente: disegna costumi per mascherate, apparati scenici, dirige la manifattura degli arazzi e cura la fusione dei bronzi tratti dai calchi che egli stesso ha fatto eseguire nei suoi frequenti viaggi a Roma: ha così modo di lavorare a fianco del Vignola, di Benvenuto Cellini e dell’architetto Sebastiano Serlio. Per Diana di Poitiers, la favorita di Enrico II, disegna alcune vetrate del suo castello ad Anet. Lavora nei giardini progettando la Fontana di Ercole sormontata dall’Ercole di Michelangelo (statua di cui non si hanno più notizie dal Settecento) e il Padiglione di Pomona, decorato insieme a Rosso. Progetta infine i monumenti funerari dei re, suoi protettori, nella basilica di Saint Denis.

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