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Mondino, Aldo

a cura di Redazione, il 20/04/2007

Aldo Mondino (Torino 1938-2005) nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta per due anni l’Atelier 17 di William Heyter. Studia mosaico con Severini. In questi anni, viene in contatto con giovani pittori surrealisti - esperienza che lascerà le tracce nelle opere ludiche degli anni Sessanta. Nel 1960, torna in Italia, a Torino, per il servizio militare. L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, si rivela fondamentale. Proprio da lui, infatti, allestisce la prima mostra personale.

I quadri, sono aperte citazioni di pittori, da Casorati a Dine, con riferimenti al mondo pop, alla segnaletica stradale e all’universo infantile (Donna con le uova di Casorati, 1964). Nel 1964, tiene una personale alla Galleria La Salita. Nel 1969, all’Arco d’Alibert a Roma, presenta Ittiometro. Da questo momento in poi, comincia ad utilizzare scritte, parole e a sperimentare materiali inusuali, come lo zucchero (Rosa di zucchero, 1972).

Nel 1970, nasce la serie dei King. Partendo da un fantoccio del tutto somigliante al pittore, Mondino lo ritrae disposto come su un quadrante di un orologio. Un’operazione del tutto concettuale, legata alla magia della scansione del tempo. Questo sarà ricordato dall’artista, come il primo incontro con se stesso e con la pittura. Nel 1976, partecipa alla XXXVIII Biennale di Venezia, in cui si impegna in un parallelismo filologico tra la sua arte e la composizione di Schönberg.

Nel 1983, allo Studio De Ambrogi di Milano, allestisce una mostra sul tema degli Angeli. Marco Menguzzo lo invita, nel 1988, a partecipare alla manifestazione Verso l’arte povera, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano. Dopo il 1985 inizia il ciclo legato ai viaggi: Marocco, Turchia, India e l’oriente in generale, con un occhio di riguardo nei confronti della Spagna con i suoi tori e toreri. Nei quadri di tema orientaleggiante, Mondino rende protagonisti personaggi della vita araba, ma anche rabbini, ortodossi, sultani turchi e danze di Dervisci, senza tralasciare personaggi più comuni come i mercanti dei bazar.

Negli ultimi anni, però, si esprime anche in quella che è una delle sue più grandi aspirazioni, la scultura, realizzando, ad esempio, una gettata in bronzo dal titolo "La mamma di Boccioni", dove il seno della donna è costituito da due grosse bocce. La sua insaziabile curiosità lo porta poi ad avvicinarsi al bricolage e alla ceramica, che interpreta anche come elemento di decoro di quadri.

A Partire dagli anni Novanta, il suo interesse si focalizza su temi orientaleggianti. Alla Galleria Sperone di Roma, realizza nel 1990, una mostra con opere in cioccolata e zucchero. Compie un viaggio in Marocco, Palestina, Turchia. Nel 1993, alla Biennale veneziana, espone una serie di quadri di grandi dimensioni, rappresentanti i Dervisci nell’atto di danzare. In questi anni, l’oriente, coi suoi volti e i suoi colori, sarà l’elemento dominante della sua poetica (Schekitah, 1994; La siesta, 1997). Nel 1996, Alessandro Bagnai organizza a Siena una mostra, in cui espone opere sul tema della Corrida e del Palio.

Nel 1997 la Galleria Astuni organizza a Fano, con il partrocinio della Regione Marche, Dal Re Salomone agli Gnawa, un’importante mostra allestita in diverse locations della città (Chiesa di S. Arcangelo, Cortile della Residenza Municipale), dove vengono esposte più di cinquanta opere. La passione nel realizzare lavori tridimensionali, lo porta ad utilizzare materiali particolari, come la cioccolata (Scultura un corno). Caratteristica comune alle due mostre intitolate The Bizantine World di Milano (Galleria Milleventi) e di Roma (Galleria Lo Sperone) del 1999, è infatti l’utilizzo esclusivo di cioccolatini.

Nel 2000, compie il primo viaggio in India e realizza la mostra dal titolo Flovers, alla Birla Accademy di Calcutta. Nel 2001 la Galleria Astuni realizza a Pietrasanta una doppia personale, Gnawa e Torso Torsolo rosicchiato da Rodin, a cura di Luca Beatrice. Nel corso della mostra Gnawa si svolge una serata evento con danzatori orientali, mentre Torso torsolo, basata su uno dei calembours scaturiti dalla straordinaria ironia dell’artista, presenta una serie di sculture in marmo in forma di mela dal cui torsolo rosicchiato prendono vita altre figure e una serie di pastelli su carta dallo stesso soggetto.

Era un artista poliedrico Aldo Mondino, un artista che non ha mai avuto paura di andare controcorrente, anzi lo faceva per scelta. La sua vena creativa, supportata da una vasta cultura, lo portava a sperimentare continuamente, a reinventare le correnti che lo avevano ispirato, a ironizzare sugli artisti da cui aveva voluto distinguersi, a provocare per sentirsi libero.

È morto il 10 marzo 2005 in quella Torino in cui era nato 67 anni prima. Un infarto l’ha strappato alla sua vitalità, alla sua voglia di vivere e rimettersi continuamente in gioco.

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