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Jernej Forbici, Blury future with fake plastic flowers, 2011, tecnica mista su tela, 155x125 cm.

JERNEJ FORBICI

Con ‘Last Flowers’ il pittore sloveno racconta e denuncia i soprusi compiuti dall’uomo nei confronti della natura

a cura di Valentina Redditi, il 17/09/2012

Dal 18 settembre 2012 gli spazi della Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter di Milano ospitano ‘Last Flowers’ mostra dell’artista sloveno Jernej Forbici il cui tema fondante è il problema del riscaldamento globale e degli effetti che questo ha sulla vegetazione del pianeta.

Il progetto espositivo

Il progetto espositivo, curato da Fortunato D’Amico e pensato appositamente per gli spazi della galleria milanese, prevede quattro lavori le cui grandissime dimensioni (due misurano 500x380 cm e altri due 200x380 cm) hanno la precisa intenzione di far sentire piccolo il visitatore, di farlo entrare in un luogo sacro cui approcciarsi con il dovuto rispetto; due teche di vetro mettono in mostra alcune piante morte: al loro interno la temperatura raggiunge i 45 gradi, condizione termica alla quale il pianeta si sta avvicinando a grandi passi e in cui la maggior parte delle piante muore. Infine, la sezione New Documents: 80 opere di piccole dimensioni presentate come prove di un processo il cui imputato è l’uomo.

L’evento che sta all’origine dell’arte di Forbici

Nel percorso artistico e personale di Forbici l’evento che sta all’origine della sua arte è la contaminazione della falda acquifera della zona di Maribor, nel nord-est della Slovenia, con le scorie non eliminate di un’industria dell’alluminio. Narrarne e testimoniarne la vicenda attraverso le immagini ha fatto di Jernej Forbici, nato a un passo dalla discarica micidiale, un artista militante. Chiamarlo paesaggista sarebbe infatti riduttivo. La sua è una pittura materica, graffiata, sofferta, che tratteggia in pochi gesti l’orizzonte, la campagna coltivata, scorci di bosco, qualche scheletrico profilo di albero e fiumi dall’iridescenza ingannevole.

Jernej forbici, What lies beneath, 2007, acrilico e olio su tela, 250x500 cm

Un linguaggio composto ed elegante

Lontano dal suo piccolo paese, Jernej Forbici ha compiuto un cammino di formazione artistica che gli ha permesso di potenziare i suoi strumenti espressivi e dar voce a un’appassionata quanto attuale difesa della natura. Ha imparato la lezione della pittura dell’Ottocento e su quella base si è costruito una poetica modernissima del paesaggio. Lasciata alle spalle la natura idilliaca, superato il concetto della natura matrigna, è arrivato alla lirica della natura morente. L’agonia del pianeta è descritta nei suoi dipinti senza clamore e senza rumore. Con toni pacati, in un linguaggio composto ed elegante.

Scheda tecnica

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