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Elad Lassry. Short Ribs, Eggs, 2012, C-print, cornice dipinta, cm 36,8x29,2x3,8. Courtesy Massimo De Carlo

Elad Lassrye

Dalla Biennale di Venezia al PAC di Milano

a cura di Redazione, il 03/08/2012

Fino al 16 di settembre 2012 Il PAC, Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, ospiterà la mostra di Elad Lassrye. E' la prima esposizione monografica che un’istituzione museale italiana dedica al lavoro dell'artista.
La mostra, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Moda, Design e dal PAC, e curata da Alessandro Rabottini ad oggi rappresenta la più ampia panoramica mai realizzata sul lavoro dell’artista israeliano, che il pubblico italiano ha già avuto modo di apprezzare nell’ultima edizione della Biennale di Venezia.

Il percorso espositivo


Ciò che caratterizza il lavoro di Lassry è una riflessione sull'ubiquità dell’immagine nella società contemporanea e sulla possibilità di ridefinire codici visivi conosciuti e abitudini interpretative. In questa mostra vengano presentate un’ampia selezione di opere a parete, quattro film, nuove opere di scultura e un’installazione che fonde fotografia, scultura e architettura realizzata appositamente per il PAC. A partire dalla sua recente comparsa sulla scena internazionale, il lavoro di Elad Lassry ha subito attratto l’attenzione di pubblico e critica tanto per la forza visiva quanto per il rigore concettuale che lo contraddistinguono. Se all’inizio della sua carriera i principali mezzi espressivi utilizzati da Lassry erano la fotografia e il film in 16 mm., la sua più recente produzione include anche la scultura, l’intervento architettonico, il disegno e la performance. La maggior parte di questi media sono presenti al PAC in un percorso che li pone in dialogo reciproco.

La fotografia

Le fotografie di Elad Lassry presentano soggetti all’apparenza familiari – persone, animali, luoghi e oggetti più o meno banali – ma è il modo in cui l’artista li ritrae a produrre un effetto ambiguo e straniante. Le pose delle persone sono artefatte, gli animali e, più in generale, la natura appaiono del tutto artificiali mentre gli oggetti – molti dei quali sono arrangiati in composizioni che ricordano la fotografia pubblicitaria – sembrano non appartenere al dominio della funzionalità, nonostante non sia chiaro se abbiano un significato simbolico.

Elad Lassry, Woman (Green Bow), 2012 C-print, cornice dipinta, cm 29,2x36; 8x3,8, Courtesy Massimo de Carlo

L’universo visivo di Elad Lassry

L’universo visivo di Elad Lassry è privo di parole: non soltanto i suoi film sono muti ma, più in generale, la perfezione formale delle sue immagini e la loro elaborata costruzione fanno sì che la possibilità che un’immagine significhi o racconti qualcosa venga per un attimo sospesa. Più che lo spazio di una narrazione, le immagini di Lassry sono una superficie sulla quale si riflettono seduzione e repulsione, ambiguità e straniamento. Una serie di stratagemmi formali messi in atto creano ulteriori forme di ambiguità a livello percettivo: tra l’immagine e la sua cornice, infatti, Lassry stabilisce corrispondenze cromatiche che rafforzano l’oscillazione tra bidimensionalità e tridimensionalità, trasformando l’immagine stessa in un oggetto che sembra prossimo alla scultura, mentre l’assenza di luce naturale produce un’intensità cromatica che acuisce la tattilità delle immagini.

Il lavoro dell'artista

Nel lavoro di Lassry tutto esiste all’interno di un regime di orizzontalità, all’interno del quale ogni gerarchia tra figura, oggetto e ambiente è eliminata: persone, cose, animali e luoghi sembrano provenire da un universo dove la spontaneità è bandita e dove la memoria si confronta con un senso di fine imminente. Altrettanto può dirsi dei film in 16 mm, di cui la mostra milanese presenterà una selezione di quattro opere prodotte tra il 2007 e il 2010: qui il movimento esiste soltanto come attenta coreografia, mentre tra figura e ambiente si stabilisce, ancora una volta, un’osmosi visiva che riporta tutto sul piano di un’esistenza ottica e percettiva.

L'interpretazione della visione dell'immagine

Gran parte del lavoro di Elad Lassry consiste in una riflessione sull’atto stesso del vedere, sulla costruzione della rappresentazione e su come noi stessi guardiamo le immagini, proiettando su di esse significati che sono loro estranei e che provengono dalla nostra stessa esperienza autobiografica e culturale. Per Lassry, infatti, l’atto dell’inquadratura non è soltanto un dispositivo formale nelle mani dell’artista ma è anche, e soprattutto, un dispositivo interpretativo che fa appello alla posizione dello spettatore: è per questo motivo che le sue immagini non sono accompagnate da una precisa spiegazione né la loro origine è in alcun modo chiarita.

Elad Lassry. Four Braids (Blue), 2012, C-print, cornice dipinta cm 36,8x29; 2x3,8, Courtesy Massimo De Carlo

La pratica artistica di Lassrry

In mostra saranno inoltre presenti interventi spaziali che rafforzano il discorso sulla visione come forma di costruzione, tanto nella produzione delle immagini quanto nella loro lettura. Nella sua pratica artistica Lassry conduce a una nuova sintesi le premesse contenute in una serie di esperienze ormai storicizzate: dalla fusione tra otticità e tattilità presente nelle fotografie di László Moholy-Nagy, fino alla natura concettuale dell’immagine che attraversa il lavoro di artisti come Richard Prince, Louise Lawler e Sharon Lockhart, passando per la frizione tra iper-realismo e finzione che caratterizza certe forme di Robert Gober e Richard Artschwager.

Brevi cenni Biografici

Mostre personali di Elad Lassry sono state allestite presso prestigiose istituzioni internazionali come il Whitney Museum of American Art di New York, la Kunsthalle di Zurigo e il Contemporary Art Museum di St. Louis. Lassry ha inoltre preso parte all’ultima edizione della Biennale di Venezia e a mostre collettive presso il MoMa e il New Museum di New York, la Schirn Kunsthalle di Francoforte, il CAPC di Bordeaux, l’Institute of Contemporary Art di Philadelphia, la GAM di Torino.

    Scheda Tecnica

  • Elad Lassry
    fino al 16 settembre 2012
  • Curatore:
    Alessandro Rabottini
  • PAC Padiglione d’Arte Contemporanea
    Milano, Via Palestro 14
  • Orario:
    lun 14.30–19.30; mar-dom 9.30-19.30; giov 9.30-22.30
  • Ufficio Stampa mostra:
    Studio Pesci, Sara Zolla
    Tel. (+39) 051 269267
    sara.zolla@studiopesci.it
    Studio Pesci
  • Ufficio stampa Comune di Milano:
    Elena Conenna
    Tel. (+39) 02 88453314
    Elenamaria.Conenna@comune.milano.it
  • Info:
    Tel. (+39) 02 88446359
    Comune di Milano

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