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Paolo Maggis, Stars, olio su tela, 130x130cm, 2012

PAOLO MAGGIS & OLIVER CZARNETTA: WEISSE ASCHE

Fino al 9 giugno la galleria Queen Anne di Lipsa ospita “Ceneri bianche”, la doppia personale di Paolo Maggis e Oliver Czarnetta, sul tema dell’essere e dello svanire delle cose

di Luca Maffeo, il 14/05/2012

Cosa c’è tra il bianco e il nero… Banalmente diremmo: le scale di grigio! Ma se solo per un istante fossimo in grado di leggere le lievi sfumature che intercorrono tra i due estremi, quanti colori potremmo osservare?
Ad una prima domanda se ne dovrebbe poi affiancare una seconda, per chiedersi cosa spinga “di nuovo” un artista a scolpire o dipingere, mentre il poeta ritorna imperterrito sulla pagina già piena di parole, poiché, in fin dei conti, la storia che si narra è sempre la stessa, mutevole e mai statica.
Le case in cemento di Oliver Czarnetta, scultore di Aachen, e Paolo Maggis, artista di Milano che ha fatto del dipingere un metodo dai mille risvolti, l’azione d’indagine delle cose del mondo, si incontrano a Lipsia. Interrogano l’esistenza, la sua finalità, attraverso lavori nati dai sedimenti del tempo e della storia. Aurei, cinerei e monumentali i primi, in dialogo con la squillante e delicata pittura dell’artista italiano, i cui soggetti scorrono accarezzati sulle tele, fluidi come l’acqua e pieni di un’esperienza crudele, ma dagli accenti variopinti del cielo.
Fuori dalla costrizione delle regole formali, ripercorrono la tradizione, in continuità con i torrioni babilonesi delle porte di Ishtar, dove la ceramica era invetriata per durare attraverso i millenni, e l’uomo davanti al Chaos opponeva la bellezza del colore e la religiosità dello sguardo; ciò che Giacometti considerava “la differenza tra la vita e la morte”.

Una casa dentro l’altra

Paolo Maggis, Dusk, olio su tela, 250x200cm, 2012

Per essere uno scultore, lo spazio non è un alibi. Oliver Czarnetta osserva al contrario, guarda dentro, scava nei ricordi pregressi dell’animo e trova, continua a trovare porte che si aprono e fessure minuscole che mostrano un immenso “altro”. Tutto ciò che lo spazio fisico ed esterno cela e racchiude egli lo intuisce e lo percorre. La conoscenza, il cammino della persona si tramuta così in una forma poetica tanto semplice quanto affascinante: sono case-nelle-case-nelle-case (Haus im haus, im haus, 2010), come il gioco della matrioska nelle mani di un bambino curioso, per niente annoiato da quel ripetersi di oggetti che contengono altri oggetti. Ad un primo colpo d’occhio appaiono uguali, eppure variano nel particolare, sorreggono diverse sfumature in un continuo rapporto tra il dentro e il fuori, poiché non c’è monotonia, ma solo varietà e implemento di coscienza. La routine visiva è rotta, le spaccature nel cemento impediscono un’osservazione simmetrica, e ciò che all’interno si mostra corregge lo sguardo, lo sposta e lo obbliga a cambiare direzione. Un oggetto come un soggetto può essere quindi unico e molteplice, come le izbe contadine russe descritte da Vasilij Grossman: “Non ce ne sono due perfettamente identiche. Ciò che vivo non ha copie. […] Dove la violenza cerca di cancellare la varietà, la vita si spegne”. Un volto dunque, diventa l’espressione della sua memoria nel presente: lo spettro che racchiude dietro una patina di resina i frammenti, le ceneri di una vita (Spektrum, 2010).

Oliver Czarnetta, Spektrum, resina e materiali vari, dimensioni naturali,

Paolo Maggis: Earth and Stars

Non disdegna il soggetto, ma lo reputa arbitrario ai fini del significato, Paolo Maggis. È cosciente che il colore, il pennello, la spatola e talvolta anche le dita, sono gli strumenti non più vergini di un rapporto generatore del bello che dipinge l’uomo all’ombra del desiderio. Egli cattura la vicenda, sua e quella di tutti, sulla scia di una pittura che si è fatta ricordo (Dad’s profile, 2011), evanescente, dalla stesura liquida, e le azioni e i volti hanno il peso di una piuma (Chair lift; Dusk, 2012). I quadri diventano così lo spazio “dove accadono i fatti della vita”, da lui infuocati e nello stesso tempo sfiorati con estrema tenerezza materna (Cream, 2011). In questo iniziale passo espositivo l’artista italiano apre un progetto ben più vasto di cui White Ashes è solo il primo di cinque capitoli, i quali lo porteranno dalla Germania alla Spagna e di nuovo in Italia: diversi luoghi per narrare nella sua multiforme pluralità la struttura intrinseca che lega l’umano al perpetuo. “Earth and Stars” (questo il titolo del progetto), due opposti, come il bianco e il nero, coesistenti nell’esperienza mattutina di un uomo che si sveglia guardandosi le piaghe e scopre l’universo (Morning, 2012). Poiché, cos’è mai la cenere se non il sedimento dell’eterno?
Dalle case si è finalmente sprigionato il colore delicato dell’esistenza, vissuta sulla soglia che già intravede il pendio che sale del Purgatorio, quando col sorriso sulla bocca ci si scrolla di dosso la polvere del cemento e si esce allo scoperto per “riveder le stelle” (Stars, 2012).

    Scheda Tecnica

  • Oliver Czarnetta & Paolo Maggis: Weisse Asche
    Fino al 9 giugno 2012
  • Galerie Queen Anne
    Spinnereistr. 7 / Halle 10 E
    04179 Leipzig
  • Orario di apertura:
    mar-ven, ore 13-18; sab, ore 11-18
  • Biglietti:
    ingresso libero
  • Info:
    +49 (0) 341/56 58 761
    info@queen-anne.de
    www.queen-anne.de

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