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Lo storico e critico d’arte Lorenzo Canova, curatore dei Kalenarte 2011 e del relativo catalogo

Special / Kalenarte: le interviste di Artelab

A colloquio con Lorenzo Canova, curatore di Kalenarte 2011, e con lo storico ideatore del progetto, Massimo Palumbo

di Angelo Pinti, il 20/04/2012

Storico e critico dell’arte, Lorenzo Canova è il curatore dell’ultima edizione di Kalenarte, intitolata “Il disegno del tempo”, e del relativo catalogo che viene presentato domani (sabato 21 aprile) a Casacalenda (CB), nella stessa giornata in cui saranno inaugurate le opere site-specific di Stefania Fabrizi e Susanne Kessler, protagoniste del nuovo progetto.

[Artelab] Cosa l’ha spinta a scegliere queste due artiste?

[Canova] È stata una decisione presa con Massimo Palumbo. Stefania Fabrizi e Susanne Kessler sono due artiste già presenti più volte in mostre in Molise ed esponevano insieme al Premio Termoli che ho curato nel 2011. In quell’occasione abbiamo deciso di realizzare un’edizione dedicata a due donne e il loro lavoro ci sembrava particolarmente adeguato per proseguire il progetto di Kalenarte.

Come si colloca la loro opera rispetto alla ventennale esperienza di Kalenarte, ovvero: in cosa rappresentano un elemento di continuità, e in cosa, eventualmente, di innovazione?

La continuità è nella loro volontà di rendere un omaggio a Casacalenda, di integrarsi con il suo tessuto storico, urbano e sociale e di proseguire un discorso artistico che ha ormai più di venti anni; la novità è nell’essenza stessa del loro lavoro, nella presenza delle opere in un assetto che ovviamente viene ricodificato da questi due nuovi interventi di grande leggerezza e di intenso lirismo.

Lei è professore associato di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi del Molise, dove dirige l’ARATRO - Archivio delle Arti Elettroniche, Laboratorio per l’Arte Contemporanea. Come vede la sinergia fra università e arte contemporanea in Italia, e in particolare nel Molise?

Io non posso che vederla positivamente, sia per formare degli studiosi in grado di lavorare sul contemporaneo con rigore scientifico e consapevolezza, che per una conoscenza adeguata e diffusa dei linguaggi dell’arte contemporanea, di fondamentale importanza in molti contesti, anche mass mediatici, che oltrepassano il ristretto numero delle persone legate al settore. È sempre più necessario insegnare a usare con esattezza la grammatica dell’arte contemporanea.

Quali linee di sviluppo intravede?

Stefania Fabrizi, Il gioco del sole

Moltissime, dal dialogo tra istituzioni per la promozione del contemporaneo alla messa in opera di progetti di ricerca dedicati in modo specifico all’arte contemporanea anche in un’ottica interdisciplinare, come ad esempio abbiamo già fatto in passato (e stiamo ancora facendo) all’Università del Molise lavorando in team con sociologi, filosofi, antropologi e storici dell’arte.
Io tengo particolarmente alla formazione dei giovani studiosi, sia negli aspetti delle conoscenze curatoriali, che nello studio della storia dell’arte, anche recente, che va interpretata con strumenti adeguati, senza dimenticare anche la formazione dei docenti che avranno il compito di educare i bambini e i giovanissimi ai linguaggi e alla storia dell’arte contemporanea.

Il progetto Kalenarte nasce, su iniziativa dell’architetto e artista Massimo Palumbo, dall’idea del paesaggio come realtà etica in senso kantiano, in quanto opera dell’uomo sulla natura. Pensa che questa concetto possa avere una valenza particolare oggi, dato il contesto storico e sociale in cui viviamo?

Certamente, perché serve sia a valorizzare l’intervento dell’uomo, la cultura che interpreta e modella la natura, che a dare sempre più valore al rispetto del territorio, del paesaggio e della sua conformazione, che gli artisti interpretano senza stravolgere.

MASSIMO PALUMBO

Massimo Palumbo è l’ideatore del progetto Kalenarte, da lui avviato nel 1990, nonché presidente dell’omonima Associazione Culturale che lo sostiene e promuove assieme al Comune di Casacalenda. In poche parole, la memoria storica di un’iniziativa che, attraverso il Museo all’Aperto, ha dato vita a una realtà che ha pochi paragoni, meta immancabile per artisti e appassionati di arte contemporanea.

[Artelab] Pensa che questa scopo abbia una valenza particolare oggi, dati i tempi che viviamo, piuttosto che in passato?

Massimo Palumbo, Calips (2011)

[Palumbo] Sicuramente. Mai come l’oggi che viviamo ha bisogno di atti etici, e se a questo possiamo aggiungerci anche la bellezza, meglio. Ma oggi in particolare c'è fame di azioni che rimettono al centro i valori etici che sono alla base della nostra dignità di uomini. È nostro dovere guardare e operare in questa prospettiva. È questo l’agire che ci ha guidato, in questa esperienza sul campo, nel caso di Kalenarte a Casacalenda, nel Molise. Sicuramente abbiamo cercato di coniugare il fare arte con luoghi abbastanza incontaminati, un tessuto urbano carico di storia e di vissuto.
Come dire il contrario dei non luoghi, dei supermercati, delle periferie anonime e senza anima. L’uomo ha bisogno, mai come oggi, di recuperare valori che lo pongono di nuovo al centro della società.
La realtà molisana, poi, costituisce indubbiamente un patrimonio di eccezionale valore da un punto di vista storico, naturalistico ma soprattutto paesaggistico, in particolare dove sono ancora vive le testimonianze più tipiche del mondo agricolo.

L’iniziativa ha un potenziale anche dal punto di vista della valorizzazione di una terra al di fuori dei grandi circuiti nazionali, come il Molise. L’Arte può essere una risorsa importante per lo sviluppo del territorio?

Sì, abbiamo sempre pensato che la cultura in genere e le sue diverse espressioni siano motori importanti per le possibilità economiche che nel tempo si possono esprimere. È già stato dimostrato come in alcuni ambiti territoriali il rispetto dell’ambiente, integrato con l’arte, le tradizioni, il folklore, abbia costituito un volano straordinario di crescita economica che volendo... anche il territorio casacalendese può esprimere. Il fatto poi che il Molise sia fuori dai grandi circuiti nazionali può, a prima vista, essere letto in negativo. Per quanto possiamo dire noi, invece, la condizione va letta in positivo. Perché al contrario significa qualità, ricchezza che mai come oggi è utile e può fare la differenza. In un quadro del genere, un progetto come quello di Kalenarte sicuramente è da leggere come possibilità e risorsa importante per lo sviluppo del territorio.

Massimo Palumbo, La scacchiera (1992)

Sabato 21 aprile verrà presentato a Casacalenda il catalogo dell’ultima edizione di Kalenarte. Un anno fa, a Roma, nella sala della Protomoteca in Campidoglio e presso la Raccolta Manzù della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, era stato presentato “XX Kalenarte 1990-2010… un filo lungo vent’anni”, che ripercorre invece tutta la storia del progetto. Lavorare a questo volume, da lei curato, le ha dato nuove prospettive di lettura dell’attività ventennale di Kalenarte?

Il lavoro avvenuto intorno a questo volume è stato lungo ed esaltante. Aver avuto la possibilità di presentarlo, e questo in situazioni di grande prestigio, ha dato ancora più senso a questo nostro impegno, incoraggiandoci sull’importanza di andare avanti. Naturalmente grande è stata la visibilità per il nostro progetto, per Casacalenda, il Molise. Il volume ha raccolto i frutti di una lunga esperienza che è andata ad arricchire il patrimonio culturale di Casacalenda e del territorio circostante, attraverso i sedici interventi del Museo all’Aperto e le donazioni alla Galleria d’Arte Contemporanea “Franco Libertucci”, che dobbiamo anche dire hanno fatto di una piccola realtà civica un esempio di eccellenza che merita di essere sempre più conosciuto.
L’occasione è stata di eccezionale importanza per conoscere, anche al di fuori del territorio molisano, queste realtà culturali, attraverso le dirette testimonianze degli artisti che hanno sempre creduto nella validità del progetto, incoraggiandone le attività e partecipando con le loro opere all’arricchimento delle collezioni sia del Museo all’Aperto che della Galleria.
Da non dimenticare un’altra occasione avuta proprio quest’anno: la partecipazione a una tavola rotonda presso il Museo Manzù di Ardea (facente parte della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma), dedicata al confronto tra la Raccolta Manzù intesa come museo legato al territorio e l’esperienza territoriale, che è andata ad arricchire il patrimonio culturale di Casacalenda in Molise.

E in chiave futura?

Massimo Palumbo, Tsunami (2005)

Senz’altro su questi riconoscimenti è possibile costruire altro, e in qualche modo lo stiamo già facendo. Se la domanda si riferisce a nuovi spunti per Casacalenda... In genere si semina e, come si dice, se son rose fioriranno. Di sicuro ci sentiamo onorati di portare avanti questa incredibile esperienza e di doverci confrontare con nomi e situazioni che sono stati “miti” per noi, per la nostra storia.
Kalenarte e Casacalenda sono oramai punto di riferimento per L’arte contemporanea per il Molise e non solo, e questo grazie a quanto si è riuscito a fare fino ad ora. Il futuro, è evidente, va oltre le nostre persone e il nostro impegno. Sicuramente oggi lo scenario molisano pone all’attenzione di tutti noi la presenza di un importante attore: la Fondazione Molise Cultura, che riteniamo potrà svolgere azione propulsiva per idee e creatività... ovvero crescita. Da qui, vogliamo immaginare ed augurarci, deve partire una seria programmazione culturale capace di mettere a sistema quanto il territorio esprime.
Il Molise, la sua cultura, il suo territorio, possono essere posti all’attenzione di un palcoscenico più ampio, di valenza europea. Un respiro sicuramente adeguato alle sue potenzialità. Oggi, la politica, le istituzioni e chi le rappresenta devono al più presto fare scelte e... i momenti migliori possono essere proprio quelli di crisi o di grandi congiunture.

Oltre che architetto, lei è anche artista. In quale direzione si muove la sua ricerca in questa veste? In quale misura si esprime nell’esperienza di Kalenarte?

Massimo Palumbo, Con la cultura si mangia (2010)

In genere quando posso, quando mi si richiede, cerco sempre di rimettere insieme le due porzioni dello stesso discorso. Essere architetto ed essere artista sono la stessa cosa e/o comunque vanno intesi in senso unitario: l’uno avvalora l’altro e viceversa. Sono valori aggiunti che non possono essere separati. A me poi, come si diceva all’inizio di questo nostro incontro, interessa il valore etico del fare arte… e faccio mio quanto detto da Vincenzo Scozzarella, Direttore Scientifico della Galleria Civica di Latina, che a proposito di questo, ma anche di altri miei lavori, dice: “…contiene in sé un’impresa critica che punta anche sulla crescita dell’educazione dei visitatori…” . È sicuramente questo il percorso, la ricerca che mi interessa e che speriamo di riuscire a portare avanti ancora per un po’, e questo alle diverse scale d’intervento: l’installazione, gli interventi a scala urbana.
E parlare di scala urbana ci obbliga di nuovo a riaprire una parentesi su Kalenarte e del suo Museo all’Aperto. Un lavoro, una ricerca che ha sempre aperta la finestra alla Contemporaneità. Un luogo ove il locale si mischia col globale e viceversa, e si tende sempre a raccontare la contemporaneità che è parte del nostro vissuto... oltre che spazio della memoria.
Per concludere, mi fa piacere ricordare che è di questi giorni l’essere stati scelti dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Direzione generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte Contemporanee – come sito facente parte de “I luoghi del contemporaneo”. La ricerca in atto sfocerà nella pubblicazione di un volume che si propone di essere uno strumento utile agli amanti e agli studiosi dell’arte contemporanea; e conterrà una rassegna dei più rilevanti centri per l’arte contemporanea presenti in Italia.

Leggi anche: note biografiche, principali rassegne e mostre di Massimo Palumbo

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