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Davide Nido, Striped 4-12, 2012, Courtesy Galleria Blu, Milano

MiArt 2012

Si è svolta a Milano la 17ª edizione della Mostra Internazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

di Luca Maffeo, il 18/04/2012

Ad un primo colpo d’occhio tutto è apparso più piccolo!
La fiera in un unico padiglione, le 92 gallerie collocate in un unico spazio espositivo e addirittura il catalogo in formato mignon potevano suscitare malintesi, senza la consapevolezza delle vere intenzioni della manifestazione, la quale, quest’anno, ha voluto raccontare l’arte (almeno quella che gravita su Milano e l’Italia) dall’inizio del XX secolo. Così l’innovazione che fece risplendere gli anni Cinquanta con i capolavori indiscutibili di Gianni Colombo, Lucio Fontana, Bonalumi e Castellani, si è ritrovata sulla soglia di una nuova giovinezza, proiettata con soluzione di continuità fino ai nostri giorni e convivendo senza forzature con le proposte degli ultimi anni. Per la prima volta moderno e contemporaneo hanno percorso mano nella mano tre giorni di cammino, uno fianco all’altro e senza limiti temporali. 501 gli artisti presenti, di cui 264 italiani e 237 stranieri, insieme testimoni – come ha dichiarato il presidente di Fiera Milano, Michele Perini – “degli inevitabili mutamenti del tempo, del settore e del mercato”.
Mediante questo contemporaneo apparire di passato e presente, si è potuto rileggere, anche se in piccolo, la linea evolutiva delle espressioni culturali che, con ritorni e opposizioni, hanno reso celebre la storia dell’arte italiana dell’ultimo secolo.

Segni e (non) sogni

Emilio Scanavino, Alfabeto senza fine, 1974, oil on canvas, 150x150 cm, Courtesy Arte 92, Milano

Monocromo, arte cinetica, astrazione e spazialismo, quattro dei metodi di rappresentazione che hanno accompagnato l’arte degli ultimi cinquant’anni, sono stati la scusa per mettere a confronto le vecchie con le nuove generazioni.
In uno spazio comune allestito appositamente, MiArt ha ospitato la mostra “Segni e (non) sogni. Sperimentazioni e astrazioni, ieri e oggi”, a cura di Giorgio Verzotti, in cui la ricerca sperimentale e (perché no) linguistica, relativa alle arti figurative, è stata riconosciuta come un tentativo – oggi come all’ora – valido. Sempre nel perenne confronto con il primato delle arti maestre, della pittura e della scultura. Alle opere di Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Lucio Fontana, Joseph Kosuth, Achille Perilli, Gilberto Zorio e molti altri, sono state accostate le “riletture” e le innovazioni apportate da Santiago Sierra, Brendan Lynch, Sophie Tottie e Jan Van der Ploeg, presentate in qualità di “provocazioni” d’avanguardia. Questi ultimi, senza sentimenti di passatismo, hanno preso il testimone in corsa e, volenti o meno, si sono fatti carico del nobile lascito, ora diventato autentica certificazione di un continuo rapporto con la storia recente e segni indiscutibili della nostra cultura attuale. Sono, insomma, il volto di un’epoca il cui lato razionalista si scopre sempre più imbrigliato tra le redini dell’immaginazione.

MiArt Parade

rendan Lynch, Untitled, 2011, tie dyed painting, 200x180cm, Courtesy Galleria Thomas Brambilla

Come ormai è consuetudine, ha affiancato la normale attività di esposizione e contrattazione dei galleristi un ricco programma di incontri e conferenze, curato da Milovan Ferronato. La serie di eventi, tutta al femminile, ha voluto essere nel suo complesso come un modo per approfondire le scelte e le attività di alcuni artisti ed esperti del settore, quali input per un dialogo sulla contemporaneità vista dall’interno delle arti e momento di riflessione trasversale alle discipline e alle epoche.
La prima ad apparire è stata Chiara Parisi, la quale ha dedicato parole principalmente al mondo della curatela, anche attraverso immagini di opere inedite di Micol Assael, Rosa Barba, Alina Szapoccznikow e altri. È stata poi la volta di Betty Bee, delle motivazioni di una fruibilità convincente per un lavoro come il suo, talvolta dissacrante e violento. Ogni incontro è stato concepito come azione performativa unica, ben espressa in particolare dal gruppo musicale e artistico Chiks on Speed nella presentazione di “Myse en Abyme”. Una sorta di immagine dentro l’immagine, con le parole che si alternano alla musica mediante interferenze audio-visive e le domande che si sovrappongono ad altre domande, fino a quando la risoluzione delle immagini non avrà reso di nuovo possibile la conversazione.
Anche i luoghi di aggregazione giovanile notturna sono stati al centro del dibattito. Prendendo spunto da “The Mirror” di Elmgreen & Dragset e da “The Double Club” di Carsten Holler, Natasha Slater, protagonista della nightlife milanese, è intervenuta accennando alle reali e quanto mai necessarie connessioni tra i luoghi di ritrovo e le arti, in un rapporto di aiuto reciproco.

    Info:

  • MiArt 2012 – Fiera d’arte moderna e contemporanea
  • Catalogo:
    MiArt, Silvana Editoriale, 2012
  • Info:
    www.miart.it

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