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Damson. First fuck

DAMSON. Life Death Love Loss

La Donna, il mondo e la condizione del femminino: la Wauchope in mostra alla Galleria L’Escale di Spilimbergo

di Giovanni Cozzarizza, il 11/04/2012

La Galleria L’Escale di Spilimbergo (Pn), ospita una ventina di opere di Damson, nome d’arte di Melissa Wauchope, australiana trapiantata in Italia.

Il sangue della vita, della sessualità, dell’amore

Sono esposti i suoi vestiti da sposa bianchi con una macchia rossa delle mestruazioni o della perdita della verginità, che già hanno suscitato turbamento alla mostra di palazzo Zenobio, nell’ambito della 53 Biennale di Venezia nel 2009.

Lavori che indagano la ritualizzazione della sessualità

Sono opere di forte impatto emotivo che gravitano attorno al corpo e che indagano in particolare la ritualizzazione dei processi riproduttivi e organici, gli impulsi istintivi e la fragilità della condizione umana coniugata al femminile.
Damson, pone al centro del suo lavoro la “Donna”, il mondo e la condizione del femminino. Ci parla del senso e del destino di un’esistenza troppo spesso contrassegnata dal sangue. A cominciare dalla sacralizzazione del sangue mestruale: dalla pubertà (primo sangue), alla gestazione (assenza di sangue) e al parto (ritorno del sangue). Attraversato ciascun passaggio, la donna si trova a vedere modificato il suo status all’interno sia della famiglia sia della collettività.

Damson. Learning to bleed

Il “Sangue” come costante che scandisce la vita femminile

Si nasce nel “sangue”, si muore nel “sangue”, talvolta si vive di “sangue”. Già Shakespeare, nel suo Machebet, fa dire : “Sempre il puzzo del sangue: Tutte le essenze d’Arabia non riusciranno a profumare questa mano”. Ma certo questo carattere ritorna troppe altre volte nell’esistenza della donna.

Infatti, è un tributo che essa deve pagare ancora troppo di frequente, dovendolo “versare” prima nella fase mestruale - il primo tabù della storia umana - poi per avere accesso ai piaceri dell’eros, quindi ancora per figliare e infine ancora una volta come vittima di violenze, di stupri, e d’abusi all’interno della famiglia. Damson, a modo suo, vuole denunziare questa condizione endemica se è vero che nella nostra civiltà matura almeno una donna su cinque, secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, ha subito abusi fisici o sessuali da parte di un uomo nel corso della sua vita.

L’abito da sposa bianco come simbolo della sottomissione all’uomo

L’artista elabora il suo lavoro-denuncia soprattutto utilizzando abiti da sposa - antichi, preziosi, finemente lavorati – bianchi, per richiamare il senso dell’innocenza virginale - e fa in modo che queste vesti portino - in termini espliciti - il segno dello sversamento del sangue della perdita della castità, come icona e simbolo della sottomissione all’uomo e come appropriazione ritualizzata della verginità da parte del maschio.

Poesia struggente dietro la frontalità del messaggio

Benché il linguaggio sia proposto in termini cruenti il risultato estetico è sempre denso di raffinata bellezza, di poetica tenerezza. di struggente poesia. Sono opere caratterizzate da misura, equilibrio, proporzioni senso del “Bello”. E anche marcate da un messaggio di fiducia: dall'altra parte del rosso del sangue può esserci…c’è il rosso della passione, dell’ amore che brucia la vita e fa volare il tempo. Rosso del suo trasporto, del suo tormento del suo incantevole e travolgente strazio. Del resto, amore senza dolore non ha vita e - per dirla con Colette - l’Amore non è un sentimento rispettabile.

La donna protagonista assente dai quadri di Damson – Gli oggetti parlano di lei

La Donna, pur essendo la protagonista del suo far arte, tuttavia, è un prim’attore che mai compare nel suo lavoro come dato reale e riconoscibile.

Damson. Regarding love and divine

La “dimensione” femminile è proposta viceversa per feticci, allegorie, simbolismi, metafore, richiami a rituali e liturgie del muliebre.

Ecco allora che una (vera) camicetta di ragazzina, un (reale) corpetto di signorina, un (autentico) abito da sposa, una (originale) spazzola per capelli, esposti dentro la teca di plexiglass, alludono a chi le ha indossate-usate, procurando un singolare straniamento nell’osservatore.

E’ l’ “assenza” che fa percepire la “presenza”

Damson fa in modo che chi guarda percepisca la “presenza” della donna proprio attraverso la sua ”assenza” dal quadro, e ce ne presenta solo oggetti intimi e capi d’abbigliamento “vuoti".

Un efficace espediente che procura un transfert: ci guida dalla singolarità alla generalità, rimanda dal particolare all’universale, per parlarci della condizione di tutte le donne nei secoli e del controllo sociale della sessualità femminile.

L’osservatore riempie il “vuoto” con immagini proprie

Si da luogo, in questo modo, anche ad un intrigante processo creativo - che avvia un meccanismo d’interattività tra artista e fruitore - poiché chi osserva sente come il bisogno di “riempire” con proprie immagini di donna quei vuoti, capta l’impulso irrefrenabile di colmare quell’assenza palpabile e resa quasi intollerabile proprio dalla mancanza del soggetto, dal vuoto.

Scheda tecnica

  • Damson. Life Death Love Loss - Learning to Bleed
    dall'11 aprile al 10 maggio 2012
  • Curatori:
    Alessandra Santin, Giovanni Cozzarizza
  • Galleria D’Arte L’Escale
    Spilimbergo (PN), piazza S. Rocco 1
  • Orario di apertura:
    ore 10-12 e 16-19
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    In galleria
  • Info:
    Tel. 3397415178

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