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Haring, Keith

a cura di Redazione, il 25/09/2007

Keith Haring nasce il 4 maggio 1958 a Kutztown, una città in Pennsylvania. Impara a disegnare da suo padre, e si appassiona ai fumetti e ai cartoni animati. Nel 1976 frequenta la Ivy School of Professional Art di Pittsburgh, una scuola di belle arti e di arti applicate. Legge il saggio di Robert Henri The Art Spirit che lo impressiona profondamente e decide di dedicarsi esclusivamente all’arte. A Pittsburgh trova lavoro presso un ristorante annesso ad un’industria di prodotti chimici, un locale dove venivano esposti anche lavori d’arte, e dove tiene una mostra di disegni.

Segue le lezioni all’università, pur non essendo iscritto, da autodidatta scopre e studia Klee, Dubuffet, Tobey e Pollock spinto dal suo interesse per l’arte astratta, che pratica nei suoi disegni. Alla Carnegie International del 1977 vede una mostra retrospettiva di Pierre Alechinsky e ne rimane profondamente colpito, scoprendo affinità tra il suo lavoro e quello del maestro, nel linearismo quasi calligrafico e dinamico, e nella scelta dell’inchiostro su carta.

Si sente stimolato, come il maestro, ad usare superfici di grandi dimensioni. Trova lavoro grazie al programma di occupazione giovanile gestito dal Pittsburgh Center for the Arts, la cui direttrice lo invita anche ad esporre le sue nuove opere in quella che l’artista considera la sua prima importante mostra personale, nel 1978. Nello stesso anno, decide di trasferirsi a New York per iscriversi alla Visual School of Arts. Qui studia con artisti come Simone Forti, Keith Sonnier, Joseph Kosuth.

Lavora sia al disegno sia alla performance sia al video. La fine degli anni ’70 e gli ‘80 rappresentano un periodo di grande fermento innovativo nell’arte, e New York è uno dei principali centri di irradiamento di nuove tendenze che caratterizzeranno l’intero decennio. Da un lato, le correnti del Neo-espressionismo (Julian Schnabel, David Salle, Eric Fisch) conquistano le gallerie e i musei; dall’altra, si impone all’attenzione internazionale il movimento creativo dei “Graffitisti”, i ragazzi provenienti dai quartieri più degradati della città che disegnano e scrivono con vernice spray sui muri degli edifici o sui treni della metropolitana. Insieme ad essi, espongono in luoghi non istituzionali anche giovani artisti impegnati in un lavoro di denuncia sociale e politica, e costituiscono il fronte di una controcultura giovanile che si esprime anche con la musica.

Si creano gruppi di lavoro organizzati che gestiscono la diffusione del lavoro. Uno di questi, il CO.LAB (Collaborative Projects Inc.) occupa nel 1980 un palazzo abbandonato presso Times Square e organizza una grande mostra, il “Times Square Show” cui partecipa anche Haring. L’artista nutre immediatamente un deciso interesse per questo movimento, partecipa a molte iniziative e molte ne promuove, anche se è consapevole che il suo lavoro ha più specifica attinenza con l’arte propriamente intesa.

Parallelamente, comincia ad elaborare il suo personale linguaggio artistico, immagini disegnate di dischi volanti che emettono radiazioni su animali ed esseri umani che troverà espressione, dalla fine del 1980, nei disegni realizzati sui manifesti pubblicitari della metropolitana. Dal 1981 non privilegia più il medium della carta ma disegna e dipinge sui più diversi materiali come tele viniliche, metallo, oggetti trovati, statue da giardino, pelli animali. Incontra il giovane graffitista LA II (Angel Ortiz), con cui decide di collaborare a diverse mostre, a cominciare dalla sua prima personale in una galleria privata, la Tony Shafrazi Gallery, dove pochi anni prima aveva lavorato come assistente, e che diventa la galleria che lo rappresenta. Da questo momento, il lavoro di Keith Haring comincia ad essere riconosciuto a livello internazionale.

Tiene mostre personali presso importanti gallerie americane ed europee mentre musei come il Capc Centre d’Art Contemporain di Bordeaux (1985) e lo Stedelijk Museum di Amsterdam (1986) allestiscono retrospettive del suo lavoro. Partecipa inoltre alle principali rassegne internazionali, come Documenta 7 a Kassel (1982), La Biennale dell’Whitney a New York, la Biennale di San Paolo del Brasile (1983), la XLI Biennale di Venezia (1984), e la Nouvelle Biennale de Paris (1985). Ma l’interesse di Haring è stato fin dagli esordi quello di un poliedrico e attivissimo agente della comunicazione sociale come testimoniano i lavori pittorici realizzati in luoghi pubblici, i molti manifesti, le scenografie per spettacoli coreografici.

Divenuto un protagonista della scena artistica newyorkese e internazionale (suoi intimi amici sono Andy Warhol, Francesco Clemente, Basquiat, Dennis Hopper, William S. Burroughs, Madonna e Grace Jones), Haring si impegna, negli ultimi anni della sua vita, nella sensibilizzazione sui problemi dei malati di AIDS, malattia che lui stesso contrae e di cui muore a New York nel febbraio 1990.

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