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Luciano Bellet. Separazione

The concept of separation. Il pensiero di Luciano Bellet

Gli ultimi lavori dell'artista pordenonese in mostra a Udine

di Giovanni Cozzarizza, il 01/02/2012

Presentato dalla “Go Art Gallery”, presso la nuova prestigiosa sede di via Poscolle, nel cuore di Udine, espone le sue nuove realizzazioni Luciano Bellet.
La sua poetica è già stata ampiamente raccontata in modo stringente, da autorevoli personalità della critica. Io vorrei qui mettere l’accento sul tratto più originale, più “della sua espressione.

Una nuova metodologia di “approccio” all’arte

In questo senso, dunque, a me pare che la grande novità introdotta da Bellet sia da ricercare - prima ancora che nella sua arte -, nella sua idea di metodologia di “approccio all’arte”.
Il suo obbiettivo primario è quello di catturare l’osservatore e bloccarlo - con uno stratagemma - davanti alla sua opera.
Per far ciò non esita ad utilizzare un “coup de thèatre”, il quale arriva, di solito, quando ormai si crede che la rappresentazione sia bell'e finita.

Una quinta teatrale impedisce la visione dell’opera

Bellet ce lo mette invece all’inizio: una specie di quinta teatrale (che lui chiama “separazione”) elegante, colorata, ammaliante è posta davanti ad ogni suo lavoro. Ne impedisce così la visione e la fruizione, mentre allude a qualcosa di misterioso e di molto prezioso lì sotto custodito. Insomma nasconde il suo lavoro per renderlo più visibile, copre per rendere manifesto, nega per stuzzicare.

Luciano Bellet. Separazione

Si guardano le mostre in modo sbrigativo

A chi non è capitato di osservare come i visitatori transitino spesso frettolosi e svogliati nei corridoi anche di grandi mostre.
Guardano le opere talvolta con sufficienza, gettandovi uno sguardo fugace e distaccato.
Ora, siccome la fruizione dell’arte è (o dovrebbe essere) un “dialogo” tra l’opera d’arte e l’osservatore, è evidente che affinché ci sia dialogo i due “soggetti” devono starsene uno di fronte all’altro, interessati a relazionarsi senza pregiudizi ed incuriositi. Solo così, il messaggio contenuto nell’espressione dell’artista – fatto di turbamento, commozione, sconcerto ecc. - può passare.

Bisogna “bloccare” l’osservatore, incuriosirlo, catturarlo

Bellet ha capito allora che bisogna letteralmente “acciuffare” il moderno visitatore ed inchiodarlo davanti al prodotto d’arte con uno mossa astuta, puntando sulla sua curiosità.
Ma non è facile placcare un visitatore che é dominato dall’urgenza, dalla fretta, dall’impellenza di fare.

L’uomo della contemporaneità ha fretta, corre sempre

Un uomo condannato a correre per consumare l’evento, a correre per andare altrove, a correre verso qualcos’altro. Il tempo è denaro, dice l’adagio: bisogna investirlo! Ci si sente impotenti di fronte a quest’ uomo contemporanea che corre, corre, senza sapere dove stia andando così di fretta. Spesso non ha un fine né una meta: quasi una scheggia impazzite di una società folle, nella quale non ci sono più punti di riferimento.

L’esortazione a re-impadronirsi del nostro tempo

A questo tipo d’uomo (un po’ ciascuno di noi, in fondo), Luciano sembra ricordare che se il tempo è denaro, per la proprietà transitiva è anche vero il contrario: cioè che il denaro è tempo! Dobbiamo concedercelo.
L’artista ci insegna che già gli antichi greci avevano due parole per indicare il tempo: Krons e kairos. Quale saggezza nell’ avere un tempo astronomico, quantitativo, sequenziale (il primo) ed un tempo (kairos), che scorre più lento che deve avere natura qualitativa, di sostanza, di riflessione.

Luciano Bellet. Separazione

Recuperare, interiorità, spiritualità

Luciano ci ricorda come in questo crepuscolo dell’Uomo Moderno, non v’è più spiritualità; solo il nulla, il nulla di un uomo disumanizzato, despiritualizzato, decontestualizzato persino dal suo habitat originario, il nulla che percepiamo quando pensiamo alla futilità del vivere (con tanta fretta) il quotidiano.

La funzione salvifica dell’arte

E sa il cielo, allora, quanto siano encomiabili gli sforzi, come quelli di Bellet, di inchiodarci con ogni stratagemma davanti ai suoi quadri per concederci un momento da dedicare allo spirito (categoria di cui non se ne sente più parlare!),in una società dominata dalla tecnica e dal materialismo.
Una modernità - in evidente crisi – che ha fatto dell’uomo contemporaneo una creatura che si è smarrita, sparsa nell’universo globale. Che vive sotto la dittatura del profitto, prigioniero di uno schizofrenico meccanismo che lo spinge a vivere incessantemente proteso verso qualcos’altro.
Bellet ci rammenta che l’arte può aiutarci a rompere questa infernale spirale.

Scheda tecnica

  • The concept of separation. Il pensiero di Luciano Bellet
    fino al 3 marzo 2012
  • Curatore:
    Go Art
  • Galleria d'Arte Go Art
    Udine, via Poscolle 73/4
  • Orario di apertura:
    mar-sab, ore 13-19.30
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    Go Art Edizioni
  • Info:
    Tel. (+39) 043 /1593187
    www.goartgallery.it
    info@goartgallery.it

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