Mostre » PIPILOTTI RIST: PARASIMPATICO

Pipilotti Rist, Open My Glade, allestimento al Cinema Manzoni, 2000. Courtesy Pipilotti Rist; Hauser & Wirth; Luhring Augustine; New York

PIPILOTTI RIST: PARASIMPATICO

Con il patrocinio della Fondazione Nicola Trussardi, l’ex cinema Manzoni ospita fino al 18 dicembre la prima grande mostra personale dell’artista svizzera in un’istituzione italiana

di Luca Maffeo, il 05/12/2011

Mimetizzati dietro il bancone del bar; ad angolo, dove le pareti si intersecano; sul soffitto, oppure su piccoli monitor dentro i bagni di servizio del cinema (Solution for Man; Solution for Woman, 2011). Ovunque si possono trovare le videoinstallazioni di Pipilotti Rist, anche sul lampadario. La bambina “Lotti” (Elisabeth Charlotte Rist, Grabs 1962) che da piccola trovò la meraviglia nel personaggio pippi calzelunghe sembra non essere mai cresciuta, o forse lo è troppo, tanto da riverire chiunque assista ad una delle sue esibizioni dello stesso incanto che la buffa eroina creata da Astrid Lindgren donava, innocente, ai suoi compagni di gioco. La vita, e di essa anche gli impulsi non controllabili, sono il veicolo stesso dell’arte, mentre l’arte si arrabatta per sorridere con un poco di malinconia alla vita, dentro un turbinio di proiezioni che tramutano quella che fu la sala cinematografica più importante di Milano in una vera e propria scatola delle sorprese. Ci si diverte con il gioco delle bolle di sapone (Nothing, 1999), si immaginano forme strane: corpi celesti, evanescenti al semplice contatto con una qualsiasi superficie reale, travolgono i nostri occhi attenti di bambino, mentre ancora abbiamo nella mente il lampadario etereo e variopinto, decorato con intima biancheria (Cape Code Chandelier, 2011), che illumina il salone centrale. La realtà è fantastica di per sé, imbandita di stupore, ovvero l’unica cosa che anche gli angeli ci invidiano. Gli occhi si spalancano curiosi, attratti involontariamente da immagini e contesti che provocano le nostre stesse affezioni; inedite e tuttavia a noi affini, per così dire: parasimpatiche!

Pipilotti Rist, Nothing, macchina per bolle di sapone e fumo bianco, 161,5x80,5x126,5 cm, 1999

Le immagini della memoria

Pipilotti Rist ci riconsegna le immagini di una memoria sbalordita e sbalorditiva, il luogo in cui Pepperminta – la ragazzina dell’omonimo film (2009) che sperava di poter annullare la paura del mondo trovando il colore perfetto – prende vita, intenta ad esplorare un campo rosso di papaveri (Lobe of the Lung, 2009). La poliziotta gioca con una gallina mentre la realtà si profuma di un’altra essenza, inconsueta e trovata, per mezzo di un’arte che non la trascende, ma la guarda con occhi nuovi e ne annuncia un rinnovato respiro, svelando la predilezione epica e fiabesca che ci spinge alla conoscenza del mondo, e di tutte quelle piccole cose che ci circondano. Niente è scontato, l’artista si serve di tutto ciò che “tocca, vede, mangia, beve e concepisce”, nell’attesa che dal più innocuo degli oggetti si possa sprigionare la straordinarietà di un mondo impensato, eppure già innato nella parte più recondita della nostra mente. “Sono interessata al modo con cui i livelli della memoria influenzano la nostra visione del momento presente. Cos’è successo ieri, come ciò cambia la mia visione di questo momento, seduta a questo tavolo, guardando il fiume Tamigi, parlando con te?” Chiedeva nel 1994 ad Hans Ulrich Obrist, con l’intento specifico di capire se quel modo di guardare potesse aver la valenza dell’universale e riconoscersi nello sguardo, non solo suo, ma di tutti. L’artista scrive e noi leggiamo. Ci immergiamo insieme a lei nelle dolci maree color pastello di Sip My Ocean (1996), dove, tra coralli e vecchi dischi, nuota la meraviglia di una femminilità senza tempo.

Pipilotti Rist, Lobe Of The Lung, video still, 2009

Open my Glade (Flatten)

Figlia legittima di Nam June Paik e Jackson Pollock, Pipilotti Rist è dentro. Con essi condivide il tentativo di sperimentare e far sperimentare l’arte nel suo livello interiore. L’artista vive all’interno dell’opera, poiché ogni cosa è opera, la vita stessa. Riprende, sì, ma innanzitutto proietta, getta fuori, e così facendo rende opera tutto ciò che il fascio luminoso dell’immagine video tocca.
Sullo schermo panoramico lungo 15 metri del cinema Manzoni è il suo il volto schiacciato in primissimo piano che spinge violento sul “vetro”. Lascia le impronte del trucco e quasi vorrebbe entrare in sala. Lo spettatore smette di essere osservante passivo di un film simbolista e si ritrova naturalmente a recitare la parte dell’attore – “dentro l’immagine” – mentre sulle semibuie pareti laterali è la volta di Extremities (smooth, smooth), con dettagli di seni, orecchie, piedi e bocche; vere e proprie quinte teatrali, prolungamenti dello spazio reale in spazio cinematografico al di là dello schermo. L’immagine appiattita del volto dell’artista ritrova in questo modo la sua profondità, finalmente liberata dalla costrizione creativa imposta dal mezzo linguistico, e colora di meraviglia luoghi, oggetti e persone che si imbattono in essa.

    Scheda Tecnica

  • Pipilotti Rist: Parasimpatico
    fino al 18 Dicembre 2011
  • Curatore: Massimiliano Gioni (Direttore artistico Fondazione Nicola Trussardi)
  • Ex Cinema Manzoni
    Milano, via Alessandro Manzoni 40
  • Orario di apertura:
    Tutti i giorni, ore 11-21
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Info:
    Fondazione Nicola Trussardi
    Piazza della Scala, 5 – 20121 MIlano
    Tel. (+39) 02 8068821 - Fax (+39) 02 80688281
    press@fondazionenicolatrussardi.com

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader