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D’Agostino, Francesco

a cura di Redazione, il 13/10/2005

Figlio del farmacista Camillo D’Agostino e di Maria Castellano, Francesco D’Agostino nasce a Civita nel 1913. Avviato agli studi umanistici frequenta il ginnasio all’Abbazia di Grottaferrata, il liceo classico presso il Bernardino Telesio di Cosenza e successivamente la facoltà di Chimica e Farmacia presso le Università di Napoli e di Parma. Le aspettative della famiglia di fare di lui un farmacista vengono disattese avendo D’Agostino precocemente manifestato un talento artistico naturale. Introdotto alla pittura da Gregorio Starri, direttore della Scuola di Pittura e Paleografia di Grottaferrata, dal 1929, durante gli anni del liceo a Cosenza, è allievo di Enrico Salfi, la cui influenza si riscontra nei suoi taccuini e nelle opere giovanili. Successivamente a Bari alterna la pittura alla professione di medico dentista , che abbandonerà definitivamente solo all’inizio degli anni ’50 al suo rientro in Calabria. Frequenta l’ambiente artistico locale ed è tra i fondatori della rivista Pensiero ed Arte, riceve la medaglia d’argento per la causa di liberazione della Venezia Giulia e il diploma di socio onorario per avere assistito i profughi che avevano combattuto per il riscatto delle terre irredente. Tra il 1947 e il 1953 a Civita con pittori e scrittori del luogo costituisce un gruppo di ricerca che opera nella zona archeologica di Sibari. Trasferitosi a Parma, la formazione classica e l’approfondita esperienza delle tecniche pittoriche consentono all’artista di dedicarsi, oltre che alla pittura, anche al restauro pittorico e di reperti archeologici, non tralasciando tra i soggetti ispirativi quelli di derivazione sacra e le icone a fondo d’oro. In questi anni schiarisce la tavolozza pur mantenendo la caratteristica forza delle pennellate spesso vigorosamente neo- espressioniste. Dipinge ancora ritratti, nature morte e paesaggi i cui soggetti sono ora di Parma e dintorni. I numerosi viaggi e gite con i pittori locali intrapresi tra il ’60 e la metà degli anni ’70 sono documentati da paesaggi liguri, veneziani e della bassa padana. L’importante legame stabilito con la città da D’Agostino si misura sulla molteplicità di relazioni istituite sul posto frequentando i pittori Giuseppe Benassi, Federico Belicchi, Luigi Tessoni, Arnaldo Spagnoli, Giacomo Mossini; i musicisti Enrico Tagliavini e Mucetti; il liutaio Renato Scrollavezza e il burattinaio Giordano Ferrari, con la cui famiglia intrattiene una lunga amicizia, che è all’origine della serie di dipinti i cui soggetti sono ispirati al teatro di figura. Per i Ferrari realizza degli scenari e i ritratti di Giordano e di Gimmi. Alla conoscenza da studioso del greco antico e del latino Francesco D’Agostino accompagna costantemente l’approfondimento della lingua albanese, da lui conosciuta sia attraverso la tradizione scritta che orale.
Trasferitosi a Roma vi muore nel 1990.

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