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Andres Serrano, Mother and Child, 2011

ANDRES SERRANO. HOLY WORKS

Fino al 19 novembre, alla Galleria Pack di Milano una nuova e inedita mostra personale del fotografo americano

di Luca Maffeo, il 07/11/2011

Qualcuno lo riterrà altamente osceno, altri lo inneggeranno come fautore di una libertà che rompe la regola. Una cosa però è certa, Andres Serrano (New York, 1950) vive della contraddizione. La sua capacità di mettere in crisi, di provocare le immagini e interrogarle, viola la scontatezza con cui guardiamo il mondo, dove l’utile non è più necessario. L’ultimo lavoro – intitolato Holy Works – preparato ad hoc per la galleria Pack di Milano ne è un esempio. Chi si imbatte nella Madonna, in Gesù e nei Santi, non può che rimanere esterrefatto, non per come li ha ritratti, ma per la capacità implicita che quelle icone, rapite alla più alta tradizione rinascimentale, sanno dire delle nostre incertezze e del bisogno che l’essere umano porta con sé. Egli rilegge un formulario non più attuale, usato oggi troppe volte come rifugio, dedizione privata e intima – astratta –, distante dalla vita di tutti i giorni. Sulla luminosa e patinata superficie fotografica, i santi e il Figlio dell’uomo partecipano della stessa ambiguità della persona, intrappolata drammaticamente tra il sacro e il profano. Non è astruso dunque l’accostamento tra la bella e pura vergine col bambino (Mother and Child, 2011), abbigliata di bianco candido dalla veste di fine broccato, e la Maddalena (Magdalena, 2011) incinta, scoperta seduta e di lato dall’occhio meccanico, dove solo le gambe sorreggono il ventre gonfio; di lei il volto rimane celato, mentre il Cristo pensieroso sorregge una Croce senza peso (Station Of The Cross, 2011). Tutti espedienti prima d’oggi inconcepibili, che strappano l’imago dei santi dalla loro statuaria immobilità, per riportarli un po’ più vicino alla nostra, e talvolta sacrilega, dignità.

Una carriera alla ricerca del sacro

Andres Serrano, Blood Madonna, 2011

I frati, le monache e i sacerdoti fotografati da Serrano all’inizio degli anni Novanta per la serie The Church, non sono estranei da questo ultimo lavoro, posto che già allora l’intenzione pareva essere quella attuale di umanizzare il divino. In essi il chiaroscuro era tagliente, partiva dal buio profondo per far emergere con forte contrasto l’immagine luminosissima (pubblicitaria) dei soggetti, come se questi avessero un faro lancinante diretto addosso. Oggi – nell’epoca vergine in cui arte e chiesa vivono l’incapacità di un rapporto duraturo e fecondo – quel contrasto è mutato nella quasi sempre usata inquadratura a mezzobusto, con la peculiarità imprevista dell’incoscienza umana, spensierata, a volte inconsapevole di ciò che sta vivendo o commettendo. È il caso della meravigliosa Last Supper (2011), nella quale il polittico raffigurante i dodici apostoli è intervallato al centro dalla figura del Cristo, unico tra tutti che guarda dritto davanti a sé: Tra tutti l’unico che sa dove puntare gli occhi, mentre gli apostoli non s’accorgono nemmeno di chi hanno di fronte, distratti come sono da se stessi. Serrano lavora in superficie, lascia che i corpi barocchi emergano dal contrasto luminoso, ma sfata il mito della bella icona poiché egli è il testimone, oltre che della compresenza del bene e del male, del passaggio dal passato al presente, memore di un cambio di coscienza (e di certezze) in atto, di fatto già avvenuto.

Il grido di Cristo

Andres Serrano, Christ The Scream

All’icona di Cristo – Imago Cristi – il fotografo sostituisce l’icona del bisogno di Cristo. Ha detto: “Piuttosto che distruggere le icone sacre, io le reinvento e le rafforzo”, ipoteticamente cosciente del fatto che non può esistere l’icona se estranea alla vita dell’uomo. Le ricette figurative – bruttine, ripetitive e oleografiche – hanno perso in efficacia; Serrano prova a vincere l’apatia che esse generano, le concepisce come punto di partenza e mai come punto d’arrivo, per una verità che deve obbligatoriamente essere sperimentata prima che narrata. Ecco dunque che anche atei e nichilisti vi sono raffigurati, persone che, ora smentendo, ora bestemmiando Dio a gran voce, lo affermano. Ecce Homo li chiama il poeta spagnolo Blas de Otero, e scrive: “Lottando, corpo a corpo, con la morte,/ sull’orlo dell’abisso […]/ sto gridando a Dio./ E il suo silenzio, rimbombando,/affoga la mia voce nel vuoto inerte”.
Della tradizione barocca (il panneggio, la luce), rimane l’estetica, ora rivelata con un pizzico di contemporaneità. Il volto di Cristo, puro e sereno post mortem (salvator Mundi, 2011), ci mette poco a manifestare il rovescio della medaglia, quando anche il Figlio dell’uomo, in quanto uomo, si rivolge impietoso verso Dio (Christ The Scream, 2011), accompagnato solo dalla madre (Blood Madonna, 2011), la quale con gli occhi rivolti al cielo e una lacrima di sangue sul volto, vive lo stesso dolore del figlio, entrambi in attesa di una speranza che chiede di essere esaudita.

    Scheda Tecnica

  • Andres Srrano. Holy Works
    fino al 19 novembre 2011
  • Galleria Pack
    Milano, Foro Bonaparte 60
  • Orario di apertura:
    mar-sab, ore 13-19.30
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Info:
    Galleria Pack
    Tel. (+39) 02 8699 6395
    Fax (+39) 02 8739 0433
    info@galleriapack.com

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