Mostre » JULIAN SCHNABEL. Permanently becoming and the architecture of seeing

Julian Schnabel, Portrait of Anh in a Mars Violet Room, 1988. Olio, cocci, (bondo) epossidico su tavola, cm 182,9 x 152,4. Collezione Anh Duong

JULIAN SCHNABEL. Permanently becoming and the architecture of seeing

Tra passato e presente, al Museo Correr di Venezia la nuova personale dell’artista americano

di Luca Maffeo, il 28/09/2011

Tutto è relazione, esplorazione e composizione; in ultima analisi, ricerca. Attorno a questi cardini si dipana l’ultima personale italiana di Julian Schnabel (New York, 1951), in mostra fino al 27 novembre al Museo Correr di Venezia. Forme in divenire permanente, in connessione con il gesto e la poesia dell’artista, il quale le osserva, le colora e le moltiplica con segni semplici e plurimi. L’osservazione è il punto di partenza, ed ogni supporto un’occasione atta ad accogliere ed interagire con la memoria di un uomo nato e cresciuto tra Brooklin e Montauk (Long Island). Sia che si tratti di poliestere, di una foto ingrandita o della solita tela, egli non manca in versatilità e accede sistematicamente ad un modus pittorico che rompe l’innocua routine delle piatte superfici. Ritratti, paesaggi o situazioni di vita – primari nel lavoro di Schnabel – si evolvono sotto le impalcature dello sguardo. Il pittore fa un passo indietro, vede a distanza e cerca di cogliere ciò che può: indica solo, l’armonia, l’organizzazione della rappresentazione. «In ogni caso – come egli stesso ha affermato – i dipinti tendono verso qualcosa che è in via di formazione anziché adattarsi ad una forma definitiva».

I conti con la storia

Julian Schnabel, The Atlas Mountains II, 2008. Gesso, briglie su tela catramata. Collezione dell’artista

Sulla parete di una scala, oppure a lato di stucchi neoclassici, Schnabel appare – al museo Correr – più veneto della Biennale. Senza ridurre l’atto pittorico ad un immondezzaio di forme trapassate e prive di senso (come già scrisse di lui Nicolas Bourriaud), egli esce dai confini del suo essere americano, una volta capita la frattura d’identità che l’arte – statunitense od europea che sia – sta vivendo almeno dall’inizio degli anni Ottanta. Il suo linguaggio poetico si permette infatti di evocare, di compromettersi in quelli che possono sembrare azzardati accostamenti tra la compostezza aristocratica settecentesca e il gusto espressionista della Picture Generation. Così “Portrait of Rula in a Blue Dress” (2010) gioca con la pomposa tradizione di corte, messa ora sotto le grinfie di larghe e rapide pennellate che abbozzano più che fissare l’immagine. Pur rimanendo estremamente moderno richiama i modelli antichi, tra l’espressionismo dell’ultimo Tiziano e le tonalità di Goya; lavora su di essi, sulla forma che anche i Santi (“St. Sebastian”, 1979) assumono quando diventano pittura, e si fondono con la stesura piatta del colore sulla tela. Sempre nel rispetto delle regole d’intervento che negli States hanno reso celebre l’arte di strada (“Jack the Bellboy or a Season in Hell”, 1975).

Ciottoli

“Dove sei Jean-Michel? – sembra domandarsi – Tu, bambino radioso che hai scelto la strada quando potevi evitarla. Ottenuto il successo sei caduto in pezzi, orecchio di Van Gogh! E su quei pezzi sei passato alla storia, sei entrato nel regno degli immortali”. Sono inattese, premature, a volte suicidate, le morti delle vite che Schnabel sceglie di raccontare. Le fa proprie. Basquiat – al quale ha dedicato un intero film – è solo un esempio, ma a Venezia ce ne sono degli altri: il regista francese Jean Vigo (“Procession for Jean Vigo”, 1979), Blinky Palermo (“The Unexpected Death of Blinky Palermo in the Tropics”, 1981) aspirano ad essere parte di un unico immaginario calligrafico e autobiografico. Attraverso simboli, ritratti appena delineati o immagini frammentate, i corpi di ogni singola storia umana tornano come ciottoli (“Portrait of Anh in a Mars Violet Room”, 1988) sulle rive dell’oceano. “The Sea”, il grande dipinto realizzato nel 1981, racchiude in sé tutta la potenza del mare, maestoso e violento. Tutto lì rivive: scheletri di antiche anfore attiche ed etrusche; i diretti discendenti di cocci di piatti e bicchieri che tanto lo hanno reso celebre; autentiche muse di una contemporaneità di cui il pittore scova – intuisce – le origini.

Mare Nostrum

Julian Schnabel, The sea, 1981. Olio, cocci, (bondo) epossidico su tavola. Courtesy The Brant Foundation, Greenwich CT, USA

Schanbel non si accontenta, non rimane sulla superficie delle banalità che circondano, anche se ben fatta, molta dell’arte d’oggi. Quante immagini e quante storie si possono incontrare nel flusso incessante del mare della realtà? La mostra di Venezia evoca il ritratto di quello che i Romani chiamavano Mare Nostrum, le cui acque sono arrivate fin sulle rive di Long Island. Certo la metafora del mare torna spesso nei variegati lavori di Schnabel; nei rimandi ai film di Jean Vigo, o più esplicitamente nei suoi, come un baratro in cui sprofondare o un’autentica eccezionalità da conquistare eroicamente. Il surfista, alterego del pittore, ne cavalca la cresta attento a non cadere, sicuro che lo condurrà verso la prima stesura, e magari ancora non troppo definita, di mappamondi che non aspettano altro se non di essere visitati. Con costume decorato a fiori e occhiali da sole si immerge nelle culture della Magna Grecia, passando per l’America degli anni Cinquanta (“The Dock (Salivars)”, 2009), fino alle briglie rosse e nappe nordafricane degli “Atlas Mountains” (2008): le carte geografiche da seguire alla scoperta di una musa appena, appena conosciuta.

    Scheda Tecnica

  • Julian Schnabel. Permanently becoming and the architecture of seeing
    fino al 27 novembre 2011
  • Curatore:
    Norman Rosenthal
  • Museo Correr
    Venezia, Piazza San Marco 52
  • Orario di apertura:
    Dal 4 giugno al 31 ottobre: tutti i giorni, ore 10-19
    Dall’1 al 27 novembre: tutti i giorni, ore 10-17
    La biglietteria chiude un’ora prima
  • Biglietti:
    Intero € 10; ridotto € 8; ridotto Speciale € 6
    Diritto di prevendita € 0,50
  • Catalogo:
    “Julian Schnabel. Permanently becoming and the architecture of seeing”, a cura di Norman Rosenthal, ed. Skira, Ginevra-Milano, 2011
  • Info:
    Fondazione Musei Civici di Venezia
    Tel. (+39) 0412715921
    Riccardo Bon
    press@fmcvenezia.it

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