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Giovanni Segantini, Petalo di Rosa, 1891 Collezione privata (foto Alephcomo)

Il Simbolismo in Italia

A Palazzo Zabarella a Padova una straordinaria mostra che ripercorre per la prima volta la storia del celebre movimento in Italia

a cura di Bernd Noack, il 30/09/2011

La Fondazione Bano, in collaborazione con la Fondazione Antonveneta, presenta la mostra ‘Il Simbolismo in Italia’, appuntamento unico nel suo genere che aprirà i battenti sabato primo ottobre 2011 a Palazzo Zabarella a Padova con opere, tra le altre, di Klimt, Boccioni, Segantini, Böcklin, Previati, Pellizza da Volpedo, Morbelli, Casorati, Rosai, von Stuck e Chini. Federico Bano, fondatore, con i figli Marco, Andrea ed Enrico, della Fondazione Bano di cui è presidente, ha chiamato a collaborare in questa eccezionale 'avventura' Fernando Mazzocca e Carlo Sisi con Maria Vittoria Marini Clarelli, direttore della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Il tema

Il tema e l’ambito sono ben noti: a cavallo tra Otto e Novecento, l’inconscio irrompe nell’arte e nulla sarà più come prima. E’ la scoperta di un mondo “altro”, affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico e di un moto dell’anima.

Per la prima volta il Simbolismo indagato nella sua fondamentale vicenda italiana

E’ la storia di un movimento che si estende velocemente su scala europea ma che qui viene compitamente – ed è la prima volta – indagato nella sua fondamentale vicenda italiana. Non senza proporre confronti oltre confine e in particolare con l’ambito austriaco del Simbolismo: valgano tra tutti la Giuditta – Salomè, di Gustav Klimt o Il Peccato, celebre capolavoro di Franz von Stuck: due opere che valgono da sole la visita alla mostra.
Ma se i raffronti internazionali sono di assoluta qualità, ciò che di italiano offrono le otto sezioni di questa mostra, non è certo da meno.

Umberto Boccioni, Il Sogno (Paolo e Francesca), 1908-1909 Collezione privata

Sono opere che, nel loro insieme, ricostruiscono quel dibattito sulla missione dell’arte che infuocò quegli anni di decisive mutazioni sociali. Opere che evocano ciò che aleggiava negli ambienti letterari e filosofici di Gabriele D’Annunzio o di Angelo Conti o nei cenacoli musicali devoti a Wagner, mentre le Esposizioni portavano in Italia i fermenti dei movimenti europei.

In mostra opere che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici

Proprio con una esposizione, la Triennale di Brera del 1891, si apre l’itinerario della mostra che presenta affiancate Le due madri di Giovanni Segantini e Maternità di Gaetano Previati, quadri che segnano la sintesi fra divisionismo e contenuti simbolici. Segue una sezione dedicata ai ‘protagonisti’: gli artisti italiani e stranieri che parteciparono direttamente a quell’avventura poetica cresciuta intorno al Manifesto del 1886 di Jean Moréas e all’ “arte di pensiero” foriera della poetica degli stati d’animo.

“Un paesaggio è uno stato dell’anima”

“Un paesaggio è uno stato dell’anima” scriveva Henry-Frédéric Amiel e a questo principio è ispirata la sezione che, trattando del sentimento panico della natura, espone opere dove prevalgono, nella rappresentazione del paesaggio, la nebbia, i bagliori notturni, la variabilità atmosferica, le situazioni insomma più facilmente collegabili ai turbamenti psicologici. A prefazione di questo tema l’ Isola dei morti di Böcklin nella raffinata ed inedita versione di Otto Vermehren, affiancata dai dipinti di Vittore Grubicy, di Pellizza da Volpedo, di Plinio Nomellini.

Il mistero della vita

Il mistero della vita è il soggetto della successiva sezione. Qui troviamo la rappresentazione di azioni quotidiane: la processione, le gioie materne, il viatico, la partenza mattutina. Emblemi di quell’ “artista veggente” che aveva il compito, secondo le teorie simboliste, di decifrare il mondo dei fenomeni e di cogliere le affinità latenti e misteriose esistenti tra l’uomo e la realtà circostante. Alle soglie del Novecento, Angelo Conti affermava che la natura, anche nelle sue calme apparenze, era “tutta uno spasimo, una frenesia di rivelarsi ed esprimere, per mezzo dell’uomo il segreto della sua vita”: un segreto che spesso era demandato a rappresentazioni dense di rimandi letterari, di evocazioni mitologiche cariche di sensualità, in cui l’artista esibiva la capacità di trasformarne quei contenuti in immaginazioni rare e coinvolgenti, come nei dipinti di Pellizza da Volpedo, Morbelli e Casorati.

Franz von Stuck, Il Peccato, 1908 Palermo, Galleria d’Arte Moderna “E. Restivo”, foto Giacomo D’Aguanno

Il mito e l’allegoria

L’ispirazione preraffaellita domina la pittura di Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis realizza le aspirazioni figurative di D’Annunzio, Galileo Chini intesse sontuose e iridescenti allegorie, Leonardo Bistolfi interroga la Sfinge, Gaetano Previati riscopre nella storia il dramma di Cleopatra: le sezioni che illustrano il mito e l’allegoria propongono i capolavori di questi artisti mettendone in evidenza la portata internazionale attraverso il confronto – clamoroso per importanza e qualità – con le opere di Gustav Klimt e di Franz von Stuck.

Il ‘bianco e nero’

E’ nella sezione dedicata al ‘bianco e nero’, cioè alla nutrita produzione grafica degli anni fra Otto e Novecento, che meglio si comprende il dialogo degli italiani con la cultura figurativa mitteleuropea, impegnata ad indagare i più riposti sentimenti dell’uomo, i suoi fantasmi interiori. Spiccano in questa i fogli di Gaetano Previati, di Alberto Martini, di Romolo Romani, di Giovanni Costetti, di Umberto Boccioni, del giovane Ottone Rosai, che variano dall’allegorico, al fiabesco, al fantastico, all’orrido, confermando l’idea allora ricorrente che solo attraverso il disegno si riuscisse a preservare la spiritualità della visione dalle scorie della quotidiana esperienza.

La ‘Sala del Sogno’

Il percorso della mostra si conclude nella ‘Sala del Sogno’, che alla Biennale di Venezia del 1907 aveva consacrato le istanze e le realizzazioni della generazione simbolista creando una vera e propria scenografia affidata all’ingegno decorativo di Galileo Chini e agli artisti che, con la loro militanza, avevano contribuito ad alimentare le poetiche del ‘piacere’ e dell’inquietudine, della bellezza e del mito, della spiritualità e degli stati d’animo, sostenendole con tenacia fino alle soglie della rivoluzione futurista cui introducono due capolavori ancora simbolisti di Umberto Boccioni come Il sogno (Paolo e Francesca) e La madre che cuce.

Leggi anche:


Breve introduzione a cura di Carlo Sisi
Le sezioni della mostra
Le opere suddivise per sezioni

Scheda tecnica

  • Il Simbolismo in Italia
    dal 1 ottobre 2011 al 12 febbraio 2012
  • Palazzo Zabarella
    Padova
  • Orario di apertura:
    tutti i giorni, ore 9.30-19; chiuso i lunedì non festivi
  • Biglietti:
    Intero € 10; ridotto speciale € 8; ridotto di legge € 5. La biglietteria chiude 45 minuti prima
  • Catalogo:
    Marsilio
  • Ufficio Stampa:
    Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
    Tel. (+39) 049 663499
    info@studioesseci.net
  • Info:
    Tel. (+39) 049 8753100
    info@palazzozabarella.it
    www.palazzozabarella.it

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