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Paolo Manazza indaga sulle finalità dell’arte dopo l’11 settembre

a cura di Redazione, il 22/12/2006

Diversamente dal consueto, impieghiamo questo spazio per segnalare non una mostra o un evento artistico, bensì un libro, che crediamo possa interessare molti lettori perché affronta un tema intellettualmente complesso ma affascinante, e lo fa con acume e chiarezza in meno di ottanta pagine di testo.

Il volume, scritto da Paolo Manazza, si intitola “Sulle finalità dell’arte dopo l’11 settembre” ed è stato protagonista all’ultima edizione della Fiera Internazionale del Libro di Torino, dove è stato presentato da Raffaele De Grada (autore della prefazione al volume), Luca Beatrice, critico d’arte, e François Inglessis, mercante d’arte contemporanea.

A cinque anni esatti dalla tragedia dell’11 settembre 2001 di New York, dopo le reazioni politiche, economiche e militari che hanno sconvolto il mondo, si moltiplicano le letture e le interpretazioni culturali per quest’evento che, già nell’immediatezza, qualche intellettuale aveva descritto come un vero e proprio spartiacque tra due epoche. Forse veramente nulla è più come prima. Oggi quasi tutti parlano di un mondo “precedente” e di un altro “successivo” a quel fatidico 11 settembre.

In questo contesto, il saggio di Paolo Manazza affronta, in toni vivaci e con un linguaggio sintetico e accattivante, le ripercussioni sulla morale e sulle tendenze estetiche di questo evento-spartiacque.

L’autore riprende la moderna questione di cosa sia l’arte e la perduta domanda riguardante i suoi possibili scopi, riformulandole attraverso un pungente excursus tra testi di critica e filosofia dell’arte da Warburton ad Huxley, passando da Heidegger e Kant, fino ad Hanslick e Baudrillard: l’obiettivo è quello di riaprire il dibattito sull’argomento, affinché il sacrificio di migliaia di inerti e innocenti persone possa almeno pesare nell’elaborazione culturale degli anni a venire.

Sullo sfondo del conflitto globale tra Occidente e Islam, nel saggio prende forma la coscienza che un eventuale sviluppo delle arti possa diventare strumento politico e filosofico in grado di indicare la via della pacificazione. “Sulle finalità dell’arte dopo l’11 settembre” offre una nuova visione dell’arte che ne rivela l’autonomia oggettiva. La contaminazione tra etica ed estetica si offre come terreno sul quale lo scontro può e deve essere affrontato e risolto, al di là di un mercato planetario che lega gusto e scelte finanziarie.

 

Chi è Paolo Manazza

Paolo Manazza è nato a Milano nel 1959. Critico d’arte e giornalista specializzato in economia dell’arte, ha pubblicato saggi e recensioni di volumi inerenti argomenti estetici e filosofici. Curatore di mostre e cataloghi d’arte, ha collaborato con diverse testate (Capital, Il Mondo, L’Espresso, La Repubblica, La Stampa). Consulente di Economia dell’Arte per il Corriere della Sera, cura una rubrica settimanale sul Corriere Economia e dirige il portale ArsLife.


Presso l’Accademia di Brera di Milano ha insegnato nei corsi post-laurea di Organizzazione e comunicazione delle arti visive e ha occupato la cattedra di Editoria per l’arte e di Teoria e pratica del mercato multimediale dell’arte. Nel 2005 ha ottenuto una seconda Cattedra di Editoria per l’Arte nel biennio specialistico diretto dal Prof. Giovanni M. Accame.

Scheda tecnica

“Sulle finalità dell’arte dopo l’11 settembre”
Autore: Paolo Manazza
Prefazione: Raffaele de Grada

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Pag. 79 (formato 12,5 x 20,5 cm)
Prezzo: € 11

Info:
Tel. (+39) 02 43995423 – Fax (+39) 02 43985920
obarrao@tiscali.it
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