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Keith Haring, la linea universale dell’arte contemporanea

di Valentina Redditi, il 28/12/2007

Sono diciassette anni che Keith Haring ha lasciato questo mondo. Sembra ieri, eppure è un lasso di tempo pari alla metà della vita vissuta da questo ragazzo dall’aria goffa e timida, stempiato e occhialuto, ma che tutto è stato fuorché il tipico “nerd” dei film americani. Maggior esponente della corrente neo-pop (oggi possiamo dirlo “anche” con il senno di poi), allievo di Warhol e amico dei maggiori creativi della sua generazione, Haring ha bruciato in pochi lustri un’esistenza vissuta sempre dentro alle cose, in prima fila nei luoghi e nelle cerchie in cui si faceva l’arte contemporanea.

Da subito uno dei simboli dell'avanguardia culturale di New York

Trasferitosi a New York nel 1978, lui, americano “di provincia”, divenne in pochi anni uno dei simboli dell’avanguardia culturale della Grande Mela, miracolosamente sintonizzato con lo spirito più autentico della città-laboratorio. E laboratorio del laboratorio era infatti, come egli stesso dichiarò, la metropolitana di New York, i cui interni decorò di graffiti nel 1980 (i cosiddetti Subway Drawings). Fu questo luogo, che gli dava la possibilità di parlare con la gente e scambiare opinioni con chiunque, a regalargli una visibilità straordinaria.

L'incontro con Andy Warhol

La notorietà arriverà in un breve volgere di tempo. Nel 1982, anno in cui Tony Shafrazi diventa suo gallerista, un’animazione dei suoi disegni viene proiettata sullo Spectacolor Bilboard, a Times Square, ogni venti minuti e per un mese intero. L’anno seguente conosce Andy Warhol, con cui stringe un fertile rapporto umano ed artistico. Proprio il padre della Pop Art era stato responsabile di una delle prime folgorazioni di Haring sulla via dell’arte, allorché – ancora ragazzino – visitò con il padre l’Hirshhorn Museum di Washington.

Nella sua breve carriera, oltre cento esposizioni

Negli anni successivi Haring produsse moltissimo, macinando esposizioni (alla fine saranno oltre cento, fra personali e collettive) e realizzando decine di opere d’arte pubblica come veicolo di messaggi sociali.
Nel 1986 fu oggetto di oltre quaranta articoli di riviste e quotidiani importanti. Personaggio ormai celebre e ricercato dal mondo intero, collaborò con artisti della più varia estrazione: oltre a Warhol, Madonna, Grace Jones, Bill T. Jones, William Burroughs, Timothy Leary, Jenny Holzer. Fu una breve ma intensissima stagione, chiusa con la morte prematura e dolorosa nel 1990, per Aids.

Haring espresse concetti universali – la nascita, la morte, l’amore, il sesso e la guerra – con una tecnica semplice ma consapevolissima, attraverso il primato della linea con cui ha dato un contributo determinante al linguaggio visivo della contemporaneità.

Biografia di Keith Haring

Scheda tecnica

Info:
Sito web di Keith Haring

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