Mostre » Matteo Basilé. THISHUMANITY

Matteo Basilé, People, 2010, lambda print on silver paper mounted on alluminium and framed, 167x125 cm

Matteo Basilé. THISHUMANITY

Il nuovo progetto del fotografo romano, in cui le nuove tecnologie dell’arte prendono spunto dalla storia per raccontare la modernità

di Luca Maffeo, il 07/01/2011

Fu una novità vedere ampliato da Paolo Uccello (1397-1475) il dictat gotico-internazionale, con esasperate composizioni geometrico-prospettiche, simbolo visivo di una società che stava cambiando e segno formale di una cultura rinnovata. Thishumanity di Matteo Basilé (Roma, 1974) ne prende spunto, si ispira alla Battaglia di San Romano e la associa alla sua contemporaneità, a quel sud-est asiatico dove da tempo ha scelto di vivere e dove lavora.
Introdotti come siamo all’era del digitale, le tradizionali arti di pittura, scultura e fotografia si fondono necessariamente con una nuova techne, la quale non ha nulla da invidiare alla “grande manualità” da molti rimpianta. Le opere di Basilé, è vero, sono set costruiti e usufruiscono talvolta di luci artificiali; scomodano le più moderne tecnologie, mettono in rapporto, però, attori e spettatori sul palcoscenico dell’umano, mostrando una qualità altra che prima nemmeno si poteva immaginare. Le limpide immagini c-print e lambda-print raccontano ferocia e dolore nel dramma di chi lo commette e di chi lo subisce, espresso mediante la bellezza angelica della donna, della quale anche il nudo più infimo si presta a compiere la bellezza di un grido pieno di pathos.

Il circolo dei peccatori

Matteo Basilé, Circle of sinners, 2010, c-print on paper mounted on double plexiglass, 180x288 cm

Da un tondo (Circle of sinners-incipit, 2010) comincia il percorso a moto circolare concentrico che induce lo spettatore a inquadrare le scene di battaglia nella loro azione collettiva. Nella luce adombrata del crepuscolo, protagonista è una valchiria dai tratti orientali pronta a sferrare il colpo mortale ad una giovane donna cui tira i capelli, attorniata dal tremore di coloro che cercavano rifugio. Eppure la crudeltà dell’immagine non dà adito a parole di condanna, poiché colei che è un’assassina non mostra in viso i tratti dell’orgoglio, ma semmai del pentimento. Così in un’unica opzione ecco la qualità di Basilé, autore di fotografie cui la tecnica non coincide con il fine stucchevole della bella forma, ma con il mezzo con cui le contraddizioni dell’umano vengono a galla.
Nei giorni in cui pare sia stata portata a compimento l’emancipazione della donna – e non in tutti paesi del mondo – il richiamo sembra essere qui paradossale, vedendo non donne vittime, ma donne vittime di se stesse, che lottano tra di loro. Ma l’immagine trascende la storia politica poiché sviscera i più segreti sentimenti d’animo dell’uomo, ne ricorda la corruttibilità e il desiderio. Thishumanity recita il titolo della mostra che, letto tutto insieme suona nella volgare italianizzazione di “disumaniti”, eppure la traduzione è l’esatto opposto: umanità imperante, lirica e rustica alla volta, bestiale e posata, da ammirare nella presentazione nitida, quasi vitrea dell’immagine fotografica, di contro alla tragicità degli eventi in essa riportati.

Perspectiva naturalis

Matteo Basilé, Circle of sinners-incipit, 2010, c-print on paper mounted on double plexiglass, 80 cm

“Giostra” definì Vasari il trittico del maestro toscano, commissionato nel 1438 dalla famiglia Bartolini Salimbeni per commemorare la vittoria dei fiorentini guidati da Bernardino della Ciarda sulle truppe rivali senesi il 1° aprile 1432. Tre tavole nelle quali all’unico punto di fuga della prospettiva brunelleschiana venne preferita la molteplice perspectiva naturalis, secondo la quale, l’immagine, ruotando attorno ad un tema principale, poteva soffermarsi sulla singolarità di scene particolari. È così che Matteo Basilé, muovendosi concentricamente all’interno delle scene di battaglia, focalizza l’attenzione sui volti di chi quella tragedia l’ha vissuta in prima persona, e dà vita alla seconda parte del progetto intitolata People.
Le donne, anziane e giovani, mamme con figlio, stampano la loro luminosissima figura sullo sfondo nero e per contrasto lasciano trapelare ogni anfratto del loro apparire. Nonostante le tumefazioni dei corpi feriti e sanguinanti, Basilé, senza mai eccessi di pena, si concentra sui volti e la corposità dei gesti e delle espressioni che, con estrema gentilezza, recitano, presi in tutta la loro povertà d’animo. Con inquadrature ad occhio di bue, la potenza delle immagini rompe il diaframma che le separa dal fondo, ed emergono di fronte, di profilo e di tre quarti catturando la partecipazione dello spettatore, che si scopre partecipe del loro stesso dolore.

    Scheda Tecnica

  • Matteo Basilé. Thishumanity
    fino al 29 gennaio 2011
  • Galleria Pack
    Milano, Foro Bonaparte 60
  • Orario di apertura:
    mart-sab 13.00 alle 19.30
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Catalogo:
    Damiani editore (Bologna). Il volume raccoglierà tutte le opere di THISHUMANITY, il back-stage del set balinese e alcuni testi sul progetto e l’opera dell’artista.
  • Info:
    Galleria Pack
    Tel. +39 02 8699 6395
    Fax +39 02 8739 0433
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