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Tony Cragg, Wilde Relatives, 2005, gesso, 84x66x64, courtesy dell’artista

TONY CRAGG IN 4D

Fino al 9 gennaio 2011, Ca’ Pesaro ospita a Venezia “Dal fluire alla stabilità”, personale di uno dei più acclamati scultori contemporanei

di Luca Maffeo, il 14/12/2010

Cosa rimane del lasso di tempo in cui una mano porta alla bocca una tazzina da caffè? Facile a dirsi, probabilmente nulla! Altro paio di maniche, però, se si vuole immortalare con forma scultorea quell’istante passeggero, al quale nemmeno l’acuto occhio umano sembra interessato. In quel frammento di secondi si racchiude tutta la poetica di Tony Cragg (Liverpool 1949), secondo il quale è la materia che, così concepita, si riallaccia ai rapporti spazio-temporali che un corpo vive di per sé, ed espansi allo stato solido nell’ambiente. Le figure mutano senza sosta, le linee forza si intrecciano e si confondono nella simultaneità di ombre e proiezioni, senza tradire il soggetto iniziale, tradotto ora in un continuum istantaneo di moti (Dancing Column, 2008).
La logica di una visione temporale volta alla conoscenza volumetrica di un’immagine, già introdotta dal Cubismo di matrice analitica, appare unificata dallo scultore inglese mediante una quarta dimensione, capace di rendere nella levigata bellezza di un tuttotondo la metamorfosi dei corpi nello spazio e il loro evolvere nel tempo. Nulla di astratto. Solo il tentativo di dare una fuga visiva al rapporto che da sempre – da Michelangelo al Bernini, e da Boccioni a Brancusi – intercorre tra la materia e il suo multiforme dinamismo.

Tony Cragg, Dancing Column, 2008, pietra, 560x150x150 cm, courtesy dell’artista

Un molteplice punto di vista

Quando ci si trova davanti ad una scultura di Tony Cragg nemmeno per un attimo si può pensare che si stia per assistere al “solito gioco” creativo. Il tema scottante è invece quel cambio di prospettiva che costringe ad una conoscenza “diversa” delle cose. Tra le sue mani ferro, legno, bronzo e fibra di vetro acquistano verità proprie. Più che di metalli, hanno le fattezze di cellule adulte colte nell’istante evolutivo, senza il quale la vita non è permessa. In questo modo non è assurdo poter affermare che i solidi e duri materiali di Tony Cragg siano in realtà fluidi ed elastici, prosecutori del naturale rivolgersi della forma nello spazio (Distant cousin, 2006). Un contrasto che ricorda come fossero soavi le pieghe delle vesti scolpite da Michelangelo o dal Bernini, opposte alla pesantezza del marmo.
Contemporaneo, eppur classico, egli abitua l’occhio alla molteplicità “barocca” di una forma viva che interagisce col contesto, e obbliga ad una osservazione tortile, a 360°, sempre meno costretta e frammentaria. L’opera non è più imposta allo spettatore, ma tentativamente comunicata con occhi nuovi, implicando l’impossibilità di un’unica chiave di lettura e la coesistenza di più punti di vista in un singolo oggetto (No titled yet, 2009). È una visione “semplice”, in cui anche la materia più insignificante riconquista il suo insindacabile valore, e il suo più sublime mistero.

Non «forme in moto», ma il «moto della forma (Valerio Dehò)»

Tony Cragg, Distant Cousin, 2006, acciaio inossidabile, 235x190x160 cm, courtesy dell’artista

Non sono lontani i primi anni Ottanta, quando agli inizi della sua carriera Tony Cragg si divertiva a recuperare desueti oggetti di plastica al fine di riabilitarli in un passaggio da scarti ad oggetti d’uso, mutandone lo scopo (the streets are full with cowboys, 1980). Come racchette e innaffiatoi, le più tarde e odierne sculture sono definite nei loro tratti costitutivi essenziali, ma, al contrario, sono soggette al «moto della forma». L’attrazione per le fasi di un movimento risulta banale, di contro all’evoluzione che una singola forma – e sempre la stessa – assume nel corso della sua esistenza. Esenti dalla passione ideologica di cui si faceva carico il Futurismo, le tensioni che spingevano Boccioni alla ricerca dell’immagine assoluta, ed esemplificate dallo zampettante cagnolino di Giacomo Balla, assumono nel lavoro di Cragg i tratti del compimento, arrivando a concepire l’essere – umano e non – nell’unitotalità di forma e moto, rappresentato a un tempo unico e molteplice. Nascono così le Early Form, «forme mutevoli lungo un asse bilaterale curvo con un semplice profilo», ideate a partire dalla distorsione di oggetti comuni, come bottiglie, vasi e bicchieri; e le Rational being, “esseri razionali”, volti e piccoli gesti quotidiani, tracce inequivocabili dell’agire umano, trovati e osservati con il desiderio di comprenderli un po’ di più (Wilde Relatives, 2005; Red Figure, 2008).

    Scheda Tecnica

  • Tony Cragg in 4D. Dal fluire alla stabilità
    fino al 9 gennaio 2011
  • Curatori:
    Silvio Fuso, Valerio Dehò
  • In collaborazione con:
    Galleria Michela Rizzo e Caterina Tognon Arte Contemporanea, Venezia
  • Ca’ Pesaro - Galleria Internazionale d’Arte Moderna
    Venezia, Santa Croce 2076
  • Orario di apertura:
    ore 10-17 (biglietteria 10-16); chiuso lun, 25 dicembre e 1 gennaio
  • Biglietti:
    Intero € 8; ridotto € 5,50; ingresso libero per: residenti e nati nel Comune di Venezia; bambini 0/5 anni; portatori di handicap con accompagnatore; guide autorizzate; interpreti turistici che accompagnino gruppi; capigruppo (gruppi di almeno 15 persone previa prenotazione); membri I.C.O.M.
  • Catalogo:
    “Tony Cragg in 4D. Dal fluire alla stabilità”, con testi di Silvio Fuso, Valerio Dehò e Jon Wood, ed. Marsilio, Venezia, 2010
  • Info:
    Musei Civici Veneziani
    mkt.musei@fmcvenezia.it
    Call center 848082000 (dall’Italia)
    (+39) 04142730892 (dall’estero - from abroad)

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