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Carlo Fayer, Pianura Padana, 1967

CARLO FAYER 1940-2010

‘I luoghi dello sguardo e della mente’: la prima grande retrospettiva dedicata all’artista lombardo

a cura di Bernd Noack, il 07/12/2010

Saranno gli spazi del Centro San Vitale a Cremona e della Fondazione San Domenico a Crema ad ospitare dal 10 al 26 dicembre 2010 la mostra antologica “Carlo Fayer 1940-2010. I luoghi dello sguardo e della mente”, prima grande retrospettiva dedicata a Carlo Fayer (Ripalta Cremasca, 1924) che ripercorre attraverso 70 opere, fra dipinti, sculture e ceramiche, la sua intensa attività, articolandosi in diverse sezioni tematiche che riassumono accuratamente le tappe creative di una eclettica produzione.

La poetica pittorica di Carlo Fayer

La poetica pittorica di Carlo Fayer – attivo a livello nazionale ed internazionale già negli anni cruciali del dopoguerra – è caratterizzata da una costante attenzione all’uomo e al paesaggio, da un iniziale naturalismo, volutamente disincantato e gravido delle reminiscenze intimiste ed espressioniste del movimento di Corrente, evolve presto verso una contemplazione cromatica e materica che trova nella luce la sua più alta espressione.

Un perenne contatto con la natura

Ma proprio da questo perenne contatto con la natura e dai suoi numerosi viaggi all’estero deriva la successiva e drastica riduzione luministica. Toni scuri, terrigni che, uniti ad una maggiore attenzione figurativa, lo portano a soluzioni in linea con i modi del realismo esistenziale milanese, Ferroni in testa, dove la figura umana appare ridotta a puro elemento filiforme e cromatico. Nascono in questi anni i cicli dedicati agli “argini” del Po: vedute tendenzialmente monocrome, in cui prevalgono riverberi atmosferici e intonazioni argentee, definite puntualmente da Giorgio Mascherpa «grigio/argento/perla/ocra», a tratti sabbiose, volte a sintetizzare cielo, terra e acqua in un’unica esperienza estetica.

Carlo Fayer, Muro, anni '70

I lavori della fine degli anni Sessanta

Parallelamente, alla fine degli anni Sessanta, Fayer si accosta alla terracotta e alla ceramica d’artista, dove la sua riflessione – dominata dagli stessi timbri naturali, dati dai valori della materia stessa, della creta, della terraglia – traduce le visioni padane in atmosfere più intime, dove i motivi ricorrenti dei “muri”, delle stanze, degli “armadietti della memoria”, citazione personalissima della coeva produzione di Melotti, si alternano a ricerche più astratte e informali, in cui il gesto libero di agire sulla materia lavorata a pollice, con istinto e rapidità, tradisce un insegnamento iniziale di Marino nelle forme scheggiate dal sapore arcaico tipiche del ciclo dei “frammenti”, ripreso più tardi nei muri popolati di figure prigioniere e, allo stesso tempo, nascenti.

Le ricerche cinetiche e concettuali

La mostra – curata da Paolo Campiglio e Chiara Gatti – sarà anche occasione per far luce su una fase inedita e un po’ trascurata dalla critica della ricerca del maestro che, nei primi anni Settanta si allontana progressivamente dalla realtà sconfinando in una vera e propria fase di sperimentazione inevitabilmente vicina a certe ricerche cinetiche e concettuali di quegli anni e legata alle vicende del gruppo di artisti del Cenobio di Milano.

La poetica del “muro”

Negli anni Ottanta matura anche pittoricamente la sua poetica del “muro”: il muro non inteso come mera superficie architettonica, bensì come manufatto dell’uomo, la cui “texture” – sbrecciata o smontata – diviene una surreale ossessione dove è solo lo sguardo il vero soggetto delle sue meditazioni. Muri e finestre, coagulandosi con la figura umana, ormai parte integrante della stessa materia, diventano i motivi dominanti di questo periodo.

L’avvicinamento all’arte della “filatelia”

Nell’ultimo decennio del secolo si avvicina invece all’arte della “filatelia”, da cui prende vita un particolare ciclo pittorico incentrato sul linguaggio postale e sull’immagine del francobollo. Un viaggio “à rebours” nella propria storia, ma anche nella storia dei segni, degli alfabeti e delle più comuni e popolari immagini della comunicazione che hanno illustrato il Novecento.

La produzione recente

Ancora, nell’ambito della ricerca plastica, la mostra non tarderà a documentare una fase di produzione recente, legata soprattutto all’attività svolta presso le storiche ceramiche Ibis di Cunardo, crocevia di maestri, da Fontana a Burri, da Baj a Milani, dove Fayer ha realizzato una serie significativa di grandi steli, citazione classica dell’iconografia del totem cara alla scultura moderna.

L’arte sacra

Da non dimenticare infine la ricchissima produzione dell’artista nella sfera dell’arte sacra, cui s’è dedicato sin dagli esordi della sua carriera, come documentano le numerose partecipazioni ai migliori premi nazionali d’arte sacra, oltre a commissioni di arte pubblica e monumentali, fra vetrate, cicli d’affreschi e cicli di bassorilievi come quello per l’abside (con le storie evangeliche) della Collegiata di Offanengo o la Via Crucis ideata per il convento delle Suore Canossiane di Crema.

Il catalogo

Accompagna la mostra, patrocinata dalla Regione Lombardia, Provincia di Cremona e Comune di Crema, un catalogo edito da Silvana Editoriale. Il volume, a cura di Paolo Campiglio e Chiara Gatti, è concepito come pubblicazione monografica con un’ampia ricostruzione biografica a cura di Claudio Toscani e apparati di Valentina Sanfelici.

Scheda tecnica

  • Carlo Fayer 1940-2010. I luoghi dello sguardo e della mente
    dal 10 al 26 dicembre 2010
  • Inaugurazioni:
    venerdì 10 dicembre, ore 18, Cremona – Centro Culturale di San Vitale
    sabato 11 dicembre, ore 18, Crema – Fondazione San Domenico
  • Curatori:
    Paolo Campiglio, Chiara Gatti
  • Centro Culturale di San Vitale - Cremona
    Fondazione San Domenico - Crema
  • Biografia:
    Claudio Toscani
  • Progetto di allestimento:
    Gianni Macalli
  • Catalogo:
    Silvana Editoriale
  • Orario di apertura:
    lun-dom, ore 10-12 e 16-19
  • Info:
    Tel. (+39) 037385418
    www.teatrosandomenico.it

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