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Carlo Bertocci. Delle ali, 2010, olio su tela, cm. 90x70

SPECIAL / Carlo Bertocci: il testo in catalogo

In anteprima su Artelab, il saggio critico di Elisa Gradi sulla mostra “Terre di confine”

di Elisa Gradi, il 02/12/2010

È sempre per forza della memoria che la pagina pittorica prende vita. Tutto ciò che di reale e visionario, anche nelle intonazioni più leggere, i primi anni di vita imprimono nell’animo di un artista, si condenserà in fedeltà poetica, che si intreccerà ed ibriderà con le esperienze esistenziali e culturali della maturità. La meraviglia di un prodigio vissuto ma già malinconicamente remoto, sarà allora la chiave dell’immaginario, il nucleo degli affetti nati nella terra di chi vi posto i primi sguardi.

Irripetibile crocevia di terre

Ed è così il confine di queste terre – crocevia privilegiato di paesaggi toscani, laziali ed umbri – che racchiudono i ricordi d’infanzia di Carlo Bertocci, che il pittore torna a ripercorrere nelle estati della sua maturità. In questo storico affresco, condotto sui toni cristallini della luce, nel rapporto spazioso fra montagna e cielo, che custodisce lo scrigno dell’ocra caldo e solitario della pianura, i verdi degli alberi accompagnano il crinale ondeggiante delle colline, mentre la cima lontana del Monte Amiata riversa la sua ombra plumbea, a segnare il riposo della vista alla fragorosa densità cromatica della vallata.

Paese natale e incidenza delle memorie

Qui è Castell’Azzara, paese natale dell’artista, confine di terre e di elementi identitari irripetibili nella loro combinazione, per il quale vengono alla mente le parole di Gaston Bachelard: “Il paese natale non è tanto uno spazio quanto una materia; è un granito o una terra, un vento o un’aridità, un’acqua o una luce. Il nostro immaginario si materializza in questi elementi; è qui che il nostro sognare acquista la sua giusta sostanza”. Il luogo d’origine serve all’artista per definire l’incidenza delle memorie e, fra queste, riconoscere la materia che segnerà lo sviluppo delle mature posizioni estetiche e culturali. Come se quei pini al confine laziale, che nei viaggi di bambino preannunciavano l’approssimarsi di Roma, fossero presagio della felice stagione creativa della “pittura colta”, della quale Carlo Bertocci è stato, negli intensi anni Ottanta, uno dei protagonisti di spicco.

Carlo Bertocci. Emersi, 2008, due terrecotte dipinte, h cm 36

Terra e corrispondente pittorico

Quasi che le sensazioni umbratili e iridescenti di questi luoghi riuscissero a sublimare un monte, un’apertura collinare, un gruppo di alberi in un corrispettivo narrativo, Carlo Bertocci torna ora a dipingere le sue terre (Scansioni, 2008), empaticamente radicate nella sua spiritualità, con l’intento di svelarne l’interna euritmia.

L’adolescente e lo sguardo in lontananza

E s’avverte, in quegli adolescenti che portano la mano alla fronte per scrutare in lontananza – tema risolto sia in pittura che in scultura, culminante con l’installazione dell’opera Ragazzo che guarda lontano nella piazza principale di Castell’Azzara – il profondo ascendente biografico, il rivelamento di una concezione dell’esistenza che ha portato sempre con sé, anche quando ha deciso di annullare quella lontananza, quando il morbido umore della provincia non è più riuscito ad attenuare il desiderio – o piuttosto la necessità – di migrazione, che s’insinua fatalmente negli spiriti risoluti ed inquieti.

Carlo Bertocci. In alto, 2010, olio su tela, cm 90x70

Il volo sognato

Sarà questo il pensiero che pervade la mente di quei ragazzi abbandonati sulla scala azzurra (Osservatorio, 2004), quel voler sottrarsi alla crudele tranquillità, all’estatico equilibrio di quei luoghi, ai quali pur così intimamente appartengono, per percorrere le strade del mondo (quello stesso mondo così ironicamente suggerito dalla bolla del chewingum del bambino di Globo - 2009)? Pensiero ancora affidato al gesto di una bambina che raccoglie le braccia dietro la nuca, a formare ali da spiegare nella vertigine di quella vallata (Delle ali - In alto, 2010), mentre due sorelle alzano già gli sguardi, l’una sull’altra, ad accoglierne il sognante volo...
Fedele alla propria poetica, con l’urgenza fantastica – metafisica – che lo incalza, Bertocci ci mostra ancora immagini che paiono svuotarsi del loro senso immediato, per mostrarci l’epifania celata sotto la trama delle nostre abitudini percettive; nella quiete apparente in cui sembra cogliere i suoi personaggi vi è così un’azione tensiva, che porta l’uno ad approdare nell’essere dell’altro, iscrivendovi la propria identità.

Dialogo di proiezioni

In questo costante dialogo di proiezioni, Carlo Bertocci conduce un’immagine tesa, limpida, che nulla concede all’approssimazione formale. Ogni dettaglio della superficie dipinta concorre a restituire il senso della visione, carica di presagi; scenario e personaggi, inanimato ed animato, tutto è trattenuto dallo stesso sguardo, lucido, si (nella sontuosità lancinante dell’accensione timbrica e la perfezione della trama disegnativa, che tesse l’apparenza di un racconto ambientale), ma mai rigido, distanziante. Così, nel ciclo dedicato alle Terre di Confine, di cui egli riesce ad cogliere le intime, celate motivazioni, restituisce il valore di una storia (reale e illusoria, ma ugualmente vissuta) che lo costringe, per forza di un’irresistibile attrazione, a ritornare a percorrerne le strade.

Carlo Bertocci. Scansioni B, 2008, olio su tela, cm. 95x130

Confine mnemonico e sperimentazione linguistica

Un passaggio che, non da ultimo, trova nel concetto di confine non solo un riferimento geografico e mnemonico, ma un richiamo alla sperimentazione di tecniche pittoriche e scultoree (dal disegno, alla pittura ad olio ed acquarello, fino alla scultura in ceramica e bronzo), con la quotidiana visitazione delle potenzialità linguistiche ed espressive di colore e materia, che l’autore dimostra accertare come elemento fondante del proprio cammino creativo.
A consegnarci, ancora, una testimonianza di impegno analitico che trasporta – privilegio accordato solamente ad un poeta votato all’investigazione dell’animo – a rinnovate, meraviglianti altezze.

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