Special » I guerrieri di Staccioli, forme spirituali dal fascino arcano

Il catalogo dedicato a Staccioli da De Paoli Edizioni d'Arte e curato da Elisa Gradi

I guerrieri di Staccioli, forme spirituali dal fascino arcano

di Elisa Gradi, il 30/05/2007

Staccioli rimane, per sua natura, lontano dalla celebrazione sottilmente intellettualistica del mito arcaico, rilevabile negli intendimenti teorici e formali di buona parte dei protagonisti della stagione dell’arcaismo novecentesco. Né è tanto meno interessato da una regressione interpretativa filologica. In maniera del tutto naturale, egli innesta sul tronco della propria tradizione figurativa e tettonica la volontà costruttiva delle proprie opere, ed è certamente in questo che ostenta la sua orgogliosa toscanità.

Ne sono prova le prime formulazioni del tema del guerriero, per il quale Staccioli si misura, per la prima volta, con una plastica più ruvida e materica, elaborando una forma massiccia e rotonda, dalla superficie scabra e modellata a tocchi rapidi ed irregolari, arricchita dagli sgargianti effetti cromatici delle epidermidi. Sono figure caricate di un fascino arcano, che richiamano, nella serrata costruzione formale, il frammento antico: sono guerrieri destabilizzati nella loro integrità, privati degli arti – le braccia completamente amputate, le gambe troncate al ginocchio, spesso li troviamo persino con una benda che ostruisce la vista – eppur dotati di una compiutezza ed intensità espressiva alla quale concorre, senza dubbio, il ricorso all’espediente della citazione del frammento, della scultura mutilata, come un antico reperto, come fosse sopravvissuta a lunghi periodi di incuria e deterioramento.

Omesso è, peraltro, ogni strumento di attacco: il guerriero di Staccioli è dotato di soli strumenti di difesa – se si eccettuano rare varianti con lunghe lance e scudi – che rimarranno, anche nelle versioni più recenti, i suoi dettagli caratterizzanti: l’elmo e la corazza, quest’ultima formata da una fascia continua di minuscoli cavallini con le ruote, che abbracciano il busto del guerriero, portando traccia della vena umoristica e fantasiosa che abbiamo, fin dagli esordi, imparato a conoscere in Staccioli.

Nelle formulazioni più recenti del tema del guerriero – una ricerca, su questa tipologia, che non conosce tuttora stasi – i corpi perdono gradualmente la pesantezza, la turgida voluminosità per farsi silhouettes sempre più insistentemente tendenti alla stilizzazione, caratterizzati da una più ricercata eleganza formale. Attingendo ancora garbatamente da quel luogo di proliferante suggestione di modelli, che è la statuaria etrusca, Staccioli riduce la sostanza plastica delle sculture, senza mai spingersi fino alla smaterializzazione, ad un taglio marcatamente affilato ed allungato, ad una posa sempre più frontale, non priva di una forte ieraticità, appena alleggerita dalla vibratilità cromatica, dai riverberi di luci ed ombre che si alternano entro gli scavi e le incanalature delle bizzarre corazze. Figure che, per il loro sfinamento, riescono ad assumere la sembianza di una forma spirituale, fortemente interiorizzata, di potente carica emotiva e sentimentale.

 

Elisa Gradi è Storico e Critico d’arte. Il brano è un estratto dal catalogo: “Paolo Staccioli. I segni della terra” (versione bilingue italiano-inglese), a cura di Elisa Gradi, De Paoli Edizioni d’Arte

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader