Mostre » LE RAGIONI DELLA LEGGEREZZA

J&Peg, Last breath, 2010, 100x100 cm, foto e acrilici su PVC

LE RAGIONI DELLA LEGGEREZZA

Alla Galleria Effearte di Milano cinque giovani artisti rileggono il tema calviniano della leggerezza

di Luca Maffeo, il 28/10/2010

La leggerezza era per Italo Calvino (Lezioni americane, 1988) una «quête senza fine» a ridosso del nostro tempo. Era un invito a reagire davanti al peso del mondo, ma senza poter rinunciare all’affanno, alla fatica che inevitabilmente la vita impone e che di conseguenza l’arte, di qualsiasi tipo sia, subisce. E non si parla di evasione o di «fughe nel sogno o nell’irrazionale», né di alcun disegno intellettuale volto alla costruzione utopica della verità, ma dell’approccio con il quale si osservano le cose. In cerca e stupito l’artista, come Perseo, si accinge ad affrontare le gorgoni, nonostante l’inconsapevolezza che dallo scontro con esse possa scaturire un nuovo Pegaso alato. In questo parallelo tematico e letterario comincia la sfida lanciata dalla Galleria Effearte di Milano a Daniele Italia, Francesca Ceccarelli, Tommaso Gorla, J&Peg e Paolo Nicola Rossini, cinque artisti under 35 e diametralmente opposti per mezzi e formazione. La mostra Le ragioni della leggerezza – aperta fino al 20 novembre prossimo – conferma la validità di quella prima lezione tenuta dal romanziere italiano alla Harvard University, e la ritrova nella ricerca linguistica di una neonata generazione, attualmente in fieri, e forse lusingata solo indirettamente da questo tema. Eppure è innegabile che davanti all’apparente sterilità di un mondo ormai adagiato su se stesso – «pietrificato» scriveva Calvino –, sta il tentativo di questi giovani artisti, pronti a ricordarci che ciò che conta, in principio, non è l’esplicazione di un senso trovato e formalmente espresso, ma il modo con cui l’occhio poggia il suo sguardo.

Daniele Italia: l’imprevedibilità del corpo

Daniele Italia, Riflessi, 2010, video

Due corpi filmati dall’alto. Una ragazza e un ragazzo si muovono, emergono e si sommergono in una vasca d’acqua nera. Così, senza metafore sottese e inutili simbolismi, Daniele Italia (Milano, 1986) genera la sua videoinstallazione (Riflessi, 2010), accompagnata dal brano “Spiegel im Spiegel” del compositore estone Arvo Pärt. Protagonista è il corpo, unico soggetto ad essere veramente imprevedibile, in grado di vincere la staticità della contemplazione e di ribaltarla in altro da esperire, da sentire respirare e gemere. Come un regista, dirige i due modelli, ma non li può costringere allo schema prefissato, poiché essi vivono di una propria iniziativa. L’artista sfrutta la casualità delle espressioni che, per quanto progettate, appaiono naturali e armoniche, mentre l’acqua, liberata dal suo valore primordiale, è solo un punto di passaggio per i due corpi che scendono e risalgono, squarciando il velo della propria oscurità. Perpendicolari alla sequenza video trasmessa in loop, i Riflessi assumono sembianze concrete, non mediate, e si mostrano nella vanescente palpabilità di una superficie liquida, appositamente installata.

Paolo Nicola Rossini e il mondo spiato

Guarda il mondo dal buco di una serratura Paolo Nicola Rossini (Milano, 1975). Laureato in Giurisprudenza, è approdato da poco alla realtà fotografica, affinata per passione durante gli anni del lavoro presso l’attività di famiglia nel settore dell’acciaio.
Sceglie soggetti innocenti, con i quali entra in rapporto in punta di piedi, discreto come bambino intimorito e al tempo pieno di stupore e curiosità. Cattura aeroplani, tralicci e alberi, scene di vita quasi innocue alla vista e soggette al divenire nel tempo; ne amplifica la rappresentazione ripetendola in serie (Landing sequence n.1 part 1, 2010) o sperimentando differenti messe a fuoco, talvolta nitide, altre fosche e opache, filtrate da un parabrezza in una giornata piovosa (Light poles&rain, 2010). È una visione del particolare osservato in sé e un momento dopo messo in relazione con il suo contorno, che lo porta a realizzare fotografie in cui il soggetto diventa un tutt’uno con lo sfondo (Redlighters on woodensurface, 2010; Through the clouds, 2010).

La fragile materia di Tommaso Gorla e Francesca Ceccarelli

Paola Nicola Rossini, Lightpoles&rain, 2010, 60x55 cm, stampa su carta fotografica

«La più grande preoccupazione di Lucrezio sembra quella di evitare che il peso della materia ci schiacci». Con queste parole Italo Calvino ricordava la principale attenzione posta dallo scrittore latino nel De rerum natura; cortezza che invade i quadri di Tommaso Gorla (Merate, 1981) e Francesca Ceccarelli (Firenze, 1980), impassibili alla rovinosa potenza della materia e testimoni della vera commozione che nasce dal creato. Il mondo non è più concepito come punto di partenza, ma punto d’arrivo per il riconoscimento del “Bello”, rappresentato nel Ghepardo (2010), nella Lucertola (2010) e nella volpe (2010) che Gorla stende sulla carta con la leggerezza di un fiore. Questi appaiono senza peso, sospesi come sono sul foglio bianco; e senza dimensione, tagliati dalla cornice del supporto. Una dimensione ricercata anche da Francesca Ceccarelli che amalgamando colori e fiori con la solidità dello stucco e la pastosità della resina, raggiunge un risultato pittorico opposto, verso trasparenza e volatilità (Leda (e il cigno), 2010).

J&Peg: onirica ferinità

Francesca Ceccarelli, Leda, 2010, 130x100 cm, rose secche, olio e resina su tavola

Aveva parlato di «sorriso e di un rigore oggettivo che si tiene lontano dal dramma», Nicoletta Cobolli (Arte, aprile 2008), in occasione della prima personale (Working mates; Galleria Poggiali e Forconi, Firenze 2008) di Antonio Managò (Busto Arsizio, 1978) e Simone Zecubi (Gallarate, 1979), in arte J&Peg. L’affanno, il peso di cui dice Calvino sembra quasi non toccarli, intenti come sono ad assemblare foto dipinti e fotografare assurde scenografie che passano al vaglio le contraddizioni luministiche di scure ambientazioni, nelle quali interagiscono brillanti figurine d’animali, uomini e oggetti, uniti dal puro divertimento dello stimolo immaginativo. Ma l’inganno è dietro l’angolo. La gaia danza di un essere sconosciuto alla fisicità, cede il passo alla sua frammentazione: l’annullamento del corpo nel buio più profondo (Last breath, 2010). Il viaggio onirico qui comincia e qui finisce, e l’immagine da favola trasmigra in una visione ferina delle cose che, dolorosa, trasuda sangue (Double take, 2010).
Chissà se proprio loro, i neosurrealisti, non abbiano capito la tragedia innata di Dalì e di Magritte? Probabilmente coscienti che una totale visione leggiadra delle cose del mondo, in fin dei conti, non è mai esistita.

    Scheda Tecnica

  • Le ragioni della leggerezza. Francesca Ceccarelli, Tommaso Gorla,Daniele Italia, J&Peg, Paolo Nicola Rossini
    fino al 20 novembre 2010
  • Curatore:
    Flavia Flocchi
  • Effearte
    Milano, via Ponte Vetero 13
  • Con il patrocinio di:
    Premio letterario Italo Calvino di Torino
  • Orario di apertura:
    mar-ven, ore 11-19; sab, ore 15-19
  • Catalogo:
    “Le ragioni della leggerezza”, edito da Effearte, a cura di Flavia Flocchi, con testo critico di Markus Ophälders
  • Biglietti:
    Ingresso libero
  • Info:
    Galleria Effearte
    Tel. (+39) 02 39198484
    Fax (+39) 02 40700945
    info@effeartegallery.com

stampa pagina stampa solo testo Segnala l'articolo Ascolta con webReader