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Laser, radar, termografia e altro per ritrovare la Battaglia di Anghiari

a cura di Redazione, il 23/05/2007

Oltre ai nomi dei componenti il Comitato scientifico, a Palazzo Vecchio sono state illustrate anche le tecniche d’intervento, i macchinari che saranno utilizzati e la metodologia che verrà seguita. La tecnologia che l’ingegnere Maurizio Seracini sta mettendo a punto in collaborazione con l’Università della California di San Diego, dovrebbe consentire infatti di accertare, senza intaccare gli affreschi, se qualcosa della prestigiosa opera di Leonardo - ancora ammirata nel 1549 - sopravvive davvero sotto i dipinti del Vasari che sono stati eseguiti posteriormente su un muro aggiunto alla parete originale del Salone dei Cinquecento. Nello studio già effettuato per individuare l’assetto originale della “Sala grande” di Palazzo Vecchio al tempo di Leonardo, l’equipé dell’ingegner Seracini ha usato tecnologie nuove, quali il laser scanner per il rilievo dell’architettura, la termografia e l’indagine radar per studiare la struttura muraria e le modifiche apportate dal Vasari fra il 1563 e il 1571. Nel corso delle successive fasi di lavoro previste dal Comitato scientifico, l’indagine radar sarà estesa a tutta la parete est del salone di Palazzo Vecchio per scoprire eventuali micro-cavità fra la muratura originale e quella eretta successivamente dal Vasari. La nuova strumentazione in corso di realizzazione dall’Università della California sarà invece utilizzata per individuare in modo non invasivo gli elementi chimici presenti all’interno della muratura che potrebbero essere associabili ad eventuali pigmenti usati da Leonardo (come ad esempio la biacca a base di piombo) nella travagliata fase di pittura della Battaglia di Anghiari.
Lo stesso Leonardo narra che al momento di “posare il pennello” si scatenò un violento temporale che danneggiò il grande cartone da lui portato all’interno della Sala del Gran Consiglio (oggi Salone dei Cinquecento). Fu quello l’infausto inizio di ciò che si era subito imposto come l’evento artistico più importante di tutto il Rinascimento fiorentino, e che, secondo Cellini, già si configurava insieme a quello della “Battaglia di Cascina” di Michelangelo, come la “Scuola del mondo” per le nuove generazioni di artisti.
Il dipinto, che aveva per soggetto la cattura di una bandiera da parte di soldati fiorentini e che sarebbe diventato parte di un’immensa pittura murale rappresentante la “Battaglia di Anghiari”, era una delle massime espressioni dell’arte pittorica italiana non solo del Rinascimento, ma di tutti i tempi. Una ulteriore fase dei nuovi lavori d’indagine che saranno avviati sotto la guida del Comitato scientifico, riguarderà proprio la ricerca storica dei materiali usati da Leonardo.  “Avere la ‘lista completa dei materiali pittorici che la Repubblica Fiorentina forni’ a Leonardo” afferma l’ingegner Maurizio Seracini ci consentira’ di individuare proprio le eventuali tracce dei pigmenti usati dall’artista. I ricercatori dell’Opificio delle Pietre Dure (prestigiosa istituzione scientifica fiorentina già celebre per numerosi restauri) si sono assunti il difficile compito di scoprire la tecnica pittorica usata da Leonardo per realizzare l’opera scomparsa.
Questa ricerca dovrebbe rafforzare le convinzioni scaturite dopo il recente ritrovamento di documenti di spesa relativi a lavori di muratura eseguiti sulla parete est nel novembre 1504 da parte del Prof. Rab Hatfield della Syracuse University, che hanno ulteriormente alimentato la speranza che “La lotta per lo stendardo”, ovvero la scena della “Battaglia di Anghiari” portata a compimento da Leonardo, possa trovarsi davvero dietro la muratura eretta dal Vasari durante il rifacimento strutturale del 1563. Un’altra ricerca di tipo storico-documentale commissionata dal Comitato Scientifico riguarderà proprio l’incarico che la Repubblica fiorentina affidò a Leonardo da Vinci nell’arco di tempo che va dal 1503 al 1563.

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